M&A di inizio anno, Eli Lilly acquisisce Dermira per un miliardo di dollari

Il nuovo annuncio riguarda l'acquisizione per un miliardo di dollari (1,1 per la precisione) di Dermira, biotech attiva nel campo dermatologico

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Come nel 2019, Eli Lilly parte in quarta e segna il passo per le M&A di inizio anno. Il nuovo annuncio riguarda l’acquisizione per un miliardo di dollari (1,1 per la precisione) di Dermira, biotech attiva nel campo dermatologico.

L’accordo

Secondo l’accordo, la multinazionale americana metterà sul piatto 18,75 dollari per azione, un premio del 2% alla chiusura del titolo di giovedì 9 gennaio. Il blockbuster di Dermira è il glicopirronio efficace contro l’iperidrosi primaria, una malattia caratterizzata da sudorazione eccessiva, già approvato dalla Fda a luglio 2018. Ad attirare le attenzioni di Lilly c’è anche una pipeline che in fase 3 presenta un nuovo farmaco contro le dermatiti, lebrikizumab. Stando a quanto rivela FiercePharma, l’acquisizione di Dermira proietterà Eli Lilly verso un 2020 molto positivo, almeno nelle attese. Infatti la società prevede introiti tra i 23 e i 24 miliardi di dollari con un mercato dei generici, invece, che nicchia. Il business da un miliardi per teriparatide (medicinale contro l’osteoporosi) è a rischio, anche se la compagnia conta in nuove entrate grazie all’acquisizione del 2019 di Loxo Oncology.

I fuochi d’artificio di inizio anno

Ogni anno inizia con qualche accordo di fusione o compravendita importante. Nel 2019 hanno tenuto banco proprio Eli Lilly con Loxo Oncology e Bms con Celgene. Tra l’altro la Conferenza Jp Morgan è un appuntamento irrinunciabile e proprio in questa occasione le aziende sono solite dichiarare nuovi accordi o strategia a medio termine lungo l’anno venturo. Nell’aria ci sono aziende più o meno grandi che risultano appetibili e il mercato le ha grandemente valutate. Geoffrey Porges, analista di Svb Leerink, ha individuato almeno 10 società che potrebbero portare a operazioni di M&A estremamente interessanti. Una di queste è Alexion, specializzata in malattie rare, produttrice di eculizumab e ravulizumab che potrebbe valere anche 32 miliardi. Altro pezzo grosso valutato dal mercato quasi 30 miliardi è Seattle Genetics, che di recente si è visto approvare dalla Fda un anticorpo coniugato in associazione con Astellas.