Sanofi, utile netto in crescita del 7% nel 2019

Il colosso francese prevede inoltre un ulteriore incremento dei profitti per il 2020, parallelamente a un innalzamento dell’utile per azione (Eps) del 5%

Sanofi

Nel 2019 Sanofi ha fatto registrare una crescita dell’utile netto del 7%, toccando quota 7,5 miliardi di euro. Il colosso francese prevede inoltre un’ulteriore incremento dei profitti per il 2020, parallelamente a una innalzamento dell’utile per azione (Eps) del 5%.

Sanofi, i numeri del 2019

Più nel dettaglio, nel 2019 l’utile per azione è cresciuto del 6,8%, proprio per via dell’andamento positivo dell’utile netto. A incidere sui risultati positivi di Sanofi sono state soprattutto le vendite in forte espansione di Dupixnet (679 milioni di euro nel quarto trimestre, + 135%). Tanto che nel solo quarto trimestre del 2019, le entrate del gruppo hanno raggiunto quota 9,6 miliardi di euro, con un aumento del 6,8% su base riportata. Tutto ciò, come evidenzia l’analisi di Cnbc, nonostante la crescita della divisione vaccini, su cui Sanofi sta puntanto con sempre maggiore convinzione, abbia ottenuto un risultato leggermente al di sotto delle aspettative degli analisti finanziari.

Aumentare le vendite di Dupixent

Tuttavia, la società ha dichiarato di aver chiara la strategia per aumentare le vendite annuali di Dupixent , sviluppato insieme alla statunitense Regeneron. Solo nel 2019 il farmaco ha garantito 2,1 miliardi di euro di vendite, mentre l’obiettivo sul lungo termine è raggiungere quota 10 miliardi di euro. “Sono incoraggiato dai risultati del quarto trimestre, che ci mettono nelle condizioni di realizzare le nostre priorità strategiche”, ha dichiarato il Ceo Paul Hudson, alla guida della strategia di rinnovamento di Sanofi.

Gli obiettivi per il futuro

A dicembre Sanofi ha anche fissato l’obiettivo di raggiungere un margine operativo principale del 30% entro il 2022. Si è attestato al 27% alla fine del 2019. Colpita dalle perdite di brevetto e da un calo delle vendite, a dicembre Sanofi ha dichiarato che avrebbe posto fine alla ricerca sul diabete e sulle malattie cardiovascolari per dedicare maggiori sforzi al redditizio settore dei medicinali antitumorali. Inoltre, mira a risparmiare 2 miliardi di euro in più entro il 2022, anche ottimizzando la sua catena di approvvigionamento.