Controlli veterinari ufficiali, le nuove regole Ue spaventano i produttori

Da fine anno entra in vigore la normativa 2017/625. I Paesi dell’Unione avranno un anno di tempo per allinearsi. In Italia il processo è già partito: a preoccupare sono i costi da sostenere per i produttori e la scelta degli organi di controllo. Dal numero 3 del magazine Animal Health

malattie animali

Il prossimo 14 dicembre entrerà in vigore la normativa comunitaria sui controlli veterinari ufficiali (regolamento 2017/625). La legge di delegazione europea ha l’obiettivo di uniformare il quadro dei vari regolamenti dei paesi dell’Unione per quanto riguarda i controlli su alimenti, mangimi, salute e benessere degli animali, salute delle piante e sui prodotti fitosanitari. Da quella data tutti gli Stati membri avranno un anno di tempo per adeguarsi alla normativa vigente. In Italia la macchina burocratica si è già messa in moto, tanto che lo scorso 10 ottobre il Parlamento ha definitivamente approvato la legge di delegazione europea che dà ai ministeri degli Affari europei e della Salute 12 mesi di tempo per emanare i decreti di adeguamento nazionale.

“Il nuovo regolamento è abbastanza in linea con quello vecchio (782 del 2004 entrato in vigore nel 2006, n.d.r.)”, spiega Bartolomeo Griglio, vice presidente dell’Associazione nazionale medici veterinari. “L’obiettivo del regolamento riguarda innanzitutto la capacità di assicurare da parte dei produttori il più alto livello di sicurezza degli alimenti nel processo che va ‘dal campo alla tavola’, ma anche fornire al consumatore finale tutte le informazioni necessarie per poter effettuare acquisti consapevoli”.

Le novità

La legge di delegazione europea, di fatto, interpreta in modo ancora più completo proprio il processo che va “dal campo alla tavola”, includendo nel sistema dei controlli ufficiali tutta una serie di materie che nel regolamento precedente mancavano. Più in dettaglio la normativa europea definisce ulteriormente i contorni della gestione dei controlli in diversi ambiti: dalla denominazione dell’origine dei prodotti (fino a oggi in Italia i controlli non erano ufficiali), al settore biologico, passando per gli Ogm, fino ad arrivare ai fitosanitari. Tutti questi ambiti, grazie all’intervento europeo, vengono inseriti in un contesto comune e condiviso.

Le criticità

Analizzando i termini del nuovo regolamento sono però emerse alcune criticità importanti. Le più significative riguardano da una parte la gestione dei costi dei controlli, dall’altra l’identificazione degli organi che devono svolgere in concreto tali controlli. Sul primo versante la visione europea non lascia spazio a interpretazioni: viene chiesto ai Paesi membri di recuperare il 100% dei costi sostenuti con i controlli ufficiali. E tali costi dovrebbero essere interamente coperti dai produttori. Tutto ciò potrebbe portare gli attori in gioco a percorre forzatamente la strada, rischiosa, che conduce all’abbattimento dei costi per realizzare i controlli.

“Fare i controlli ha un costo per l’amministrazione pubblica – sottolinea Griglio – e questi costi secondo l’Unione europea devono essere sostenuti interamente dai produttori. In buona sostanza il servizio viene erogato dall’ente pubblico, il quale poi riscuote i diritti sanitari dagli operatori del settore alimentare. E, quindi, se io faccio pagare al mio produttore il 100% dei costi è auspicabile aspettarsi che egli farà il possibile per fare in modo che tali costi si abbassino, generando una corsa al ribasso preoccupante, con conseguente calo della qualità dei controlli. In Italia al momento i costi variano da regione a regione e sono piuttosto preoccupanti. In generale si recupera il 10-15% di quello che si è speso. Se la tendenza sarà questa è ipotizzabile che le associazioni di categoria si muoveranno per abbattere tali costi”.

Il veterinario aziendale

Una soluzione ipotizzabile, per quanto riguarda la questione delle spese a carico dei produttori, potrebbe essere ricorrere al cosiddetto veterinario aziendale. Il programma è stato lanciato qualche tempo fa dall’Anmvi e supportato anche dal ministero della Salute tramite la realizzazione del portale Classyfarm. Si tratta di una soluzione che garantirebbe un controllo competente a carico dall’allevatore, il quale produrrebbe una documentazione autocertificata, evitando così controlli sistematici e risparmiando quindi sui costi corrispondenti a questa attività.

Il portale Classyfarm

Nato su iniziativa del ministero della Salute, per far fronte alle sfide sempre più complesse che attendono il settore della sanità e il comparto agro-alimentare, ClassyFarm è un sistema integrato finalizzato alla categorizzazione dell’allevamento in base al rischio. È una innovazione, come si legge sul sito che ospita il portale, che consente di facilitare e migliorare la collaborazione e il dialogo tra gli allevatori e l’autorità competente per elevare il livello di sicurezza e qualità dei prodotti della filiera agroalimentare.

Si tratta di uno strumento a disposizione di medici veterinari ufficiali, medici veterinari aziendali e allevatori in grado di monitorare, analizzare e indirizzare gli interventi in allevamento per conformarsi e recepire a pieno l’impostazione della normativa europea. Serve inoltre a rafforzare la prevenzione delle malattie animali e la lotta all’antimicrobico resistenza, oltre che a rendere più efficiente il controllo ufficiale da parte delle autorità competenti, ma nello stesso tempo offre agli allevatori le condizioni per migliorarsi. Nel dettaglio, la piattaforma elabora i dati raccolti dall’autorità durante lo svolgimento dei controlli ufficiali, quelli messi a disposizione da sistemi già in uso e quelli dell’autocontrollo resi disponibili dall’operatore (su base volontaria) e inseriti a sistema dal veterinario aziendale.

Gli organi di controllo

L’adattamento del regolamento italiano 782/2004 a quello europeo 2017/625 pone poi la questione dell’individuazione degli organi incaricati di svolgere i controlli ufficiali. Mentre in precedenza c’era un un’unica autorità competente, adesso gli Stati membri possono definire, in relazione ai diversi casi, tutte le autorità necessarie a coprire gli ambiti di intervento. In quest’ottica, un’ulteriore incognita deriva dal fatto che l’Italia fino a oggi ha lasciato spazio allo svolgimento del controllo ufficiale a tutti gli organi che hanno la qualifica di polizia giudiziaria.

“Se ci sono 5/6 organi di controllo che si aggiungono a quelli delle Asl e del ministero dell’Agricoltura – continua Griglio – e che hanno programmi propri di intervento, bisognerà capire in che modo questi costi verranno conteggiati e se verranno inseriti all’interno della categoria dei costi di controlli ufficiali oppure no. Senza considerare che non sempre queste figure hanno le competenze necessarie per svolgere tale tipologia di controlli”.

Un quadro complesso

Per contestualizzare, la materia dei controlli ufficiali è disciplinata dall’articolo 12 della Legge dei delegazione europea. Il Senato italiano ha in alcune parti modificato i principi di attuazione della delega. Come riporta una nota del sito dell’Anmvi, ferma restando la competenza del ministero della Salute quale autorità unica di coordinamento e di contatto, il Mipaaft (ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e del turismo) viene individuato quale autorità competente riguardo ai propri ambiti di competenza nazionale, con particolare riferimento al settore dei controlli effettuati dalle proprie strutture.

Sempre il Mipaaft, peraltro, fungerà da organo di collegamento per lo scambio di comunicazioni tra le autorità competenti degli Stati membri nei settori di sua competenza. “Siamo di fronte a un quadro complesso che può avere diverse soluzioni”, conclude Griglio. “Sia il ministero della Salute che le regioni stanno lavorando alla realizzazione di due decreti legislativi. Mentre a un altro decreto sta lavorando il ministero dell’Agricoltura. L’auspicio che facciamo come Anmvi è che questi decreti siano ben coordinati e consentano di non buttare tutto il lavoro svolto in questi anni. Stiamo alla finestra per vedere che cosa succede”. C’è tempo fino al 14 dicembre 2020 per scoprirlo.

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