Coronavirus cinese, l’opinione dei microbiologi clinici

L’Amcli in una nota: “Le esperienze maturate con la Sars e la Mers, unite alla rete di monitoraggio regionale, sono un baluardo efficace”

coronavirus cinese

“Occorre predisporre sistemi di monitoraggio per i flussi di passeggeri che arrivano dalle aree geografiche potenzialmente a rischio, allertando la rete locale nazionale di centri di diagnosi precoce senza tuttavia generare ansia e preoccupazione presso la popolazione, soprattutto quella più esposta a fenomeni respiratori”. Così Pierangelo Clerici – presidente dell’Associazione microbiologi clinici italiani (Amcli) e direttore dell’Uo Microbiologia all’Asst Ovest Milanese – commenta il caso del coronavirus identificato in Cina, che sta generando preoccupazione in tutto il mondo e ha allertato le istituzioni sanitarie a livello globale.

Precauzioni, anche nei laboratori

L’Amcli, in una nota, fa il punto sulle precauzioni: “Le linee guida in continua evoluzione diffuse dalla Who (World health organisation) – ricorda l’associazione – incoraggiano tutti i paesi a tenersi pronti per contenere l’epidemia, monitorando eventuali casi, prevenendo ulteriore trasmissione nosocomiale, e informando l’opinione pubblica. Le informazioni includono raccomandazioni su come applicare misure di igiene delle mani e di igiene respiratoria, e pratiche sicure per alimenti e mercati. Riguardo alle misure di protezione da adottare nel laboratorio per la manipolazione dei campioni clinici, attualmente la Who raccomanda di utilizzare il livello 2 (BSL2) associato alle precauzioni standard, con particolare attenzione alla protezione delle vie respiratorie”.

Il protocollo diagnostico

Il virus, denominato provvisoriamente 2019-nCoV, è stato isolato in tempi rapidissimi grazie all’esperienza maturata durante le epidemie di Sars, influenza aviaria e Mers. “Per identificarlo – spiega Amcli – sono stati utilizzati vecchi e nuovi metodi, e un team di scienziati cinesi, coadiuvato dal Who, ha isolato e coltivato il virus ed ha ottenuto e messo a disposizione della comunità scientifica la sequenza dell’intero genoma. Grazie ad un lavoro di squadra che ha coinvolto i maggiori esperti mondiali è stato messo a punto un protocollo diagnostico specifico in real time RT-PCR, per il quale è in corso la validazione della metodica presso i laboratori internazionali di riferimento e che ha già permesso di evidenziare casi in anche fuori dal territorio cinese”.

Poche informazioni

Il contagio – sottolineano i microbiologi – sembrerebbe essere di tipo zoonotico, ovvero causato dalla trasmissione del virus da animale a uomo: la prima segnalazione risale a meno di un mese fa, e l’infezione sarebbe stata contratta in un mercato di pesce ed altri animali selvatici a Wuhan, città della Cina centrale di oltre 11 milioni di abitanti. “Non si conosce abbastanza sul 2019-nCoV – commenta Concetta Castilletti, coordinatore del gruppo di lavoro sulle infezioni virali emergenti (Glive) dell’Amcli e responsabile della Uos Virus emergenti del Laboratorio di Virologia dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma – per trarre conclusioni definitive su epidemiologia, contagiosità, rischio di diffusione e patogenesi: non conosciamo la fonte animale, abbiamo scarse informazioni sulle modalità di trasmissione, sulle manifestazioni cliniche o sull’estensione della zona in cui si è diffuso. Al momento non possiamo escludere la possibilità che il virus arrivi anche in Europa, E’ quindi di cruciale importanza identificare, grazie ad una tempestiva diagnosi, i casi ed isolarli il più rapidamente possibile, visto che l’Italia ha diverse connessioni dirette con la città di Wuhan”.

Il ruolo dei laboratori

Clerici sottolinea il ruolo centrale dei laboratori di microbiologia: “Il laboratorio di microbiologia si rivela come sempre cruciale nell’eseguire la sorveglianza diagnostica per le infezioni emergenti. Nel passato la Sars è stata una formidabile palestra di esperienza in questo campo: la rapidità di risposta che si è osservata nel caso del 2019-nCoV – conclude il presidente dell’Amcli – è una forte indicazione che sono stati fatti enormi passi avanti nella capacità di risposta globale”.