Sperimentazioni animali, il Consiglio di Stato stoppa i trial sui macachi dell’Università di Torino

Ribaltata quindi la sentenza del Tar di dicembre 2019 accogliendo l'istanza si sospensione cautelare provvisoria. Esulta la Lega antivivisezione

Il Consiglio di Stato stoppa i trial sui macachi dell’Università di Torino. Ribaltata quindi la sentenza del Tar di dicembre 2019 accogliendo l’istanza si sospensione cautelare provvisoria. A incidere è stata l’impossibilità, da parte della Direzione generale del ministero della Salute, di trovare alternative a una sperimentazione considerata invasiva sugli animali. “È necessario – scrive AdnKronos sul suo sito – che sia chi sperimenta a dover provare che non esistono alternative a una sperimentazione invasiva sugli animali e foriera di sofferenze che la normativa europea e nazionale”, a quanto si legge nell’ordinanza, “anche nelle sedi di sperimentazione, prescrive di evitare o ridurre entro rigorosi parametri fisiologici”. Dunque a dover fornire la prova dell’impossibilità di trovare un’alternativa a una sperimentazione invasiva sugli animali deve essere il ministero della Salute, e “con la massima urgenza”.

Esulta la Lega antivivisezione

La Lav esulta. “Nella comparazione degli interessi – riprende l’associazione su un suo comunicato gli scritti della Corte – prevale l’interesse della Lav alla tutela degli animali. E ha condannato il ministero e le Università a rifondere tremila euro di spese legali all’associazione. Non è servita, quindi, la visita all’Università di Parma effettuata scandalosamente dal ministero alle porte dell’udienza di ieri e depositata, peraltro fuori i termini previsti dalla legge, che attestava che tutto andava bene anche se poi nulla era stato menzionato in merito ai parametri tecnici di stabulazione come luce, rumorosità, capacità di esercizio fisico, foraggiamento, attività di manipolazione e cognitive adeguate alla specie”.

Bloccare la sperimentazione

Ora la Lav “chiede al ministro della Salute Roberto Speranza di revocare l’autorizzazione a questo esperimento che, evidentemente, i funzionari della sua Direzione generale hanno fornito senza le dovute motivazioni, come affermato dal Consiglio di Stato, e chiede di portare in salvo i macachi che sono stati catturati in natura, trasportati dalla Cina e ingabbiati per un test peraltro già effettuato altre volte in altri Paesi, senza alcun risultato utile per i malati”, scrive sempre nel comunicato.

Questione di autorizzazione

La Lav, inoltre tira in ballo le autorizzazioni che, a detta dell’associazione, l’università di Torino non aveva quando ha iniziato le sperimentazioni. “In questi giorni la Commissione di Bruxelles, in risposta a un’interrogazione relativa al rapporto tra i fondi europei ‘Horizon 2020’ e la Direttiva sulla protezione degli animali oggetto di sperimentazione, ha risposto che progetti come quello dell’esperimento sui macachi possono beneficiare di contributi comunitari, in questo caso ben 2 milioni di euro solo ad autorizzazioni ottenute”. Gianluca Felicetti, presidente della Lav afferma: “Questa vittoria legale, in una battaglia così lunga, è particolarmente importante per fermare subito il progetto di ricerca, prima che inizino le procedure purtroppo più invasive per gli animali”, afferma Gianluca Felicetti, presidente Lav.”