Oncologia, cure di precisione e team multidisciplinari contro il melanoma

Per gli esperti prevenzione, medicina personalizzata e approccio multidisciplinare sono le tre armi fondamentali contro il più insidioso dei tumori della pelle. Ma servono anche, sul territorio, percorsi diagnostici e terapeutici a misura di paziente

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Più prevenzione, cure di precisione e team multidisciplinari. Queste tre armi, se usate bene o meglio, possono rendere più efficace la lotta contro il melanoma, il più insidioso fra i tumori della pelle. Ne sono convinti gli esperti riuniti ieri all’Università La Sapienza di Roma – per l’appuntamento “Melanoma: un destino che può cambiare” promosso da Inrete con il patrocinio di Imi (Intergruppo melanoma italiano) e il contributo di Novartis – con l’obiettivo di fare il punto sulla patologia, i progressi della ricerca, i percorsi di cura sul territorio e l’impegno delle istituzioni su questo fronte.

I numeri

“Il melanoma è un tipo di cancro particolarmente aggressivo che ogni 12 mesi, in Italia, fa registrare 7000 nuovi casi e 1500 decessi. La diagnosi precoce e l’adozione di corretti stili di vita, in particolare con una maggiore attenzione all’esposizione al sole, restano le armi vincenti contro questa patologia”, ha spiegato Paolo Marchetti, direttore dell’Oncologia all’ospedale Sant’Andrea e al Policlinico Umberto I di Roma. Secondo i dati dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom), il melanoma rappresenta nel 2019 il 4% dei tumori in Italia e rappresenta un’insidia soprattutto fra i giovani: vale il 9% dei tumori giovanili negli e il 7% nelle donne”.

Le mutazioni genetiche

Il melanoma è una neoplasia della pelle maligna che può insorgere ex novo o derivare da un neo preesistente sulla cute integra. I nei sono agglomerati di melanociti, le cellule dell’epidermide che producono e accumulano melanina. I nostri geni giocano un ruolo importante: “Il melanoma cutaneo – ha spiegato Virginia Ferraresi, membro del consiglio direttivo dell’Intergruppo melanoma italiano (Imi) e oncologa all’ Irccs Int Regina Elena di Roma – è caratterizzato da un alto numero di mutazioni delle cellule melanocitarie prevalentemente derivanti dall’effetto tumorale dei raggi ultravioletti. La rivoluzione in ambito terapeutico è legata alla identificazione di geni che producono proteine che, a loro volta, veicolano segnali che portano sia alla trasformazione neoplastica sia alla proliferazione e alla sopravvivenza delle cellule tumorali stesse”.

La mutazione di alcuni geni, come dimostrato da recenti studi, è responsabile della proliferazione incontrollata delle cellule di melanoma. Fra questi il gene BRAF, che – mutato – produce una proteina anomala la quale, non funzionando più correttamente, invia un segnale errato alla cellula tumorale che si moltiplica in maniera incontrollata. Per questo nei pazienti ad alto rischio (III stadio), gli esperti raccomandano l’esecuzione del test per determinare la mutazionale del gene BRAF attraverso un test di laboratorio, eseguito su un campione di tessuto prelevato tramite biopsia.

La medicina di precisione

Negli anni la ricerca ha trovato risposte sempre più mirate. Nell’era della medicina di precisione sono disponibili farmaci pronti a colpire bersagli specifici e capaci di contrastare le recidive. Innovazioni toccate con mano dai pazienti: “Il trattamento adiuvante apre nuovi scenari poiché in grado di prevenire recidive nelle persone affette da melanoma, al III stadio, ovvero ad alto rischio, positivi per la mutazione BRAF e dopo la completa resezione chirurgica. A incidere sull’impatto psicologico dei pazienti è anche la durata (12 mesi) del percorso di cura. Un aspetto che porta le persone in terapia ad affrontare con maggiore forza e vigore un percorso difficile, ma circoscritto e oggi molto più breve di qualche anno fa”, testimonia Monica Forchetta, presidente APaIM (Associazione pazienti Italia melanoma).

L’approccio multidisciplinare

La sfida contro il melanoma chiama in causa competenze diverse. “Come per tutte le patologie, sia tumorali che infiammatorie è fondamentale, nell’approccio diagnostico-terapeutico alla malattia, lavorare in team multidisciplinare in centri dedicati e di riferimento che rispondano ai requisiti richiesti”, ha spiegato Ketty Peris, presidente della Società italiana di dermatologia Sidemast e direttore della Clinica dermatologica del Policlinico Gemelli di Roma. Così facendo – ha aggiunto – si può garantire una ottimale presa in carico del paziente grazie alla stretta collaborazione fra oncologi e dermatologi, ma anche chirurghi, radioterapisti e anatomopatologi inserendo il paziente in uno specifico percorso di diagnosi e cura”.

In Parlamento…

La prevenzione, insieme a medicina di precisione e multidisciplinarietà, è il terzo (anzi il primo) pilastro della lotta al melanoma evidenziato dagli esperti. Negli ultimi mesi qualcosa si è mosso anche sul fronte istituzionale, in particolare per quanto rigaurda il ricorso a lampade solari. In un messaggio, la deputata (e farmacologa) Angela Ianaro, membro della Commissione Affari Sociali della Camera, avverte: “Il rischio è notevolmente maggiore tra chi fa uso di lampade solari, specie se di età inferiore ai 30 anni. Il nostro ordinamento disciplina l’utilizzo delle lampade abbronzanti, prevedendone il divieto ai minori. Non determina, tuttavia – prosegue la parlamentare – alcuna sanzione nel caso di violazione del divieto stesso. In considerazione del pericolo legato a un loro utilizzo da parte dei minorenni ho presentato un’interpellanza urgente affinché si introducano controlli accurati sul rispetto della normativa vigente e regimi sanzionatori”.

… e nel Lazio

Infine un focus sulla Regione Lazio. “È importante – ha detto il presidente della Commissione Salute della Regione Lazio, Giuseppe Simeone – costruire e implementare la rete per le patologie oncologiche, consentendo a tutti i pazienti della Regione di usufruire di percorsi di diagnosi e terapie ed eventualmente essere indirizzati verso percorsi di trattamenti con farmaci sperimentali”. Il Lazio è la seconda Regione italiana per mortalità maschile da melanoma (131 decessi – Istat 2016), terza per quella femminile (79 decessi – Istat 2016). Qui l’incidenza della patologia è pari al 21,9% per gli uomini (650 casi ogni 100 mila abitanti) e al 14,5% per le donne (470 diagnosi ogni 100 mila abitanti).