Ricetta elettronica veterinaria: luci e ombre sui primi otto mesi

L’associazione dei grossisti Ascofarve ha riunito a Roma istituzioni, professionisti e imprese per fare un bilancio sulla Rev e sulla tracciabilità digitale nella filiera

ricetta elettronica veterinaria

La ricetta elettronica veterinaria (Rev) continua a dividere. Obbligatoria da aprile di quest’anno, ha superato diverse criticità della prima fase, ma non è riuscita ancora a mettere d’accordo tutti i protagonisti del settore: istituzioni, veterinari, farmacisti, produttori e distributori. È emerso con chiarezza dall’evento organizzato il 10 dicembre al Senato da Ascofarve, su iniziativa della senatrice Maria Rizzotti, per fare il bilancio sui primi otto mesi di Rev e sul sistema di tracciabilità digitale.

Le istituzioni

I dati sulla ricetta elettronica sono stati presentati da Marco Secone, IT manager dell’Istituto zooprofilattico di Abruzzo e Molise, e sono in linea (anche se più aggiornati) con quelli pubblicati sul numero di novembre di AboutPharma Animal Health. Ad arricchire il bilancio sull’operatività della Rev e della tracciabilità digitale sono stati ben tre interventi del ministero della Salute: quelli di Salvatore Macrì e Stefania Dalfrà (Ufficio 4, Direzione generale sanità animale e farmaci veterinari) e Claudia Biffoli (Direttore ufficio 4, Direzione generale sistemi informativi).

Numeri da chiarire

Poi spazio al mondo delle professioni. Per i farmacisti Andrea Mandelli (deputato e presidente Fofi) e Marco Cossolo, presidente di Federfarma. Per i veterinari Marco Melosi, presidente dell’Anvmi, e Carla Bernasconi, vicepresidente Fnovi. Ad accendere il dibattito è uno dei dati presentati dal ministero (e anticipati a novembre da AboutPharma Animal Health), quello relativo allo scarto tra ricette “emesse” e ricette “fornite”: circa un milione di prescrizioni rimaste inevase.

“Il 16 aprile del 2019 – ha ricordato Roberto Rebasti, presidente di Ascofarve – è una data storica perché ha portato un grande cambiamento nel nostro settore fondamentale per la salute sia animale che umana”, ma le perplessità sui numeri restano: “O gli animali non s’ammalano più, oppure sono state trovati canali alternativi, non tracciati”, dice con ironia Rebasti.

Su questo punto, botta e risposta tra veterinari e farmacisti. “Mancano un milione di ricette. Le ragioni sicuramente sono diverse, ma alcuni farmacisti continuano a consegnare il farmaco veterinario senza ricetta elettronica”, ha detto Melosi. A nome dei farmacisti, Cossolo ha replicato: “Dubito che sia così. Sosteniamo insieme una proposta di legge che obblighi il veterinario a ‘chiudere’ la tracciabilità sia con la dispensazione in farmacia che in studio ambulatoriale. Così sapremo dove sono finite le ricette”.

La filiera

Fra gli elementi principali del dibattito anche il calo di vendite, soprattutto in farmacia, che sembra correlato all’avvio della digitalizzazione delle prescrizioni. Forte preoccupazione è stata espressa a questo proposito da Roberto Cavazzoni, direttore generale di Aisa (l’associazione delle imprese produttrici). Su ricetta elettronica, opportunità e “buchi” del sistema di tracciabilità si sono confrontati anche Sara Galletti (vicepresidente Assalzoo), Pierluigi Petrone (presidente Assoram) e Antonello Mirone (presidente di Federfarma Servizi). Tutti i relatori hanno condiviso, fra tante priorità citate, la preoccupazione per le vendite illecite online di farmaci veterinari. Non è un caso se, in platea, c’era il Comando dei carabinieri per la tutela della Salute (Nas), rappresentato dal capitano Camilla Piamonte.