“Infodemia”, accordo tra ministero della Salute e Twitter contro le fake news

L'intesa prevede che Twitter inserisca un messaggio che rimanda alla pagina internet del ministero quando la ricerca verte sui temi legati al coronavirus. L'iniziativa era già stata avviata in altri Paesi del mondo

Nelle ultime settimane, causa effetto coronavirus, è stato coniato un nuovo termine, infodemia. Una parola che sta a indicare l’epidemia di fake news e misinformazione intorno alla malattia che sta preoccupando il mondo. L’Oms ha dichiarato che non si è ancora in uno stato di pandemia anche se l’allerta rimane alta e tanti Paesi, tra cui anche l’Italia, hanno bloccato i voli da e per la Cina. Per mettere un freno al dilagare di notizie false e tendenziose e di origine sospetta, il ministero della Salute e Twitter hanno stretto un accordo che segue di poche ore quello tra l’Organizzazione mondiale della sanità e Google.

Infodemia

Proprio Walter Ricciardi, ordinario di Igiene all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma aveva parlato di tre epidemie: “coronavirus, fake news e la xenofobia che si scatena dopo queste fake news. Questa è la prima epidemia dell’epoca dei social media, quindi era prevedibile che si verificasse un’infodemia”. Basta dare uno sguardo ai numeri. In un solo mese su Twitter sono stati pubblicati oltre 15 milioni di cinguettii sul tema. Il problema è la qualità dell’informazione che viaggia sui social e infatti l’intesa con il dicastero di Roberto Speranza prevede che Twitter inserisca un messaggio che rimanda alla pagina internet del ministero quando la ricerca verte sui temi legati al coronavirus. L’iniziativa era già stata avviata in altri Paesi del mondo e adesso anche in Italia. Altri Stati coinvolti sono Australia, Brasile, Thailandia, Canada, Giappone, Nuova Zelanda, Singapore, Corea del Sud, Taiwan, Usa, Regno Unito, Danimarca, Filippine, Germania, Francia, Hong Kong, Spagna e Vietnam.

Le strategie social

Altro elemento da considerare è l’intenzione di Twitter di bloccare qualsiasi suggerimento automatico che potrebbe indirizzare verso contenuti ritenuti poco attendibili. Adesso il ministero vuole accordarsi con Google, mentre Facebook si è già mosso anche internamente per rivedere i contenuti sulla propria piattaforma grazie a una squadra di fact-checker. Seppur ultimo arrivato, anche TikTok, mostrerà agli utenti un messaggio che invita a documentarsi solo da fonti considerate attendibili.