Fisv sul “caso macachi” scrive al Consiglio superiore di sanità e al ministero della Salute

La Federazione italiana scienze della vita scrive una lettera aperta alle istituzioni per lamentare lo scacco subìto dalle Università di Torino e Parma sulla sperimentazione di nuovi farmaci in cui sono coinvolti gli animali a seguito della decisione del Consiglio di Stato di fine gennaio 2019

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Lo stop del Consiglio di Stato del 24 gennaio 2019 ha scosso non poco il mondo della ricerca. Da una parte la Lav che esulta per il risultato ottenuto nell’interesse dei macachi soggetti alle sperimentazioni, dall’altra gli scienziati che hanno messo in atto una parata di scudi. Le università di Torino e Parma che stavano lavorando sugli animali hanno dichiarato che si atterranno, ovviamente, alla decisione del Consiglio di Stato, tuttavia la fibrillazione non accenna a diminuire tanto che la Federazione italiana scienze della vita (Fisv) ha scritto una lettera aperta di protesta all’indirizzo del Consiglio superiore di sanità e ai ministeri della Salute, dell’Università e della Ricerca.

La dura condanna

A commentare duro è il presidente Gennario Ciliberto: “Le procedure attraverso le quali viene effettuata una sperimentazione animale sono già codificate dal nostro Stato, che dà il via libera solo in presenza di una autorizzazione del ministero della Salute, previo parere del Consiglio superiore di sanità: non si capisce dunque perché il Consiglio di Stato abbia sospeso il Progetto LightUp delle Università di Torino e Parma. Siamo – è scritto nella lettera – nella situazione in cui lo Stato smentisce se stesso. Ribaltando una precedente decisione del Tar, nei giorni scorsi la Terza sezione del Consiglio di Stato ha deciso di sospendere la sperimentazione in oggetto, tra l’altro premiata da un prestigioso bando Erc europeo. La decisione è arrivata a seguito di una richiesta dagli animalisti della Lega Antivivisezione (Lav)”.

La questione macachi

“Secondo Lav, autrice di una petizione per la sospensione dello studio, i sei macachi sarebbero dovuti essere salvati, altrimenti sarebbero stati resi ciechi. Tuttavia, come ha chiarito il ricercatore Marco Tamietto che ha seguito il progetto, i primati coinvolti non sarebbero stati resi ciechi, ma con un intervento chirurgico sarebbe stata creata una micro zona d’ombra sull’occhio allo scopo di studiare terapie per cecità umana causate da lesioni al cervello che colpiscono più di 100 mila persone ogni anno solo in Italia. È molto complicato spiegare perché non possiamo, purtroppo, fare a meno della sperimentazione animale, ma basta sapere che eseguire semplicemente test in vitro e quindi senza il modello animale – spiega Ciliberto – non ci consente di stabilire l’efficacia e la sicurezza di una terapia e quindi senza sperimentazione animale non ci sarebbero farmaci”.

La posizione della magistratura

“Ci chiediamo, come Fisv – continua la nota diffusa alla stampa – se sia possibile che la politica e la magistratura accolgano queste pressioni e vi diano seguito, senza ribattere con gli argomenti della legge che già regola la sperimentazione in Italia, e che dallo stesso politico e dallo stesso giudice dovrebbe essere conosciuta”.