Cure domiciliari, un processo ancora frammentato e complesso (con ricadute sul paziente)

Gli impegni siglati nel nuovo "Patto per la salute" hanno riacceso i riflettori sul tema dell'assistenza territoriale. Tuttavia si è trascurato il discorso sulle cure a domicilio con conseguenze su pazienti e caregiver, che si trovano a doversi relazionare con più enti e più operatori. *IN COLLABORAZIONE CON VIVISOL

Cure domiciliari

Il 2020 si preannuncia come un anno di grandi cambiamenti per la sanità italiana, cambiamenti che sembrano riguardare in gran parte una maggior valorizzazione del ruolo dell’assistenza territoriale. Le premesse sono incoraggianti, come testimoniano gli impegni siglati nel nuovo “Patto per la salute” o nell’ultima Legge di Bilancio, tra cui l’erogazione di prestazioni diagnostiche di primo livello negli studi di medicina generale, l’implementazione della “farmacia dei servizi”, il ruolo dell’infermiere di famiglia.

L’idea di riavvicinare servizi primari ai cittadini è ottima, non solo per migliorare il servizio offerto ma anche per tentare di ridurre gli accessi non necessari in pronto soccorso e di conseguenza i costi che ricadono sul Servizio sanitario nazionale. Tuttavia, in questi primi impegni è stato tralasciato proprio un aspetto fondamentale dell’assistenza territoriale e che ha un grande peso negli equilibri del Servizio sanitario italiano: quello delle cure domiciliari, la cui erogazione ancora oggi è particolarmente frammentata e complessa.

Cure domiciliari, di cosa parliamo

Quando si parla di cure domiciliari si deve far riferimento all’insieme dei servizi sanitari e socio-sanitari erogati a domicilio: dalle terapie salvavita (ossigenoterapia, ventilazione meccanica, nutrizione artificiale su tutte) fino all’assistenza infermieristica e riabilitativa (l’Adi) e le cure palliative. Un insieme di servizi ad alto valore aggiunto e spesso molto complessi, che nella grande maggioranza dei casi si erogano per uno stesso paziente da diversi operatori, ciascuno responsabile di una parte del piano assistenziale, sulla base dell’aggiudicazione di gare pubbliche o di assegnazioni.

Le conseguenze di questa frammentazione ricadono sul paziente e sui caregiver, che si trovano a doversi interfacciare con più enti e più operatori dentro una logica di singole forniture anziché sul Pai (Piano assistenziale individualizzato) di ogni paziente, che garantirebbe una sensibile riduzione delle riospedalizzazioni o delle riacutizzazioni grazie alla presa in carico del paziente domiciliare da parte di un homecare provider in grado assistere e monitorare in maniera integrata ciascun paziente.

Come ricomporre la frammentazione

La situazione attuale potrebbe essere ricomposta con un percorso di accreditamento degli homecare provider (sul modello Adi di Lombardia e Lazio) affinché le prestazioni sanitarie e sociosanitarie domiciliari non siano più gestite da meri processi amministrativi di acquisti centralizzati spesso finalizzati al risparmio fine a se stesso, ma siano basate sull’effettiva qualità, delle prestazioni e sulla loro appropriatezza.

Ad oggi, per la sanità italiana, l’accreditamento istituzionale è un processo riconosciuto e sicuro, necessario a garantire non solo che gli operatori abbiano tutti i requisiti per poter svolgere le attività richieste dalle normative nazionali e regionali, ma a favorire anche elevati standard di qualità, allineati con la programmazione regionale in materia sanitaria. Tuttavia, se l’accreditamento istituzionale è una procedura ormai standard per le strutture sanitarie, non è ancora implementato per tutto l’ambito delle cure domiciliari.

I vantaggi dell’accreditamento degli homecare provider

Un accreditamento a livello istituzionale degli homecare provider, che già oggi gestiscono in Italia oltre 400 mila pazienti per conto del Ssn e che hanno sviluppato un solido know how (a livello sanitario, tecnologico e logistico) porterebbe a evidenti vantaggi innanzitutto per pazienti e caregiver, che potrebbero scegliere un unico erogatore per tutte le terapie in atto (pensiamo ad esempio ai pazienti particolarmente complessi) semplificando di molto il proprio percorso di cura.

Ma i vantaggi sarebbero notevoli anche per il Ssn, laddove con provider specializzati e accreditati per la gestione dei pazienti domiciliari si assicurerebbe una vera continuità ospedale territorio a supporto del clinico specialista che potrebbe monitorare più efficacemente il paziente fuori dal reparto, oltre che attribuire una maggior responsabilizzazione del proprio percorso di cura al paziente garantendo una maggior aderenza al piano terapeutico.

 

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  A cura di Vivisol