Assistenti virtuali in medicina

Il mercato degli assistenti virtuali è in forte crescita, anche in ambito sanitario dove può supportare sia i pazienti che i professionisti della salute. Tempestività, facilità d’uso e personalizzazione sono le parole chiave di questa tecnologia.

Assistenti virtuali in medicina

Il progresso tecnologico si accompagna a una progressiva facilità d’utilizzo per gli utenti finali.
In quest’ottica figurano gli assistenti virtuali (anche detti smart assistants o chatbot). Che sia scrivendo o tramite voce, grazie al natural language processing, possiamo interagire discutendo quasi normalmente con loro.

 

Limiti e potenzialità di una tecnologia agli albori

Praticamente chiunque avrà ormai avuto modo di testare un assistente vocale, tramite smartphone o appositi dispositivi (come nel caso di Google Home o di Alexa con i dispositivi Amazon Echo). Alcuni limiti però si fanno notare fin da subito: anche se espresse in maniera più rigida e semplificata, non sempre questi assistenti sono in grado di soddisfare le richieste. Almeno per ora.

Al di là delle funzioni di base, che ci si può divertire a sperimentare i primi giorni ma poi all’atto pratico non sono di grande utilità, il principale limite attuale consiste nel numero e nella tipologia di funzionalità disponibili.
Risulta comodo poter controllare le luci o la temperatura di casa tramite comandi vocali, così come chiedere di ascoltare le notizie del giorno o della musica. Oltre a queste però, il numero di funzionalità che superano la curiosità iniziale dei primi giorni di utilizzo rischia di essere scarso.
L’aspetto positivo di tutto ciò, però, è che trattandosi di sistemi che operano in cloud, l’aggiornamento è di fatto istantaneo e man mano che vengono rilasciate nuove funzionalità, se ne può subito fruire.
Funzionalità che non necessariamente devono essere sviluppate direttamente dai creatori dello smart assistant, ma che vengono realizzate anche da terzi.

Generalisti e specifici

Oltre agli assistenti virtuali più generalisti (ma comunque espandibili, come nel caso delle skills Alexa approfondite poco più avanti), vi sono poi i chatbot creati per specifici scopi.
In questo caso vengono progettate diverse possibili sequenze di dialogo: si insegna al chatbot a riconoscere le intenzioni dell’utente e a rispondere di conseguenza. Questi sistemi sono tanto più potenti quanto più riescono ad essere integrati con gli altri sistemi aziendali (ad es. CRM, status degli ordini o, nel caso di ospedali, cartelle cliniche), in modo da poter fornire risposte realmente personalizzate.

Assistenti virtuali e salute

Anche il mondo della salute ovviamente non è rimasto a guardare. Si stima che il mercato globale degli assistenti virtuali in ambito sanitario raggiungerà 3,5 miliardi di dollari nel 2025 (report 2019 Business Insider).
Già agli AboutPharma Digital Awards 2019 in una decina di progetti figurava l’impiego di chatbot/assistenti vocali, alcuni rivolti direttamente al paziente e altri pensati per il medico o il farmacista.

Guardando oltreoceano, da quest’anno Alexa rispetta la normativa statunitense HIPAA (Health Insurance Portability and Accountability Act) relativa all’utilizzo di dati sanitari e a tal proposito sono già disponibili 6 skills sviluppate da centri ospedalieri, assicurazioni sanitarie, ecc. Nuove funzionalità che consentono ad esempio di prenotare visite mediche specialistiche o che cercano di accompagnare l’utente, con appositi incentivi, verso stili di vita più salutari.
A luglio invece è stato annunciato un accordo con l’NHS britannico per fornire direttamente tramite Alexa ai pazienti/cittadini informazioni validate sulle patologie, con l’idea di ridurre il carico di queste richieste che attualmente grava sugli operatori sanitari.

Se da un lato si aprono nuove prospettive per la cura delle persone, dall’altro si scorgono le implicazioni lato privacy e sicurezza dei dati. Non basta infatti criptare gli eventuali dati sanitari mentre sono in transito se poi chiunque può accedere all’assistente virtuale del paziente. Anche senza trasferire dati sanitari, inoltre, il fatto stesso di porre certe domande rivela potenzialmente lo stato di salute di un utente. Tutti aspetti che devono essere ben valutati fin dall’inizio, nell’interesse della privacy degli utenti e per mettersi al sicuro da possibili violazioni delle normative o data breaches.

Possibili funzionalità in campo medico

Come anticipato, gli assistenti virtuali possono essere rivolti sia a pazienti che ad operatori sanitari.

Un supporto agli operatori sanitari

Per gli operatori sanitari è particolarmente rilevante il sottogruppo degli assistenti vocali. Possono infatti venire in aiuto nel “liberare le mani” in condizioni in cui è vitale mantenere la sterilità e accedere tempestivamente ai dati del paziente, come ad esempio in una situazione di emergenza o in sala operatoria.
Gli assistenti virtuali hanno inoltre la potenzialità di eliminare eventuali costi di trascrizione e di ridurre il tempo che il medico deve dedicare ad impegni amministrativi.
Ad esempio in un progetto pilota del Providence St. Joseph Health di Seattle, il pediatra viene assistito dall’assistente vocale Saykara nella compilazione della cartella clinica elettronica. L’assistente vocale viene attivato all’inizio delle visite e, sulla base di quanto afferma il medico e dei dati già presenti in cartella clinica, precompila diagnosi, annotazioni e prescrizioni.

Assistenti virtuali: un aiuto a casa

Gli assistenti virtuali cambieranno il modo in cui gestiremo la salute a casa nostra.
Le opportunità spaziano dalla possibilità di accedere a informazioni sulla salute la cui correttezza sia certificata, come nel già citato accordo dell’NHS, al fissare nuove visite, passando per i symptom checker e il monitoraggio della consegna di farmaci a casa.

Oppure possono prevedere consigli e incentivi verso uno stile di vita più salutare, come nel caso della skill Alexa fornita dall’assicurazione americana Cigna Health ai propri assistiti.

Altre funzioni possono includere servizi a supporto dell’aderenza terapeutica (con promemoria e informazioni mirate sul trattamento da seguire) o che facilitino l’ottenimento di letture dai sensori, un aspetto che può semplificare l’accesso a queste informazioni a pazienti anziani affetti da malattie croniche, come il diabete e con magari poca dimestichezza con gli smartphone. È il caso della skill di Livongo, che ora tramite Alexa permette di conoscere le letture recenti della propria glicemia e di ricevere consigli personalizzati.

Infine potrebbero anche veicolare un vero e proprio trattamento; un’area ad esempio che ben si presta è quella della salute mentale, in cui l’utilizzo di chatbot potrebbe veicolare alcune forme di psicoterapia.

Ospedali smart

La domotica, che a casa rappresenta più uno sfizio che un’effettiva esigenza, può rappresentare un notevole cambiamento in un ospedale. L’uso di assistenti virtuali a supporto dei pazienti ricoverati può liberare gli infermieri da compiti ripetitivi e a basso valore aggiunto, come ad esempio spostare le tendine della finestra o accendere le luci, liberando del tempo da poter dedicare ad attività con un maggior impatto sulla cura dei pazienti.

Conclusioni

Quello degli assistenti virtuali è un settore in forte espansione anche in campo sanitario e che potrebbe rivoluzionare il modo in cui ci interfacciamo con la tecnologia, abbattendo sempre più gli ostacoli fra utenti e strumenti digitali, fino ad arrivare realmente a conversare in linguaggio naturale.
Tempestività, facilità d’uso e personalizzazione sono le parole chiave di questa tecnologia.

 

Bibliografia essenziale