Diagnostica negli studi di medici di famiglia e pediatri: firmato il decreto attuativo

Lo ha annunciato oggi il ministro Speranza. Ora serve un'intesa con le Regioni, che dovranno presentare "un piano dei fabbisogni per l’utilizzo delle risorse assegnate” e presentarlo alla Direzione generale della programmazione sanitaria

Diagnostica negli studi di medici di famiglia

Via libera al decreto attuativo per l’utilizzo dei 235 milioni di euro destinati dalla Manovra 2020 alle apparecchiature diagnostiche di primo livello per i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta. L’ha annunciato oggi il ministro della Salute, Roberto Speranza. “È stato firmato il 28 gennaio, è un decreto che abbiamo condiviso, è la premessa per poter portare questa strumentazione davvero negli studi. Ora io passo in qualche modo la palla alle Regioni. Sono sicuro che da parte loro ci sarà la sensibilità che hanno dimostrato in questi mesi”, ha detto Speranza nel corso di un incontro al ministero della Salute organizzato dalla Fimmg, il sindacato dei medici di medicina generale.

Rafforzare il territorio

“Io penso – ha aggiunto Speranza – che nella sanità del futuro dovremmo il più possibile rafforzare il territorio. È evidente che il rovesciamento della piramide demografica e l’esplosione della cronicità sono i due temi nuovi con cui deve confrontarsi il Servizio sanitario nazionale e che assegnano un ruolo fondamentale al territorio. Il territorio è tante cose, anche diverse in funzione dell’area geografica in cui si va. Ma territorio – ha concluso – significa anche la capillarità del medici di medicina generale e pediatri di libera scelta”.

I prossimi passi

Sul testo del decreto – anticipato oggi da Quotidiano Sanità – dovrà essere raggiunta un’intesa in Conferenza Stato-Regioni. Una volta entrato in vigore, le Regioni dovranno predisporre entro 60 giorni un “piano dei fabbisogni per l’utilizzo delle risorse assegnate” e presentarlo alla Direzione generale della programmazione sanitaria. Un piano che deve contenere – fra le altre cose – l’elenco delle apparecchiature, i costi per acquisto e collaudo; una relazione sulle modalità di impiego delle apparecchiature sanitarie sull’assetto organizzativo e un piano di manutenzione, assistenza e aggiornamento, comprensivo anche delle modalità di fornitura e smaltimento dei consumabili.

Le risorse

La risorse saranno così ripartite: Piemonte (17.3 milioni), Valle d’Aosta (499.876 mila), Lombardia (40 milioni), Veneto (19,5), Friuli Venezia Giulia (4,8), Liguria (6,1), Emilia-Romagna (17,7), Toscana (14,8), Umbria (3,5), Marche (6), Lazio (23,4), Abruzzo (5,2), Molise (1,2), Campania (23), Puglia (16), Basilicata (2,2), Calabria (7,7), Sicilia (19,9) e Sardegna (6,5). Una volta approvato il piano dei fabbisogni, le Regioni potranno procedere con le richieste di ammissione al finanziamento. Come previsto dalla legge di Bilancio 2020, le apparecchiature sanitarie saranno quindi “di proprietà delle aziende sanitarie” e messe “a disposizione dei medici secondo modalità individuate dalle aziende medesime, avendo cura di misurare l’attività svolta attraverso indicatori di processo”.