Ospedali: calano i volumi di attività e migliora l’appropriatezza

Il ministero della Salute pubblica il Rapporto Sdo. Nel 2018 registrata una flessione su base annua del 2,1% per le dimissioni complessive (acuti, riabilitazione e lungodegenza). La riduzione più marcata riguarda la riabilitazione in regime diurno. Stabile la mobilità regionale

ospedali

Nel 2018 l’attività erogata dagli ospedali italiani è diminuita. Rispetto all’anno precedente, sono diminuite del 2,1% le dimissioni complessive per acuti, riabilitazione e lungodegenza (8.339.286 in totale) e dell’ 0,8% le giornate di degenza (58.414.000). È quanto emerge dal Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero (Sdo) per l’anno 2018 pubblicato oggi dal ministero della Salute.

Il rapporto

Il rapporto Sdo (schede dimissione ospedaliere), curato dalla Direzione generale della programmazione sanitaria del ministero della Salute, fotografa ogni anno l’attività di ricovero e cura per acuti degli ospedali italiani, pubblici e privati.  La fonte dei dati è il Nuovo sistema informativo sanitario (Nsis), lo stesso che, con le numerose informazioni disponibili, consente ad esempio, grazie allo strumento del Nuovo sistema di garanzia (Nsg), di verificare e misurare – secondo le dimensioni dell’equità, dell’efficacia e della appropriatezza – che tutti i cittadini italiani ricevano le cure e le prestazioni rientranti nei Livelli essenziali di assistenza.

Trend generale

La riduzione più consistente delle dimissioni ospedaliere, nel 2018, riguarda la riabilitazione in regime diurno (dimissioni -7,2%, giornate -5,6%). A seguire:

  • l’attività per acuti in regime diurno (dimissioni -3,2%, giornate -2,7%);
  • la lungodegenza (dimissioni -1,9%, giornate -1,2%);
  • l’attività per acuti in regime ordinario (dimissioni -1,8%, giornate -0,9%);
  • la riabilitazione in regime ordinario (dimissioni -1,1%, ma giornate in aumento del +1,3%).

Il tasso di ospedalizzazione standard

Rispetto al 2017, nel 2018 il tasso di ospedalizzazione per acuti, standardizzato per età e sesso, si riduce da 123,2 a 120,5 dimissioni per 1.000 abitanti, suddiviso in 92,4 dimissioni (per 1.000 abitanti) in regime ordinario e 28,1 in regime diurno (nell’anno precedente i valori erano, rispettivamente, 94,2 e 29 dimissioni per 1.000 abitanti). Il report segnala anche una “discreta” variabilità regionale.

Guardando al passato, il trend del tasso di ospedalizzazione, standardizzato per età e sesso, è in calo. Quello complessivo si riduce da 171,8 per 1.000 abitanti nel 2010 a 126,5 nel 2018.

In particolare, il tasso di ospedalizzazione per acuti in regime ordinario passa da 115,8 per 1.000 abitanti nel 2010 a 92,4 nel 2018, mentre il tasso di ospedalizzazione per acuti in regime diurno passa da 48,8 a 28,1.

Appropriatezza

Il rapporto analizza poi l’attività ospedaliera utilizzando la lente dell’appropriatezza delle cure. Confrontando i dati dell’anno 2018 con quelli dell’anno precedente, si osserva un aumento della percentuale di regime diurno in 53 dei 108 Diagnosis-related group (Drg) a rischio inappropriatezza.  Fra i restanti 55 Drg, altri 35 – pur presentando una quota di Regime diurno inferiore rispetto al 2017 – sono caratterizzati da una riduzione del volume di ricoveri ordinari: in media la riduzione osservata è del 6,6%.  Infine, 91 Drg mostrano una riduzione del numero totale di ricoveri erogati rispetto al 2017. Tradotto: per i 108 Drg Lea si osserva una significativa deospedalizzazione, con un miglioramento dell’appropriatezza organizzativa e dell’efficienza nell’uso delle risorse ospedaliere.

Mobilità interregionale costante

Per quanto riguarda la mobilità interregionale, la percentuale di ricoveri in mobilità per ciascun tipo di attività e regime di ricovero si mantiene sostanzialmente costante.

Intorno all’8% per l’attività per acuti in regime ordinario, al 9% per l’attività per acuti in regime diurno, al 16% per l’attività di riabilitazione in regime ordinario, al 10% per l’attività di riabilitazione in regime diurno, e al 6% per l’attività di lungodegenza.

Dal 2010 al 2018 la mobilità per acuti in regime ordinario passa da 7,4% a 8,3%, la mobilità per acuti in regime diurno passa da 7,4% a 9,4%, la mobilità per riabilitazione in regime ordinario passa da 14,7% a 16,3%, la mobilità per riabilitazione in regime diurno passa da 9,2% a 10,4%, e, infine, la mobilità per lungodegenza passa da 4,7% a 5,9%.

La spesa

Infine un’analisi sulle risorse. Il trend della “remunerazione teorica delle prestazioni di ricovero ospedaliero a carico del Ssn” registra nel periodo 2010-2018 una graduale riduzione: si passa da 30,9 miliardi di euro nel 2010 a 28,4 miliardi nel 2018 (ma c’è un incremento dello 0,7% rispetto al 2017).

Nel dettaglio, la remunerazione complessiva nel 2018 si attesta a circa 26 miliardi di euro per l’attività per acuti (di cui 23,7 miliardi di euro in regime ordinario e 2,3 miliardi di euro in regime diurno), circa 2 miliardi di euro per l’attività di riabilitazione (di cui 1,9 miliardi di euro in regime ordinario e 84,2 milioni di euro in regime diurno), e circa 349,8 milioni di euro per l’attività di lungodegenza, per un totale di circa 28,4 miliardi di euro complessivi.