Infezioni alimentari, nel 2018 1 su 3 in Europa è dovuto alla salmonella

Il dato emerge dal report annuale dell'Efsa e del Centro europeo per la prevenzione (Ecdc) sui trend delle zoonosi e delle patologie alimentari. A preoccupare è anche l'infezione dovuta dalla cosiddetta febbre West Nile che ha segnato il più alto tasso di crescita nel 2018. Rispetto al 2017 ci sono stati casi sette volte maggiori

Nel 2018 nell’Ue, su tre infezioni alimentari, una è imputabile al batterio della salmonella. Il dato emerge dal report annuale dell’Efsa e del Centro europeo per la prevenzione (Ecdc) sui trend delle zoonosi e delle patologie alimentari.

I casi

I Paesi membri hanno segnalato oltre cinquemila casi e oltre 48 mila persone affette (in vario modo) dal batterio. Gli Stati più colpiti sono stati Slovacchia, Polonia e Spagna con un 67% di incidenza e 1.500 casi accertati. La maggior parte dell’infezione deriva principalmente dal consumo di uova. “I dati dimostrano che c’è ancora da fare per le campagne di informazione e prevenzione ai cittadini, migliorando le misure di igiene e della preparazione dei cibi”, ha detto il capo scientifico di Efsa Marta Hugas.

La patologia

La salmonella è l’agente batterico più comunemente isolato in caso di infezioni trasmesse da alimenti, sia sporadiche che epidemiche. È stata segnalata per la prima volta nel 1886, in un caso di peste suina, dal medico americano Daniel Elmer Salmon. La salmonella è presente in natura con più di duemila varianti (i cosiddetti sierotipi) ma i ceppi più frequentemente diffusi nell’uomo e nelle specie animali, in particolare in quelle allevate per la catena alimentare, sono S. enteritidis e S. typhimurium. Le infezioni provocate da salmonella si distinguono in forme tifoidee (S. typhi e S. paratyphi, responsabili della febbre tifoide e delle febbri enteriche in genere), in cui l’uomo rappresenta l’unico serbatoio del microrganismo, e forme non tifoidee, causate dalle cosiddette salmonelle minori (come S. typhimurium e la S. enteritidis), responsabili di forme cliniche a prevalente manifestazione gastroenterica.

Cresce però l’infezione da West Nile

A preoccupare è anche l’infezione dovuta dalla cosiddetta febbre West Nile che ha segnato il più alto tasso di crescita nel 2018. Rispetto al 2017 ci sono stati casi sette volte maggiori. Oltre 1600 contro 212. Un numero che supera, tra l’altro, tutti i casi individuati dal 2011 al 2017. “La ragione del picco non è del tutto chiara”, ammette Mike Catchpole dell’Ecdc. “Fattori come temperatura, umidità e piogge hanno sicuramente giocato a favore della riproduzione delle zanzare portatrici della malattia. Non sappiamo come evolverà la situazione, ma sappiamo che la patologia è diffusa un po’ ovunque nell’Ue. In Italia sono stati segnalati 610 casi, in Grecia 315 e in Romania 277. I primi casi sono stati segnalati in Repubblica Ceca e Slovacchia dal 2013.

In Italia occhio agli equini

Nel nostro Paese, certifica l’Efsa, è stato certificato un aumento dell’incidenza della patologia nei cavalli. Soprattutto negli ultimi anni.