La corsa delle biotech al vaccino contro il coronavirus cinese

Ad annunciare gli sforzi sono state varie aziende tra cui Moderna, Inovio e Novavax e il centro di ricerca dell'Università del Queensland in Australia. Dal punto di vista scientifico i prodotti si potrebbero ottenere in breve tempo, ma l'iter del regolatorio è ben diverso

La corsa delle biotech al vaccino per il nuovo virus cinese è iniziata. Anthony Fauci, direttore dell’Istituto nazionale per le malattie allergiche e infettive statunitense ritiene che in pochissimi mesi potrebbe essere testato sull’uomo, contro gli oltre 20 necessari per la Sars (sindrome respiratoria acuta grave) che tra il 2002 e il 2003 aveva spaventato il mondo.

Le biotech

Ad annunciare gli sforzi sono state varie aziende tra cui Moderna, Inovio e Novavax e il centro di ricerca dell’Università del Queensland in Australia. Nonostante non esista una cura per questo ceppo di coronavirus, la famiglia dell’agente patogeno è conosciuta a seguito delle epidemie di Sars e Mers (sindrome respiratoria mediorientale). Come rivela il Wall street journal, l’ente no-profit norvegese Coalition for epidemic preparedness innovations ha sovvenzionato la ricerca alle società citate per 11 milioni di dollari.

Le tipologie di vaccini

Moderna sta lavorando a un prodotto che dovrebbe destare l’apparato immunitario contro il virus, mentre Inovio sta lavorando alla sintesi del Dna utilizzando materiale biologico proveniente da campioni del virus rinvenuto nella città focolaio di Wuhan. In Australia, invece, stanno optando per l’ingegnerizzazione delle proteine virali così da renderle più riconoscibili dal sistema immunitario e, di conseguenza, attaccabili. Anche Gilead si sta muovendo in questo senso. La società è in contatto con le autorità statunitensi e cinesi per capire se un suo farmaco sperimentale, remdesivir, possa essere un candidato contro l’infezione.

Il problema regolatorio

In un’intervista recente all’Agi, Thomas Ksiazek dellaUniversity of Texas medical branch di Galveston, negli Usa, spiega che il potenziale vaccino potrebbe anche essere ottenuto in breve tempo (confermando quindi quanto diceva Fauci), tuttavia il problema sarà l’iter approvativo che potrebbe richiedere anche qualche anno.