Rapporto Oasi 2019, reggono i conti del Ssn

La spesa nel 2018 è stata di 119 miliardi di euro e il Servizio sanitario nazionale regge. Cresce, seppur di poco, l'occupazione tra i medici. I dati del consueto rapporto del Cergas Sda Bocconi di Milano

Reggono i conti del Ssn nel 2018, almeno stando ai numeri presentati il 29 novembre nel Rapporto Oasi 2019 del Cergas Sda Bocconi di Milano. Nell’aula magna dell’Università meneghina gli studiosi che hanno curato l’analisi sullo stato di salute del Servizio sanitario nazionale confermano la stabilità, tuttavia rimangono ancora forti incertezze e difficoltà sul fronte dei finanziamenti.

I numeri

La spesa nel 2018 è stata di 119 miliardi di euro e solo 149 milioni di disavanzo. La copertura sulla spesa sanitaria allo stato attuale è superiore al 70%, ma stando agli esperti, è destinata a diminuire. La spesa pro-capite è di 1900 euro ossia l’80% di quella inglese, il 66% di quella francese e il 55% di quella tedesca. I bisogni crescono sempre di più considerando che la natalità è molto ridotta e sta aumentando l’aspettativa di vita (83 anni). Il rischio, infatti, è proprio questo. Gli esperti segnalano che a lungo andare il Ssn non riuscirà più a sostenere tutte le necessità di una popolazione che invecchia sempre di più e che, di conseguenza, richiede assistenza sanitaria specifica soprattutto in virtù della cronicizzazione continua di molte patologie.

La sanità privata

Se il Ssn non riesce a coprire la crescita dell’inflazione, il settore pubblico segna un +16%. L’out of pocket rimane la voce più importante con una spesa di oltre 35 miliardi di euro. Crescono anche le assicurazioni, anzi sono cresciute. Dal 2012 al 2018 la spesa intermediata è cresciuta del 31%.

L’occupazione

Ci sono anche più medici nel settore pubblico. Sono almeno 380 le unità in più, ma permane comunque un gap di genere ancora molto evidente. Lo studio evidenzia che le donne sono solo il 44% dei professionisti e solo il 16% dirigono reparti o unità operative. Per noi parlare poi dei ruoli manageriali: in questo campo le donne sono solo il 26% dei Dg idonei e il 17% di quelli in carica. Anche dal punto di vista dei settori di competenza ci sono delle differenze. Le donne sono quali il 70% dei direttori di farmacia ospedaliera, circa il 20% di direttori in ambito ospedaliero e pochissime (sotto il 10%) in ambito chirurgico, ortopedia e cardiochirurgia.

I nuovi barbari

Nonostante le conferme sulla sostenibilità dell’impalcatura pubblica dell’assistenza universalistica nostrana, le ombre del sottofinanziamento è sempre in agguato. Anzi, sono proprio questi timori, come certificato dallo studio di quest’anno, ad aprire la strada ai privati. A giugno 2019 si era espresso in questo modo Giovanni Gorgoni, Direttore generale di Aress Puglia, durante la presentazione di alcuni dati estrapolati dal Rapporto Oasi 2018. Gorgoni aveva definito i nuovi soggetti extrahealthcare come Google o Amazon i “nuovi barbari”, che in virtù di questa spinta privatistica sempre più serrata, potrebbero (anzi lo stanno facendo già) accaparrarsi grosse fette di mercato sottraendole non solo ad altri privati, ma anche al pubblico. Un termine non per forza dispregiativo, ma che fornisce un’idea chiara di come si sta trasformando il settore salute, soprattutto in Italia.