E il Venture capital tiene alta l’attenzione sulla digital health

L’ultimo report di CB Insights ricapitola i principali investimenti fatti nel 2019 e i deal che hanno animato il settore. Stati Uniti e Cina dominano nel mondo. In Europa occhi puntati su microbioma, women health, cannabis terapeutica e ricreativa, intelligenza artificiale, virtual primary care, logistica del farmaco e digital therapeutics. Dal numero 174 del magazine

Secondo l’ultimo report globale di CB Insights sulle attività di investimento in ambito scienze della vita, il settore della digital health concentra più di un terzo delle attività di venture capital con un andamento sostanzialmente stabile negli ultimi quattro anni.

Digital health: territorio prediletto degli investitori nell’healthcare

Dal primo trimestre 2016 gli investimenti globali di venture capitalist sul settore healthcare sono passati dai circa 8,6 miliardi di dollari ai 12,5 miliardi a trimestre per un totale stimato a fine 2019 che supererà probabilmente i cinquanta miliardi annui. Una bella fetta di questi investimenti (31% nel terzo trimestre 2019) sono concentrati sul digitale, per un totale di circa 13,2 miliardi di dollari negli ultimi dodici mesi. In ambito tecnologico spiccano i deal su intelligenza artificiale, quasi 4 miliardi di dollari nell’ultimo anno mobile e sulle soluzioni di ‘virtual primary care’, le piattaforme che supportano l’accesso remoto ai servizi sanitari, per quasi un miliardo di dollari. Completano il quadro il settore delle start up che rinnovano la distribuzione farmaceutica (quasi due miliardi) incluse le soluzioni innovative dal punto di vista tecnologico e le digital therapeutics (600 milioni circa); anche una parte degli investimenti sul settore Women health si concentra su strumenti digitali incentrati su fertilità e gravidanza. Nel settore digital health gli investimenti in fase seed tornano a sfiorare il 50% nell’ultimo trimestre coperto dall’analisi dopo un 2018 in cui erano cresciuti i deal nei round successivi (A e B). Il ruolo dell’Europa è comunque ancora modesto alle spalle di Stati Uniti e Asia e subisce una flessione significativa nell’ultimo periodo. Il numero di operazioni nell’ultimo trimestre non arriva a cinquanta, meno di un terzo rispetto agli Stati Uniti (188) e inferiore all’Asia (77) che pure è in declino soprattutto per il rallentamento delle attività in Cina dimezzate rispetto al 2018.

La situazione in Europa

Considerando le attività di medio periodo in Europa, da gennaio 2016 il Regno Unito è in prima posizione con 247 operazioni concluse seguito a distanza da Francia e Germania che superano di poco il centinaio. L’Italia non compare nella classifica non avendo raggiunto i venti deal in più di quattro anni. Tenendo conto del valore medio degli accordi, solo un numero limitato supera i 100 milioni di dollari, mediamente 3-5 per trimestre. Sono stati però sei i megaround da luglio a settembre 2019 fra cui due sugli ‘unicorni’ inglesi: BenevolentAI e babylon. Le soluzioni basate su tecnologie innovative digitali si impongono in tutti i settori segnalati da CB Insights come principali traini di investimento di venture capitalist (Vc) nel segmento salute: microbioma, women health, cannabis terapeutica e ricreativa, intelligenza artificiale, virtual primary care, logistica del farmaco e digital therapeutics. In questo gli investimenti Vc seguono un trend generale per cui la tecnologia da strumento di supporto al business è diventata, ormai da alcuni anni, il cuore di ogni attività imprenditoriale. Il settore tecnologico occupa le prime cinque posizioni a livello globale fra le compagnie quotate; nel 2006 solo Microsoft era presente in quarta posizione. Nel settore healthcare le big pharma iniziano a considerarsi ormatech company dedicate alle scienze della vita. L’adoption rate delle tecnologie digitali ha un passo esponenziale in tutti gli ambiti incluso quello sanitario e le conseguenze sui modelli di business tradizionali sono spesso disruptive. La tecnologia ha costi sempre più bassi, come mostra il trend di investimenti necessari a lanciare una start up che sono passati secondo gli analisti di CB Insights dai milioni di dollari dei primi anni duemila alle poche migliaia di oggi. Questo rende possibile elaborare e testare nuovi modelli di business, servizi e prodotti sfidando gli approcci tradizionali con rischi modesti.

I mega round del III trimestre 2019 nel settore Digital health

Nella seconda parte del 2019 si sono già conclusi diversi deal di valore significativo. Da gennaio a settembre sei operazioni hanno superato i 100 milioni di dollari, due coinvolgono aziende nel mondo della genetica/genomica. A settembre Ginko Bioworks ottiene un round da 290 milioni, il secondo per valore nel trimestre. La società fondata da scienziati del Mit nel 2009 utilizza l’ingegneria genetica per creare batteri a fini di applicaziocon un valutazione superiore ai quattro miliardi di dollari. A luglio Freenome raccoglie 160 milioni (quarto in graduatoria) da una cordata di investitori che comprende, fra gli altri, Google Venture, Roche Venture e Verily Lifescience. Freenome applica l’intelligenza artificiale alla genomica per migliorare la diagnosi e la terapia oncologica. Il primo posto è però di babylon con un round di 550 milioni chiuso in agosto. La compagnia inglese offre servizi di consultazione in digitale attraverso visite video o in chat abilitate da una app dedicata. La sua valutazione ha raggiunto i due miliardi di dollari. Il terzo deal per valori è nel settore della logistica per un totale di 200 milioni raccolti da Capsule, un servizio on line che consente ai medici statunitensi di prescrivere on line coordinando le consegne ai pazienti e le procedure di rimborso.

Bigtech all’attacco anche nel 2019

I grandi protagonisti della tecnologia hanno ben compreso l’enorme opportunità di rivoluzionare il settore della salute. I sistemi sanitari presentano ancora importanti inefficienze. Negli Stati Uniti, ad esempio, si stima un 25% di costi evitabili su un totale di spesa che rappresenta il 19% del Pil. Queste costose inefficienze e la domanda crescente per una assistenza migliore e più vicina ai bisogni dei pazienti rendono il settore un obiettivo maturo per le principali aziende tecnologiche a livello globale. Negli ultimi due anni, negli Stati Uniti, gli investitori hanno versato miliardi di dollari nelle startup sanitarie digitali con un aumento a doppia cifra anno su anno. Recentemente i round più importanti sono andati ad aziende che innovano i modelli di assicurazione sanitaria (Clover Health ha ottenuto una serie E da 500 milioni di dollari), la genomica (Ginkgo Bioworks ha raccolto una serie E da 290 milioni di dollari e raggiunge una valutazione di 4,2 miliardi di dollari), e la distribuzione farmaceutica al consumatore (Capsule ha ricevuto una serie C da 200 milioni di dollari). Nel 2019, da gennaio a settembre, le principali aziende tecnologiche hanno investito in 38 iniziative digitali, sulla buona strada per raggiungere livelli record del 2018 (49 aziende).

Il 70% di queste operazioni si deve a Google, Microsoft e Tencent, una società cinese che offre servizi di intrattenimento, internet e telefoni cellulari. La seconda economia mondiale, infatti, sta investendo moltissimo sui servizi sanitari e con il piano Healthy China 2030 rivoluzionerà l’assistenza anche attraverso tecnologie digitali e di remote care. Benchè le tre corporation concentrino gran parte delle attività le loro scelte strategiche e le modalità con cui scommettono su queste tecnologie sono abbastanza diverse. Google è oggi il principale protagonista degli investimenti nella sanità digitale dove opera soprattutto attraverso le sue società di corporate funding. Ha concluso quasi 100 accordi (93 per l’esattezza) verso 53 società diverse. L’attenzione si concentra sulla genomica, la ricerca clinica e i servizi assicurativi rispettivamente con diciotto, quindici e dodici compagnie acquisite. Attraverso queste società vengono ingaggiare i pazienti con modalità nuove e acquisire così vantaggi competitivi verso i player ‘storici’ del settore. Le attività di Microsoft, invece, sono generate principalmente attraverso gli acceleratori ed i programmi di ‘incubatori’ della compagnia da cui sono sorte 35 digital start up che ora raccolgono nuovi importanti round di investimento anche da fonti esterne.

La società di Vc legata a Microsoft invece si concentra solitamente sul funding in fase più avanzata. Fra le più interessanti Livongo Health una piattaforma o meglio un ecosistema di strumenti per gestire le cronicità che integra informazione, medical device e supporto medico da remoto. Microsoft si concentra quindi sulle tecnologie di data management e analitica avanzata per migliorare sia la gestione clinica del singolo paziente sia l’efficienza delle strutture sanitarie. Tencent Holdings, al terzo posto in graduatoria, ha completato 52 finanziamenti su ben quaranta compagnie in fase di lancio. La gran parte delle operazioni ovviamente si è finalizzata in territorio cinese ma Tencent non disdegna il respiro internazionale e ha concluso diciotto operazioni anche negli Stati Uniti. Gli investimenti più importanti per valore si sono concentrati nell’area della ricerca clinica e degli strumenti analitici, d’altra parte la compagnia possiede una piattaforma chat che conta più di un miliardo di utenti attivi e che offre una base immensa di ingaggio pazienti. Nella graduatoria delle top ten fanno parte anche Intel, Samsung, Alibaba, Amazon e Comcast. Non è presente Apple che persegue una strategia mirata e selettiva verso le società di personal health data management e che ha comunque concluso tre acquisizioni in questa area gettando le fondamenta delle sue soluzioni di ‘Health records’. Uno sguardo alla timeline degli investimenti di queste Bigtech a partire dal 2010 a oggi evidenzia l’accelerazione in tutti i settori negli ultimi tre anni. Il 2018 ha visto un picco di attività da parte dei player tecnologici e nel 2019 la star è stato il settore data management e analytics seguito dalle nuove soluzioni di imaging che applicano la intelligenza artificiale. Nel medio periodo (2012-2019) le operazioni di funding si sono concentrate su data management, benessere e genomica. Quest’ultima strappa il secondo posto se si considera il numero di deal.

Il ruolo delle “Pharmaco”

Le aziende farmaceutiche tradizionali si muovono sempre più spesso con investimenti Vc e con partnership su imprese della sanità digitale, intelligenza artificiale e tecnologia in generale. Nel 2019 si sono succeduti annunci di acquisizioni e collaborazioni. A luglio Roche Venture partecipa alla cordata del round da 160 milioni per Freenome, a settembre Lundbeck fa lo stesso su BenevolentAI. Servier e Pfizer scommettono sull’intelligenza artificiale per ottimizzare le fasi di discovery delle piccole molecole annunciando partnership rispettivamente con Iktos e Concerto. La stessa strada viene percorsa da molte altre Bigpharma come Janssen, Merck KGaA e Novartis che sempre più spesso si definiscono come data & tech company per le scienze della vita. Queste operazioni e le analisi di CB Insights, tuttavia, sembrano definire ancora una iniezione di tecnologia dall’esterno piuttosto che una trasformazione organica. I profili tecnologici ricercati dalla aziende farmaceutiche non superano il 5% del totale (con un record per Novartis al 10%); la media delle compagnie assicurative sanitarie è del 17% mentre in ambito finanziario (Goldman Sachs) i profili tech ricercati sono quasi la metà. I matrimoni dell’anno fra Bigpharma e Bigtech con Novartis e Microsoft e Sanofi con Google pongono il quesito se la tecnologia capirà le scienze della vita prima che queste dominino la tecnologia. È aperta la sfida per chi riuscirà veramente a disegnare un nuovo ecosistema sostenibile, diffuso e a beneficio del paziente.