Aisf, Simit e Epac onlus, troppi dubbi su equivalenza terapeutica per due antiepatite

La Regione Veneto ha chiesto all'Aifa di equiparare sofosbuvir/velpatasvir e glecaprevir/pibrentasvir, ma in molti hanno storto il naso. Tre associazioni vedono l'operazione finalizzata a una riduzione dei costi senza che vi siano basi scientifiche a supporto

Troppi dubbi sull’equivalenza terapeutica per due antiepatite sofosbuvir/velpatasvir e glecaprevir/pibrentasvir. Forti critiche, infatti, si sollevano da parte Aisf (Associazione italiana per lo studio del fegato), Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali) EpaC onlus, riunite sotto l’acronimo Ace sul parere del Cts di Aifa pubblicato lo scorso 16 dicembre.

Il caso

Come previsto dalla Determinazione Aifa 818/2018, è stato pubblicato lo scorso 16 dicembre il parere positivo della Commissione tecnico-scientifica adottato dal Direttore generale dell’Aifa in merito alla richiesta di valutazione di equivalenza terapeutica, avanzata dalla Regione Veneto, per i medicinali sofosbuvir/velpatasvir e glecaprevir/pibrentasvir. Sul fatto le tre associazioni hanno espresso molte riserve. “Negli ultimi anni, la disponibilità dei nuovi farmaci DAAs – Antivirali ad azione diretta ha reso possibile l’eliminazione del virus Hcv in oltre 200 mila pazienti, grazie cicli terapeutici di poche settimane, con effetti collaterali minimi o assenti, efficaci nel 98% dei casi. Va ricordato – scrivono in un comunicato congiunto i tre enti – che un tasso di efficacia terapeutica così elevato è stato garantito dalla possibilità di lasciare liberi i medici specialisti autorizzati a prescrivere le combinazioni farmacologiche disponibili secondo scienza e coscienza e in ragione delle caratteristiche del paziente. Una libertà di scelta fortemente limitata dalla recente delibera di Aifa”.

Richiesta di sospensione

Alla luce di queste possibili conseguenze, i tre componenti di Ace chiedono di sospendere il provvedimento sulla equivalenza terapeutica e ascoltare le motivazioni delle Associazioni scientifiche e di pazienti. Per l’occasione è stato richiesto anche un incontro con il ministro della Salute Roberto Speranza per esporre, tra l’altro, le possibili ricadute negative socio-sanitarie che derivano dall’uscita dei farmaci anti Hcv dal fondo dedicato ai medicinali innovativi (della durata di 36 mesi, in scadenza). Secondo le tre associazioni, in sostanza, giudizio di equivalenza terapeutica, su combinazioni di farmaci di composizione diversa, principi attivi e target virali diversi, mai confrontati testa a testa in studi randomizzati controllati andrebbe contro ogni logica scientifica e potrebbe riflettersi in una seria limitazione nelle scelte dei medici”.