Polizze salute, tanta diffidenza da parte degli italiani: solo uno su cinque le stipula

Emerge questo dato, tra i tanti, dall'ultimo studio di Deloitte "Outlook salute Italia 2021 - prospettive e sostenibilità del sistema sanitario" presentato il 22 gennaio a Roma

C’è tanta diffidenza da parte degli italiani per le polizze salute e solo uno si cinque le stipula. Emerge questo dato, tra i tanti, dall’ultimo studio di Deloitte “Outlook salute Italia 2021 – prospettive e sostenibilità del sistema sanitario” presentato il 22 gennaio a Roma.

Uno su cinque

L’ampio studio condotto da Deloitte ha esplorato molteplici aree di interesse del settore sanitario italiano, quali, tra gli altri, la diffusione delle polizze assicurative salute, la mobilità intrapresa per cure mediche, e la percezione dell’innovazione digitale del settore. Le polizze salute risultano note alla popolazione italiana, anche se solo un rispondente su cinque dichiara di averne sottoscritto una. Emerge infatti un problema di diffidenza come barriera alla sottoscrizione. Il 49% di coloro che non hanno una polizza salute non sono intenzionati all’acquisto, principalmente a causa di costi troppo elevati (44%) e perché non ne avvertono l’esigenza (30%). Viceversa, la soddisfazione presso coloro che hanno già sottoscritto una polizza assicurativa salute appare pienamente positiva, in quanto il 76% dei clienti attuali consiglierebbe la sottoscrizione ad amici e parenti.

Turismo sanitario

Un’ulteriore tematica è legata al turismo sanitario. Dalla survey emerge che nell’ultimo triennio, circa un terzo degli italiani si è spostato dalla propria regione. La mobilità sanitaria è stata effettuata principalmente verso altre regioni italiane (72% tra coloro che hanno viaggiato per motivi di salute) per visite specialistiche o ricoveri ospedalieri. In questo contesto, i principali motivi che hanno spinto i pazienti a viaggiare sono ricondotti alla ricerca di strutture o medici specifici, all’esigenza di una migliore qualità delle prestazioni, e a causa degli eccessivi tempi di attesa.

La digitalizzazione

C’è poi l’innovazione digitale che è stata esaminata attraverso una duplice prospettiva. Sia in merito alla percezione dell’attuale offerta, sia relativamente alle abitudini dei pazienti. Secondo gli intervistati, la digital transformation in ambito sanitario appare ancora limitata. La valutazione delle competenze digitali degli operatori sanitari in Italia è “buona” o “ottima” per circa un terzo dei rispondenti (29%), e il livello di digitalizzazione del comparto sanitario è inferiore ad altri settori per il 38% dei partecipanti. Dall’altro lato, poco più della metà della popolazione conosce il fascicolo elettronico (59%) e l’utilizzo digitale dei servizi sanitari appare ancora circoscritto. Poco più di un terzo del campione ha ricevuto un referto medico via e-mail (37%) o ha prenotato online una prestazione sanitaria (35%). Infine, solo l’8% ha fruito di servizi di telemedicina, quota inferiore rispetto a quanto registrato a livello globale (dal 13% al 29%).

Ssn, voto 6

In questo contesto tuttavia, il giudizio degli italiani sul Servizio sanitario nazionale registra performance positive. Il voto medio è sufficiente (6,3 su una scala da 1 a 10), mentre è più alto per il settore privato che raggiunge oltre la media del 7. In particolare, sono premiati i servizi di prossimità, come il 118 (voto medio 6,8), i servizi offerti da medico di famiglia e pediatra (6,8) e i servizi aggiuntivi disponibili in farmacia (6,6). Viceversa, gli intervistati percepiscono criticità importanti legate ai tempi di attesa, che non raggiungono la sufficienza in alcun ambito indagato (il voto medio è inferiore a 5 per tempi di attesa relativi a ricoveri ospedalieri, diagnostica e visite ambulatoriali), e soprattutto, denotano un peggioramento nel corso dell’ultimo anno.