I primi farmaci per la distrofia di Duchenne e il ruolo dell’advocacy

Le alterne vicende che hanno portato all’approvazione delle prime terapie per la distrofia muscolare di Duchenne fanno discutere dal 2016. L’ultima decisione è di dicembre 2019

“È possibile che i gruppi di advocacy inizino ad essere utilizzati come una specie di arma?” A porsi questa domanda è stato Adam Feuerstein, commentatore statunitense che per la testata Stat si occupa dei rapporti tra il mondo biotech e Wall Street. Il tema è emerso dall’osservazione delle controverse vicende che hanno riguardato in questi ultimi anni l’azienda Sarepta e i gruppi di advocacy per la distrofia muscolare di Duchenne che, soprattutto negli Stati Uniti, sono molto attivi.

Il caso Serepta

Sarepta è attualmente titolare di due terapie approvate dalla Fda e basate entrambe sulla tecnologia dell’exon skipping per ripristinare la produzione di distrofina nelle persone con distrofia di Duchenne. I due farmaci, Exondys 51 e Vyondys 53, sono indirizzati a due diverse mutazioni che interessano rispettivamente il 13% e il 8% dei pazienti e una terza terapia di Sarepta, basata sullo stesso principio, parrebbe essere prossima alla submission. Prospettive che, insieme allo sviluppo di approcci simili da parte di altre aziende, danno certamente speranza a una comunità di pazienti che attende risposte contro una patologia che si è dimostrata decisamente complessa da sconfiggere. Ma forse è presto per cantare vittoria. A oggi, tutto ciò che sappiamo riguardo all’efficacia di queste terapie è che sono in grado di far aumentare la produzione di distrofina nelle cellule muscolari dei pazienti trattati, di una quantità pari a circa l’1%.

La valutazione dei dati e le vicende di approvazione

Exondys, primo farmaco al mondo per la terapia della Duchenne, è stato registrato nel 2016 nell’ambito del programma “Accelerated approval pathway” finalizzato ad accelerare la messa in disponibilità di terapie che si rivolgono a malattie letali o molto gravi e che forniscono un beneficio significativo rispetto alle alternative esistenti. E l’approvazione si è basata solo sul dato relativo all’aumento dei livelli di distrofina in alcuni pazienti.

Un cosiddetto “endpoint surrogato” ritenuto ragionevolmente predittivo di un miglioramento funzionale che, in base a questo percorso regolatorio, deve essere poi confermato tramite lo svolgimento di un apposito studio clinico, pena il ritiro del farmaco dal mercato. Studio che non era ancora stato avviato quando, nell’estate 2019, Vyondys, il secondo farmaco di Sarepta, è stato respinto da Fda per problemi relativi alla sicurezza del trattamento.

Il responsabile di quella decisione, manifestava, tuttavia, anche la difficoltà a “fidarsi” nuovamente di quel lieve aumento della distrofina visto che il corrispondente beneficio clinico non era stato ancora verificato nel caso del primo farmaco. Quella decisione è stata poi ribaltata a fine anno con l’approvazione di Vyondys, e, nello stesso periodo, pare sia stato, finalmente, avviato il trial per verificare il beneficio funzionale nei pazienti trattati con Exondys. Del resto l’azienda non è nuova a questi colpi di scena a cui, come possiamo immaginare, segue un significativo altalenare delle sue quotazioni in borsa.

Le pressioni dei pazienti

L’approvazione del primo farmaco era, infatti, arrivata grazie alla decisione di Janet Woodcock, che in Fda è direttore del Center for drug evaluation and research, di andare contro il parere del proprio comitato di valutazione che non riteneva sufficienti le evidenze di efficacia della terapia. Di quella vicenda i giornali avevano raccontato la figura carismatica e controversa della Woodcock e la forte pressione esercitata dai pazienti che era stata paragonata a quella degli attivisti per l’accesso alle terapie per l’Aids negli anni ottanta – la creazione dell’Accelerated approval pathway da parte della Fda si deve, infatti, proprio a loro. Secondo molti osservatori la modalità di approvazione di Exondys stabilisce un precedente che è visto con preoccupazione per l’impatto che potrebbe avere sull’approvazione di farmaci per cui, l’influenza dei movimenti di advocacy potrebbe essere molto più forte dell’evidenza scientifica.

Foto in evidenza di Bruce Mars

Home page About Patient Engagement