Sull’agenda di Speranza più risorse e spesa sanitaria da ripensare

"Il 2020 deve essere l'anno delle svolta", dice il ministro della Salute, indicando due priorità: chiudere definitivamente la stagione del definanziamento e superare una programmazione della spesa (anche farmaceutica) fondata su tetti e silos

agenda di speranza

“Il 2020 dev’essere uno anno di svolta. Dobbiamo chiudere definitivamente la stagione del definanziamento, e con la legge di Bilancio abbiamo dato un primo segnale. Ma oltre alle risorse servono buone idee per riformare il Servizio sanitario nazionale”. Così il ministro della Salute, Roberto Speranza, intervenendo a Roma alla presentazione del libro “Il Ssn guarda al futuro” del direttore della Programmazione sanitaria del ministero, Andrea Urbani.

Fermare il definanziamento

“Al nostro Paese spesso viene detto: come fate a ottenere outcome di salute tanto positivi spendendo così poco? Questa – continua Speranza – non può essere una scusa per continuare a disinvestire sul Ssn. Dobbiamo chiudere definitivamente la stagione dei tagli, con una svolta radicale che è anche culturale: se è vero che la salute è un diritto fondamentale e che i soldi messi sul comparto salute non solo solo spesa pubblica, allora dobbiamo ricominciare a investire. Le risorse – sottolinea il ministro – sono la condizione di partenza, senza risorse non possiamo proiettare il Ssn nel futuro, ma le risorse sono solo un pezzo del problema. Oggi occorre una riformare il Ssn”.

Ripensare il modello di programmazione della spesa

Secondo il ministro, il 2020 deve portare a un “grande Patto Paese” tra “istituzioni, professioni, ordini, associazioni, sindacati e industria”. Fra le “buone idee” a cui pensa Speranza ci sono innanzitutto quelle utili a rivedere i meccanismi della spesa sanitaria: “Dobbiamo ripensare – afferma il ministro – il modello di programmazione della spesa, che ci portiamo dai primi anni Duemila e non è più adeguato. Silos chiusi e tetti di spesa per il personale, la farmaceutica, i device, sono una camicia di forza terrificante. Questo modello ha spesso generato risparmi illusori”.

Un sistema resiliente

Il sistema di tetti e silos va rivisto anche secondo il dg della Programmazione, Andrea Urbani: “Serve una manutenzione straordinaria del nostro Ssn. Con l’ultima legge di Bilancio è stato dato un segnale, rompendo il tetto di spesa per il personale, comprendendo quindi che questi meccanismi non hanno più ragione d’essere in un sistema sanitario che ha già dimostrato la sua resilienza”.

Spesa e interdipendenze

Al tempo dei grandi disavanzi che mettevano la rischio al tenuta del Ssn, ricorda Urbani, si è scelto di “governare e mettere sotto controllo i principali fattori produttivi della sanità italiana introducendo limiti al loro utilizzo, limiti non comunicanti. Secondo una logica a silos sono stati introdotti de tetti alla spesa per il personale, per l’acquisto di prestazioni da privato, per la farmaceutica ospedaliera e territoriale, per i dispositivi medici”. Ma tutto questo, sottolinea Urbani, “ci ha fatto perdere di vista le interdipendenze che hanno i singoli silos di spesa” e si sono “generati fenomeni compensativi” come la “crescita dell’utilizzo di alcuni servizi appaltati per compensare le carenze organizzative”.

L’innovazione farmaceutica

Esemplare il caso dei farmaci: “Limitare l’uso di alcune innovazioni, soprattutto provenienti dall’industria farmaceutica, che in parte sono già disponibili ma che soprattutto ci travolgeranno nei prossimi mesi, oltre a limitare le opportunità per i cittadini non consentiranno di evitare ulteriori spese, poiché si continuerà a ricorrere a ospedalizzazioni che altrimenti sarebbero state evitate. Il tutto – precisa Urbani – a seguito di solide verifiche basate su strumenti di Health Technology assessment che lavorano su dati di real world, che sono state adottate anche in Italia dalla Commissione nazionale per l’aggiornamento dei Lea”.

“Una rendicontazione per correggere gli sperperi”

Partecipando alla presentazione del volume, il viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, auspica per il Servizio sanitario nazionale una “rendicontazione” in salsa M5S: “I cittadini dovrebbero sapere dove vanno a finire i 115 miliardi del Fondo sanitario”. Per questo anche a questo servizio sanitario andrebbe applicata “la rendicontazione tanto cara al Movimento 5 stelle”. Tale rendicontazione servirebbe, ha precisato, a sapere “come e dove vengono spesi i soldi. Non per controllare o punire, ma per correggere in itinere gli sperperi”.