Chemofobia, la convinzione che “naturale” sia più sano di “chimico”

Secondo una ricerca dell’Institute for Environmental Decisions, pubblicata su Nature Chemistry, il 39% dei cittadini europei vorrebbe vivere in un mondo senza sostanze chimiche (e di conseguenza, senza esseri umani, che sono costituiti e sopravvivono grazie ad esse)

chemofobia

Chi ha paura delle sostanze chimiche? Secondo una recente ricerca dell’Institute for Environmental Decisions (Ied), ben il 39% dei cittadini europei, che vorrebbe addirittura vivere in un mondo in cui non esistono sostanze chimiche. Per descrivere questa diffidenza nei confronti della chimica, è stato addirittura coniato il termine “chemofobia”. Tema ripreso insieme all’indagine, in un articolo pubblicato di recente su Nature Chemistry. Se n’è parlato oggi a Bologna durante il XIX Congresso Nazionale della Società Italiana di Tossicologia (Sitox), per promuovere una comunicazione equilibrata sui alcuni dei temi più fraintesi della “scienza dei veleni”.

Chimico vs naturale

La paura della chimica è un pregiudizio irrazionale, un’avversione che si associa a preconcetti errati che non hanno alcun fondamento né scientifico né tanto meno tossicologico. Spesso nell’immaginario comune la chimica è percepita come qualcosa di pericoloso e di nocivo, a differenza del “naturale” che è invece considerato automaticamente salutare e privo di rischio. Ma chi ha detto che ciò che è naturale non possa essere nocivo? Anzi, le sostanze più tossiche in assoluto sono proprio di origine naturale, come il veleno di alcuni serpenti, funghi, muffe o la radioattività. La pericolosità di una sostanza chimica inoltre, non dipende assolutamente dal procedimento utilizzato per sintetizzarla, ma dalle sue caratteristiche intrinseche. A fare la differenza poi è sempre la dose che porta all’effetto tossico e non la differenza tra prodotti chimici naturali e sintetici.

Leggende metropolitane

Un farmaco per esempio, può intossicare un paziente, guarirlo o non produrre alcun effetto a seconda di come e quanto se ne assume. Dalla non conoscenza di questo concetto quantitativo, o dal suo fraintendimento, nascono le più frequenti leggende metropolitane. Ecco allora che alcuni vaccini sarebbero velenosi perché contengono l’alluminio, sostanza chimica di origine naturale rilasciata in modo ubiquitario a livello ambientale, e l’aspartame, sostanza chimica di sintesi utile per edulcorare il caffè sarebbe tossico (fatto irragionevole perché la dose utilizzata nel caffè è molte volte inferiore a quella definita dalle Agenzie Internazionali come accettabile, anche se assunta tutti i giorni per tutta la vita) o ancora gli spinelli potrebbero essere innocui se fumati solo una volta ogni tanto.

Facilitare la comunicazione  

Lo studio dell’Institute for Environmental Decisions è stato condotto a metodi misti con un sondaggio su larga scala in otto paesi europei (Svizzera, Austria, Francia, Germania, Italia, Polonia, Svezia e Regno Unito). Finanziato dal governo svizzero aveva l’obiettivo di comprendere la conoscenza dei consumatori sui principi della valutazione della sicurezza e la correlazione di tali conoscenze; nonché della fiducia negli enti regolatori, al livello di chemofobia avvertita. In quest’ottica studiando le ragioni della percezione distorta del rischio chimico si può contribuire a facilitare la comunicazione tra esperti del settore, gli enti regolatori e il grande pubblico.

La chemofobia

allo studio emerge che il 40% delle persone intervistate fa tutto il possibile per evitare il contatto con le sostanze chimiche nella vita quotidiana, sebbene esse chiaramente ne fanno parte integrante e non se ne può prescindere.L’avversione del tutto irrazionale nei confronti della chimica induce reazioni sproporzionate, tanto che il 39% vorrebbe addirittura vivere in un mondo in cui non esistono sostanze chimiche e di conseguenza, per assurdo, neppure gli esseri umani, che sono costituiti e sopravvivono grazie alle sostanze chimiche senza le quali non esisterebbe la vita sulla Terra. Nel complesso i risultati evidenziano che in tutti i Paesi la chemofobia è correlata con una scarsa conoscenza dei principi che regolamentano a livello internazionale la valutazione della sicurezza legata all’uso delle sostanze chimiche nei vari campi di utilizzo.

Italia “chemofobica”

Quest’associazione è più marcata in Svezia, Germania e Italia dove si hanno grandi lacune nella conoscenza delle implicazioni della chimica nel mondo reale e nella vita quotidiana. In alcuni stati, come in Francia, la chemofobia invece è fortemente correlata ad una mancanza di fiducia nelle autorità pubbliche e negli enti regolatori incaricati alla valutazione del rischio. Inoltre, sul livello di chemofobia incidono anche altri fattori, ad esempio le persone che sono estremamente preoccupate per la loro salute hanno più paura delle sostanze chimiche rispetto a quelle che risultano meno contagiate dalla preoccupazione eccessiva riguardo la propria salute. Il sondaggio fornisce interessanti spunti di riflessione per tutti coloro che sono impegnati nell’insegnamento e nella divulgazione delle severe regole che sottintendono a livello internazionale alla valutazione della sicurezza di impiego delle sostanze chimiche.

Comunicare il rischio tossicologico

Per la comunità scientifica rispondere in modo efficace a paure di origine ancestrale è difficile, ma non impossibile. Solo attraverso una oggettiva continua informazione dell’impiego sicuro della chimica e della tossicologia, basata su solide informazioni scientifiche, i consumatori possono consciamente prendere decisioni informate valutando la sicurezza delle sostanze sintetiche e naturali in un modo più responsabile. In quest’ottica l’educazione e in generale l’insegnamento assieme alla divulgazione e alla comunicazione del rischio tossicologico diventa fondamentale per ridimensionare il timore inconscio nei confronti di tutto ciò che è chimico.