Accordo Governo-Regioni: via libera al nuovo Patto per la salute

Via libera dalla Conferenza Stato-Regioni. Speranza: "Ora è più forte il nostro Ssn". Bonaccini: "Un rilancio della sanità pubblica". Fra i punti, governance farmaceutica e dei dispositivi medici, Hta e riordino di Aifa, Iss e Agenas

accordo governo-regioni

C’è l’accordo tra Governo e Regioni per il nuovo Patto per la salute (2019-2022). L’intesa, raggiunta oggi in Conferenza Stato-Regioni, ratifica l’accordo programmatico tra esecutivo ed enti locali, che in realtà andava rinnovato entro marzo di quest’anno (scadenza poi rinviata al 31 dicembre). Il documento è stato fino alle ultime ore al centro di un lungo braccio di ferro tra gli attori protagonisti. La più nota (e attesa) misura del Patto per la salute riguarda il finanziamento del Fondo sanitario nazionale (Fsn): arrivano 3,5 miliardi in più per il biennio 2020-2021. Il Fsn avrà quindi una dotazione di quasi 116.474.000.000 e 117.974.000.000 per il 2021. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, affida a un tweet il primo commento: “Approvato il patto per la Salute. Governo e Regioni insieme a difesa del diritto alla Salute. Ora è più forte il nostro Servizio sanitario nazionale”.

Governance farmaci e dispositivi

Concentrandoci qui sui punti che riguardano più da vicino il mondo del farmaco e dei dispositivi, il nuovo Patto si pone in continuità con le azioni avviate dall’ex ministro Giulia Grillo. “La tutela della sostenibilità del Servizio sanitario nazionale (Ssn) – ricorda il Patto – è responsabilità di tutti gli attori coinvolti nel sistema a vario titolo, pertanto si conviene sulla necessità di revisionare e ammodernare la governance della farmaceutica e dei dispositivi medici al fine di migliorare la capacità di governare l’innovazione e migliorare l’efficienza allocativa delle risorse”. Come? Sviluppando i “due documenti di governance già elaborati dai gruppi di lavoro Ministero-Regioni”.

Health technology assessment

Nel governo dell’innovazione rientra anche l’Health technology assessment. Il Patto prevede di “valutare l’opportunità di accorpare tutte le funzioni oggi frammentate tra più soggetti in unico soggetto che opera in rete con i centri regionali, a cui affidare la governance complessiva dell’intero processo di Hta in coerenza e a supporto delle attività della Commissione Lea e delle politiche di innovazione in generale”.

Aifa, Iss e Agenas

Rimandata da tanti anni, torna alla ribalta la riforma degli enti vigilati dal ministero della Salute: l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), l’Istituto superiore di sanità (Iss) e l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas). Secondo il nuovo Patto, va definita una strategia per superare la frammentazione operativa e la potenziale duplicazione di funzioni e compiti.

Garanzia dei Livelli essenziali di assistenza (Lea)

Governo e Regioni convengono sulla necessità di completare al più presto il percorso di attuazione dei “nuovi Lea”, attraverso l’approvazione del decreto che fissa le tariffe per prestazioni di assistenza specialistica ambualtoriale e assistenza protesica (che consente entrata in vigore dei relativi Nomenclatori). Preveisti un nuovo sistema di monitoraggio grazia al Nuovo sistema di garanzia (Nsg) e piani di potenziamento per superare criticità regionali. Si fa riferimento ai commissariamenti delle Regioni come “rimedio ultimo dettato da circostanze eccezionali”. Da rivedere, entro 180 giorni, le procedure di nomina dei commissari ad acta.

I punti chiave

Fra gli altri punti principali del Patto,  spesa per il personale (incremento dei tetti di spesa); carenza di medici (consentire ai medici iscritti al terzo anno di specializzazione di poter lavorare nelle nostre strutture sanitarie e prevedere fino al 2022 la possibilità per i medici che hanno compiuto i 70 anni di età di permanere in servizio); mobilita sanitaria (programmi nazionali e regionali sul fenomeno); investimenti per edilizia sanitaria e ammodernamento tecnologico; sviluppo dei servizi di prevenzione e tutela della salute; sviluppo delle reti territoriali e riordino della medicina generale; riordino della sanità integrativa e istituzioni di un tavolo di lavoro ad hoc; realizzazione di strumenti informativi e modelli previsionali a supporto della programmazione sanitaria; azioni concertate per una nuova governance della ricerca; implementare investimenti in promozione della salute e prevenzione; revisione della disciplina dei ticket e delle esenzioni; revisione del Decreto ministeriale 70/2015 (assistenza ospedaliera); strumenti di accesso partecipato e personalizzato del cittadino ai servizi sanitari.

Le Regioni: rilancio della sanità pubblica

Soddisfatto il presidente della Conferenza delle Regioni e governatore dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini: “Oggi è una giornata importante per tutti coloro che hanno davvero a cuore il futuro della sanità pubblica. Con la firma del nuovo Patto per la Salute 2019-21, infatti, finisce una stagione di tagli. A tutto ciò va aggiunto quanto previsto dalla Legge di Bilancio con un incremento, dopo i 4 miliardi già previsti per il 2019, di 2 miliardi per gli investimenti per l’edilizia sanitaria e l’aumento di 1,5 miliardi di quelli per l’ammodernamento tecnologico. Siamo di fronte ad un punto di partenza – sottolinea Bonaccini – che segna un’inversione di tendenza e che va letto in modo inequivocabile come un rilancio della sanità pubblica e del diritto alla salute definito in modo puntuale dalla Costituzione. Un risultato che dobbiamo anche all’impegno del Governo ed in particolare del ministro della Salute Roberto Speranza, del ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, e del ministro dell’Università, Lorenzo Fioramonti”. Per Bonaccini il compromesso finale sul Patto è positivo: “Grazie al lavoro portato avanti dalle istituzioni regionali nell’ultimo anno ci troviamo di fronte ad un testo che recepisce gran parte delle richieste avanzate dalla Conferenza delle Regioni”, conclude.

Speranza: “Investire nel comparto salute”

“Il Paese è più unito e vuole investire nuovamente, con tutta l’energia possibile, nel comparto salute”, afferma il ministro Speranza in una nota diffusa nel pomeriggio dal dicastero di Lungotevere Ripa. “Penso che questa sia la scelta giusta, grande unità e grande coesione tra lo Stato, il Governo e le Regioni. Proviamo ad investire con vigore: lo facciamo con 2 miliardi di euro in più quest’anno e 1,5 miliardi il prossimo. Ma – avverte il ministro –  abbiamo un obiettivo molto più ambizioso da qui alla fine della legislatura, annunciato insieme al presidente del Consiglio Conte: 10 miliardi per la sanità. Con questo Patto affrontiamo alcuni nodi fondamentali, a partire da quelli del personale, per provare a dare più forza al nostro Servizio sanitario nazionale. Oggi, si è scritta una bella pagina di dialogo tra le istituzioni e di collaborazione istituzionale e il Servizio sanitario è più forte”.

L’impegno per il settore andrà comunque rafforzato: “Dobbiamo investire e mettere ancora più risorse, favorire l’accesso di nuove energie e di capitale umano, dobbiamo investire sulla sanità digitale e sulla ricerca, che va valorizzata. Quando si parla di salute delle persone, non c’è mai un punto di arrivo, ma sempre un nuovo punto di partenza. Questa approvazione del Patto per la Salute è un fatto positivo e rilevante, ma è anch’esso un punto di partenza per costruire una sanità più in grado di rispondere alle domande dei cittadini. Abbiamo iniziato a dare risposta anche all’eccessiva mobilità sanitaria – conclude Speranza – che costringe spesso i cittadini del Sud a recarsi nelle regioni del Nord. Investiremo il più possibile per rafforzare i presidi sanitari e i nostri ospedali nel Mezzogiorno”.

IL PATTO IN SINTESI