Coronavirus in Cina, boom in borsa per produttori di mascherine protettive

A indicare il segno più delle quotazioni di società farmaceutiche e produttrici di specifici device quotate a Shanghai e Shenzen è stato l'indice ChiNext

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Boom in borsa per produttori di mascherine protettive con l’ondata epidemica di coronavirus in Cina. A indicare il segno più delle quotazioni di società farmaceutiche e produttrici di specifici device quotate a Shanghai e Shenzen è stato l’indice ChiNext (+2,6%, valore più alto da gennaio 2017).

Segno più

La corsa alle difese contro questo nuovo ceppo di coronavirus (291 casi e sei morti). Tra queste ci sono Tianjin Teda, che produce mascherine utilizzate anche per proteggere dalla trasmissione di malattie, è cresciuta del 10% a Shenzhen. Jiangsu Bioperfectus Technologies è schizzata del 20% sul mercato cinese locale promettendo, tra l’altro di aver creato un sistema di monitoraggio per gli ospedali contro il virus. Da segnalare anche il picco (10%) raggiunto da Da An Gene Co.Xilong Scientific Co.Shanghai Kehua Bio-Engineering Co. Lunedì 20 gennaio, la Cnn ha scritto che l’indice China’s benchmark Shanghai Composite (Shcomp) aveva chiuso con il più alto rating rispetto al Kospi sudcoreano (+0,5%), al Nikkei giapponese (+0,2%) e al Hang Seng index di Hong Kong (Hsi) che è crollato di quasi un punto percentuale. Bloomberg, il giorno dopo, esaminando le aziende degli altri Paesi limitrofi alla Cina (non solo confinanti) ha notato un aumento della fiducia degli investitori. In Giappone, le società che producono e distribuiscono le mascherine e salviettine igienizzanti hanno segnato un +10%, così come quelle malesiane che producono guanti un +5%. Male invece il settore turistico che ha già iniziato a subire la psicosi da coronavirus con drastiche riduzioni delle prenotazioni aeree e alberghiere.

La situazione sanitaria

Tutti i casi sono ricollegabili a Wuhan, una città della Cina interna nella provincia di Hubei, luogo del paziente zero a dicembre 2019. Alcuni casi sono stati riportati in Thailandia, altri in Giappone (che sta approntando una serie di iniziative per tenere il contagio al di là del Mar cinese meridionale), in Australia, Corea del Sud e nelle Filippine. Esperti del National health commission cinese hanno confermato che l’agente patogeno è capaci di trasmettersi da uomo a uomo e che provoca una malattia simile alla polmonite.  L’Oms ha convocato una riunione d’emergenza e l’Italia si premura con una serie di comunicati alla popolazione da parte del ministero della Salute. Dalle autorità dell’Ue la probabilità di introduzione del virus nell’Unione Europea è considerata bassa, anche se non può essere esclusa. In Italia è attiva una rete di sorveglianza delle gravi infezioni respiratorie acute (Sari) e delle sindromi da distress respiratorio acuto (Ards).