Sul prezzo dei farmaci “buchiamo” volentieri

Una riflessione sulle fonti, sugli strumenti del giornalista per fare il suo lavoro e le valutazioni da fare tutti i giorni davanti a una (potenziale) notizia. Dall'editoriale del numero 174 del magazine

In gergo giornalistico si definisce “buco” la notizia sottovalutata o comunque sfuggita all’attenzione dei redattori e quindi non pubblicata. L’onta che ne consegue – soprattutto se altre testate rimandano la medesima informazione con opportuna enfasi – è vissuta male da giornali e giornalisti, tanto che in molti casi si preferisce sorvolare, quando non occultare la faccenda, per non incorrere nelle ire dei piani alti e/o nel dileggio dei concorrenti.

Il caso Medicine Price Index 2019

Anche se con l’avvento del web il concetto di “buco” è molto cambiato (si fa sempre in tempo a correre ai ripari ed è difficile stabilire chi è arrivato prima sul fatto), la coscienza e l’amor proprio di chi fa questo mestiere ne restano comunque scossi. Tutto questo preambolo serve a dire che un bel buco – molto intenzionalmente – lo abbiamo “preso” anche noi sul quotidiano online, allorché nelle scorse settimane non abbiamo riferito né del Medicine Price Index 2019, né delle reazioni da questo suscitate in Italia, né del relativo studio condotto da una società inglese specializzata in digital health, con particolare riferimento alla medicina estetica. Apparentemente la notizia era succosa. Secondo tale indagine il prezzo dei farmaci branded in Italia sarebbe più alto del 55% rispetto alla media rintracciata in 50 paesi del mondo, mentre quello dei generici addirittura dell’830%. Circostanze queste che collocherebbero il nostro Paese – sempre secondo lo studio – al quarto posto nel mondo tra gli Stati che pagano più i farmaci.

Le reazioni al report

Inutile dire che poche ore dopo sia Farmindustria che (soprattutto) Assogenerici hanno demolito l’indagine con una sfilza di motivazioni, tutte reperibili in rete, costringendo la società promotrice a una tardiva (e assai parziale, in verità) spiegazione metodologica affidata a “Quotidiano Sanità”, che pure aveva riportato le posizioni in campo.

“Buco”? No, scelta

Per le stesse ragioni poi addotte dalle organizzazioni industriali e anche qualcuna in più (nessuna indicazione del nome dell’autore, nessuna pubblicazione su riviste specializzate, nessun chiarimento sul motivo dei farmaci prescelti, né sul loro dosaggio, nessuna considerazione sui criteri di cambio, sul peso dei farmaci stessi e sul potere di acquisto nei singoli Paesi etc.), unite alla innata diffidenza verso una fonte sconosciuta e al forte sospetto di regalare pubblicità, AboutPharma ha deliberatamente scelto di non pubblicare, pur convenendo sull’importanza del dibattito e intuendo lo strascico polemico che ne sarebbe conseguito (ebbene sì, quello fa sempre e comunque gola a chi scrive). Una scelta, dunque, non un “buco”, fatta nel rispetto dei lettori, di un tema caldissimo – il prezzo dei medicinali, nostro pane se non quotidiano sicuramente periodico – e pure di noi stessi. Una scelta fatta, tuttavia, non prima di aver consultato chi ne sa di più e che considera la farmacoeconomia una cosa seria. Perché tale è. Su questo nessun dubbio.