Ricerca precaria: basterà il Milleproroghe a rilanciare gli Istituti zooprofilattici?

Il decreto di fine 2019 si è occupato dei percorsi di stabilizzazione per le risorse umane, riaprendo il dibattito sul futuro degli enti del Ssn. Ne abbiamo parlato con il sindacalista Sandro Alloisio (Fp Cgil) e Antonio Limone, coordinatore degli Izs. Dal numero 4 di Animal Health

ricerca precaria

Con il decreto Milleproroghe, approvato negli ultimi giorni del 2019, si sono aperti nuovi scenari per i ricercatori che operano nel sistema dei dieci Istituti zooprofilattici sperimentali (Izs) italiani. Si avviano nuovi percorsi di stabilizzazione per garantire alle risorse umane che lavorano in questi enti di portare avanti interventi di sanità di prevenzione e di ricerca a tutela della salute pubblica. Evitando così che sempre più ricercatori si trovino costretti a trasferirsi all’estero. Eppure, c’è chi pensa che queste novità “sicuramente non risolveranno il problema del precariato”. A sostenerlo è Sandro Alloisio, coordinatore nazionale Irccs e Izs della Fp Cgil, che motiva la sua idea spiegando: “Per la prima volta si identifica la figura del ricercatore per gli Irccs e Izs, c’è un inquadramento contrattuale fatto con il contratto del comparto, dalla durata di cinque anni e rinnovabile una sola volta, con un percorso stabilito con valutazioni, anche molto stringenti, per quella che è l’attività svolta. Ma non c’è un vero e proprio percorso di stabilizzazione, non c’è assunzione a tempo indeterminato”. Di parere opposto è Antonio Limone, coordinatore di tutti gli Izs e direttore generale dell’Izs del Mezzogiorno, che considera questi nuovi percorsi come “una grande opportunità per i giovani di ricevere un contratto e anche un’occasione di valorizzazione di questi enti, rimasti in un cono d’ombra per troppo tempo”.

Cosa fanno gli Izs

Gli Istituti zooprofilattici sperimentali con le loro 10 sedi centrali e le 90 sezioni diagnostiche periferiche, rappresentano un importante strumento operativo di cui dispone il Servizio sanitario nazionale (Ssn) per assicurare la sorveglianza epidemiologica, la ricerca sperimentale, la formazione del personale, il supporto di laboratorio e la diagnostica nell’ambito del controllo ufficiale degli alimenti. Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia costituiscono una struttura sanitaria integrata, unica in Europa e nel mondo, in grado di assicurare una rete di servizi per verificare la salubrità degli alimenti e dell’ambiente, per la salvaguardia della salute dell’uomo. La funzione di raccordo e coordinamento delle attività degli Istituti è svolta dalla Direzione generale della sanita animale e dei farmaci veterinari del ministero della Salute, che ne definisce le linee guida e le tematiche principali. “Noi siamo l’ente che si occupa di sicurezza alimentare, siamo i commensali discreti che ogni giorno a tavola tutelano quello che il cittadino mangia. Siamo gli enti che fanno tre milioni di esami all’anno”, spiega Limone. In un Istituto di presidio così importante per la sanita di prevenzione, avere la possibilità di costruire, in prospettiva, anche contando sulle forze e sulle energie di questi giovani che, con il decreto Milleproroghe, consolidano la loro presenza nell’ente, è molto significativo: “C’è un mondo che supporta un pezzo di sanità di prevenzione che non va sguarnito”.

Ricerca precaria e piramide del ricercatore

I lavoratori precari degli Izs e Irccs rappresentano i motori della ricerca sanitaria pubblica italiana. Per risolvere l’annosa condizione di precarietà dei ricercatori di questi istituti è stata pensata una riforma degli Irccs-Izs, la “Piramide del ricercatore”, che definisce due macro-categorie: il “Ricercatore in sanità” e il “Personale di supporto alla ricerca”, da inserire nel Ccnl Sanità. L’iter normativo è stato avviato agli Stati Generali della Ricerca Sanitaria del 2016 dall’allora ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Si prevedeva un percorso a tempo determinato di cinque anni, che avrebbe portato il ricercatore verso un ruolo definito nel Servizio sanitario nazionale. La prima fase di applicazione è partita lo scorso dicembre negli Irccs e Izs pubblici, con l’inserimento di una specifica sezione della legge di bilancio 2018, modificata parzialmente dalla legge di bilancio 2019, da quella del 2020 e dal decreto Milleproroghe che ha posto le basi per la creazione di un contratto a tempo determinato di 5+5 anni per chi lavora in ricerca presso un Irccs o Izs pubblico. Dal 12 luglio 2019, inoltre, è stata sottoscritta una sezione contrattuale specifica per il personale della ricerca Irccs e Izs nel Contratto collettivo nazionale di lavoro relativo al personale del comparto Sanità. “La piramide non è una sanatoria – sottolinea Limone – è un’operazione per la quale quelli che hanno lavorato possono continuare a farlo se mantengono un target e uno standard di attività”.

I numeri della Piramide

I numeri, raccolti dal ministero della Salute, del personale assunto a tempo determinato presso gli Izs, a seguito della prima applicazione del comma 432 della legge 205/2017 sono: 47 per l’Izs del Lazio e della Toscana, 41 per l’Izs del Mezzogiorno, 20 per l’Izs del Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta. Sono quattro i ricercatori assunti all’Izs della Lombardia e dell’Emilia Romagna, 25 per l’Izs della Puglia e della Basilicata, 35 per l’Izs della Sardegna e 16 per l’Izs della Sicilia. Sono 52 per l’Izs dell’Abruzzo e del Molise, 24 per l’Izs delle Venezie e 26 per l’Izs dell’Umbria e delle Marche. In totale, i nuovi contratti a tempo determinato avviati lo scorso mese, tra Irccs e Izs, sono stati 1.412, di cui 290 solo per gli Izs.

Nel Milleproroghe

Per i precari degli Irccs e Izs il decreto Milleproroghe, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 31 dicembre 2019, ha previsto che “chi al 31 dicembre 2019, fatti salvi i requisiti maturati al 31 dicembre 2017, abbia un’anzianità di servizio di almeno tre anni negli ultimi sette (e non più cinque anni), può essere assunto con un contratto di lavoro a tempo determinato”. Un decreto che il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha voluto attuare – sostiene – per limitare il fenomeno di cervelli in fuga, “per contrastare questo esodo e per motivare i nostri camici bianchi perché i nostri professionisti sanitari devono essere valorizzati al meglio”, ha dichiarato. Una decisione fortemente apprezzata da tutti gli Izs, come sostiene Limone: “Per noi è molto importante perché riusciamo a portare a bordo persone che, nel frattempo, hanno usufruito delle borse, hanno fatto ricerche presso i nostri Istituti e, nel momento in cui queste risorse umane le consolidi, non costruisci sulla sabbia, ma inizi a mettere dei mattoni”.

Per il sindacalista, invece, “il contenuto del decreto Milleproroghe fa soltanto un’operazione di spostamento dei termini con cui valutare i 3 anni di servizio, non più al 31 dicembre 2017 ma al 31 dicembre del 2019. Determinando, però, un problema. Mantenendo fermi i requisiti acquisiti al 31 dicembre del 2017, un buon numero di personale coinvolto in quest’operazione non rientra perché, nonostante abbia più di 3 anni di servizio prestato non era in servizio a quella data. E poiché questo rimane un requisito, quelle persone non possono rientrare in questo percorso di stabilizzazione. Proponiamo di trovare una soluzione, riportando, ad esempio, solo il termine della maturazione dei 3 anni, senza fissare la data del dicembre 2017 come essenziale per poter usufruire della stabilizzazione”.

La valutazione

Al decreto Milleproroghe si è aggiunto anche il regolamento ministeriale (Decreto 20 novembre 2019, n. 164), pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 3 gennaio 2020, che disciplina le modalità e i criteri per la valutazione annuale del personale della ricerca sanitaria presso gli Izs e Irccs per l’eventuale rinnovo del contratto di lavoro a conclusione dei primi cinque anni di servizio. Gli indicatori di valutazione dei ricercatori sanitari sono entrati in vigore il 18 gennaio. Il ministero dell’Università e della Ricerca ha disciplinato la valutazione del ricercatore sanitario, compiuta in relazione agli indicatori dettagliati dal regolamento ministeriale, sia per quanto concerne l’area di “medicina” che di “veterinaria”, coerentemente con il suo ambito di ricerca presente nei sistemi bibliometrici internazionali di riferimento. La valutazione annuale è disposta dal direttore scientifico dell’Irccs o dal direttore generale dell’Izs. A conclusione dei primi cinque anni di servizio, il ricercatore sanitario e soggetto a valutazione d’idoneità per il passaggio al successivo periodo contrattuale. Per l’eventuale immissione nei ruoli del Ssn, la valutazione è svolta al termine del secondo periodo contrattuale. Nel Regolamento ministeriale si stabilisce un regime transitorio di applicazione, in base al quale gli Istituti bandiscono l’avviso pubblico e procedono all’attribuzione delle fasce economiche in caso di assunzione. Questo regolamento è stato discusso con le sigle sindacali, “abbiamo condiviso alcuni passaggi – precisa Alloisio – ma abbiamo ritenuto che alcuni criteri di valutazione individuale fossero eccessivi per quello che era un percorso di valutazione dell’attività del ricercatore, soprattutto rispetto a quelli che sono i livelli di inquadramento e, quindi, dal punto di vista del riconoscimento professionale. Per questo, torneremo a discuterne al ministero della Salute”.

Perché investire negli Izs?

“Dobbiamo iniziare a preoccuparci dell’ambiente, dell’antibiotico resistenza, dei cambiamenti climatici, della diffusione di malattie da vettore, della sicurezza alimentare, di tutto quello che può essere sintetizzato nel binomio ambiente-salute. Se gli Izs italiani non fanno questo lavoro e non vengono presi in considerazione dalla sanità, chi se ne occupa? Noi non facciamo ricoveri e cure, ma non per questo siamo meno importanti”, dichiara Limone. Il coordinatore di tutti gli Izs ci tiene a ringraziare il ministro Speranza proprio per la lungimiranza e la visione che ha avuto nel mettere al centro del Milleproroghe gli Izs. “Capire quali siano i riflessi sulla salute umana di queste criticità ambientali e stabilire il collegamento tra una contaminante presente nell’ambiente e la salute umane è uno dei compiti degli Izs. E avere energie nuove che hanno anche una visione diversa è fondamentale. Il contaminante ambientale è importante in questa capacità di garantire salute, quindi, se non parti dall’ambiente che ospita l’uomo, l’animale e ciò che mangi, questa visione si appiattisce. Il fenomeno deve essere letto in un’ottica One Health, altrimenti rischiamo di avere una strategia molto più ridotta. E i nostri Istituti devono riuscire a rilanciare tale visione. Averci rafforzato con nuove risorse umane – conclude Limone – ci incoraggia lungo questa strada”.

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