Un’app per gestire meglio gli anziani fragili con patologie cardiovascolari

Sviluppato dagli spedali civici di Brescia e sponsorizzato con Daiichi Sankyo Italia, il software permette anche di verificare l'appropriatezza delle prescrizioni e le interazioni farmacologiche. Dal numero 175 del magazine. *IN COLLABORAZIONE CON DAIICHI SANKYO

app cardiovascolari

I clinici preferiscono le app. Quelle di messaggistica, seguite dai wearable devices, telemedicina per il monitoraggio in remoto e che offrono specifici servizi “perché permettono di accompagnare il paziente anziano quando manca il caregiver e monitorarne l’aderenza alla terapia e gli effetti della stessa, anche da remoto”.

Verso un uso integrato della tecnologia

È il risultato di una survey condotta su 456 cardiologi, medici di medicina generale, internisti e geriatri, distribuiti su tutto il territorio nazionale, promossa da Hps AboutPharma circa gli strumenti più utili ed efficaci per migliorare la gestione del paziente anziano e politrattato in area cardiovascolare.

Ben vengano quindi i nuovi strumenti, prediletti da oltre tre clinici su dieci del campione, ma la maggioranza dei professionisti (il 66%) opta per l’uso integrato delle moderne tecnologie con i metodi tradizionali (incontri tematici per gruppi di pazienti, visite ambulatoriali, campagne di sensibilizzazione, numero verde, etc). Si arriva al 70% nella fascia d’età 56-75 anni.

Un’app per supportare l’appropriatezza terapeutica

Consapevole di ciò, Daiichi Sankyo Italia ha sponsorizzato un’app, sviluppata dagli Spedali Civili di Brescia per fornire a medici e farmacisti uno strumento sempre aggiornato, di rapida e facile consultazione, che consenta di gestire al meglio le interazioni farmacologiche e sia di supporto all’appropriatezza terapeutica.

“Sappiamo bene quanto sia impor­tante ridurre gli errori in terapia – precisa Massimo Grandi, amministratore dele­gato di Daiichi Sankyo Italia – specie nei soggetti politrattati, per evitare danni al paziente con conseguenti prolungamenti della degenza o ricoveri ripetuti. Le nuove tecnologie possono essere funzionali e di aiuto anche per le persone con problemi di salute, soprattutto se pazienti cronici”.

Malattie cardiovascolari, l’importanza di diagnosi e terapia

Durante la conferenza stampa di presentazione, ha spiegato Ciro Indolfi, presidente della Società italiana di cardiologia, che “il 60-70% della sopravvivenza tra le persone affette da malattie cardiovascolari, dipende da diagnosi e terapia, supportate dalla tecnologia. In quest’area i soldi investiti sono ben spesi, perché permettono di aumentare la sopravvivenza dei pazienti”. Tra le malattie a maggior prevalenza nella popolazione geriatrica rientrano la fibrillazione atriale e l’iperlipidemia, ma soprattutto lo scompenso cardiaco. “Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte in Italia – aggiunge il clinico – responsabili del 35% delle morti totali e comportano costi, diretti e indiretti, considerevoli per il Ssn”.

I costi dell’assistenza

Basti pensare che oggi gli over 65 ita­liani rappresentano il 23% della popola­zione e assorbono oltre il 50% delle risor­se sanitarie, secondo un’analisi condotta dal Centro di ricerca sulla sanità pubblica dell’Università di Milano-Bicocca su ol­tre un milione di soggetti. “In questa fa­scia d’età vi è un’elevatissima prevalenza di persone con due o più malattie croni­che soprattutto di natura cardiometa­bolica, la cui gestione è particolarmente costosa”, afferma Lorenzo Mantovani direttore del Centro ricerche salute pub­blica (Cesp) e professore associato di Igiene generale e applicata all’Università Bicocca di Milano.

Quali criticità nella gestione del paziente anziano cardiopatico

Sempre secondo i dati della survey il decadimento cognitivo (51,3%), la ridotta o mancata aderenza terapeutica (50,4%) e l’indifferenza o la resistenza ad adottare uno stile di vita sano e attivo (47,8%) sono le principali criticità riscontrate nella ge­stione del paziente anziano cardiopatico o a rischio cardiovascolare. Insieme alla ten­denza all’isolamento dal tessuto sociale e al ridotto o mancato supporto da caregiver o familiare.

Semplificare i percorsi di cura con la tecnologia

“Questi fattori hanno un peso importante nel determinare l’aderenza del paziente ai piani di cura – spiega Gra­ziano Onder del Dipartimento malattie cardiovascolari, endocrino – metaboliche e invecchiamento dell’Istituto Superiore di Sanità – e nell’influenzare lo stato di salu­te e la qualità della vita. La tecnologia può semplificare alcuni percorsi di cura, ma è importante investire sull’educazione del paziente anziano e ‘disegnare’ la tecnolo­gia secondo le sue esigenze, in modo che sia fruibile, tenendo conto dei deficit visivi, funzionali e cognitivi”.

In collaborazione con Daiichi Sankyo