Più spazio alle emozioni, si può fare anche in ufficio

I consigli di Susan David, psicologa alla Harvard Medical School: i manager devono mostrare agilità emotiva con curiosità, compassione e coraggio. Dal numero 175 del magazine

lavoro life science che cambia

Nell’era della rivoluzione digitale le emozioni sono più importanti che mai. In quest’epoca di rapida trasformazione i manager non devono aver paura di manifestarle. Ma iniziare invece un percorso di cambiamento che porterà grandi vantaggi a loro, al team e a tutto il business. “L’agilità emotiva aiuta a stare bene con noi stessi e con gli altri, con curiosità, compassione e coraggio. È così che si fanno continuamente passi in avanti, ricordandosi che il coraggio non è assenza di paura, ma è paura in movimento”. Parola di Susan David, psicologa alla Harvard Medical School, esperta di management, studiosa dell’agilità emotiva e autrice di un libro bestseller “Emotional Agility”, edito in Italia da Giunti. David ha parlato del tema anche al World Business Forum 2019 di Milano.

L’autenticità degli stati d’animo

Dire che tutto va bene non è solo un’abitudine profondamente radicata nei nostri rapporti sociali. Apparire positivi è quanto richiesto sul luogo di lavoro. La scelta giusta? Non esattamente. Grazie all’agilità emotiva è possibile riuscire a comunicare con autenticità il proprio stato d’animo. Per farlo ci vuole tempo, pazienza e una strategia, quella insegnata dalla professoressa Susan David. Secondo questa teoria le emozioni negative hanno un loro valore, fanno parte di noi e ci fanno superare gli ostacoli, dunque bisogna prenderle per quello che sono e accettarle. È cosi che possiamo e dobbiamo contrastare ciò che Susan David definisce “la tirannia della positività”. La rigidità emotiva oggi non funziona più: non aiuta noi, la società, il business, avverte l’autrice. Bisogna cambiare marcia e lasciare spazio all’agilità emotiva. In altre parole, bisogna mettersi in discussione. Un manager oggi deve capire chi vuole essere e di quali competenze ha bisogno per i suoi progetti. Accettare di non avere sempre ragione e rispondere alla domanda: “Che cosa intendiamo quando parliamo di squadra, di team? Che ruolo ho io? Questo aiuta a far venire a galla la parte migliore di ciascuno”.

Una “scacchiera” piena di responsabilità

Per mostrarsi apertamente è importante far leva sull’accettazione. “Chi si accetta è in grado di rivedere i suoi obiettivi tenendo in considerazione come si sente. Occorre essere compassionevoli verso noi stessi, consapevoli di aver sempre fatto il massimo. La chiave per il successo è essere sicuri che faremo del nostro meglio nonostante i vincoli. Mettersi in discussione con curiosità e coraggio. Vedersi come una scacchiera piena di possibilità, piuttosto che come un singolo pezzo sulla scacchiera, limitato a determinate mosse prestabilite”. Infine, mai stare fermi: “il leader dà spazio a piccoli aggiustamenti dei propri atteggiamenti mentali – aggiunge Susan David – delle sue motivazioni e abitudini. Lo scopo è trovare l’equilibrio tra sfida e competenza, in modo da non essere né compiaciuto né sopraffatto”. Sulla stessa linea si esprime Alessia Agliati, psicologa e docente di Pedagogia Interculturale all’Università di Milano Bicocca: “Le competenze emotive sono le abilità che riguardano le capacità di esprimere, riconoscere, denominare, comprendere e regolare le emozioni. Le persone che sanno dare un nome a queste emozioni sanno assumersi maggiori responsabilità”.

Imparare dai bambini?

A differenza dei bambini, gli adulti non sono pronti a cambiare rapidamente, a mettere in discussione i propri modelli di azione. “È faticoso – chiarisce la psicologa – ma si può e si deve fare. A questo scopo sono molto utili quei corsi specifici che insegnano a capire il meccanismo che sta alla base di un’emozione. La ricerca psicologica e le neuroscienze sanno che certe aree del cervello sono coinvolte nella regolazione delle emozioni. E il nostro cervello è plasmabile, si modifica sempre”. Dare un nome alle emozioni è il primo passo per superare le situazioni di disagio. L’errore fa pare della natura umana ed è alla base dell’apprendimento. Se l’errore è vissuto con frustrazione, vengono inibite le possibilità di trovare strade alternative per cambiare.

L’apprendimento graduale

Prosegue la professoressa Agliati: “L’errore paralizza se viene vissuto male, se affrontato in modo positivo apre invece strade alternative. È così che esercito l’intelligenza. Lo sbaglio deve essere considerato un’opportunità. È possibile cambiare il proprio modo di affrontare gli altri”. Su questo, spesso, agli adulti serve un aiuto psicologico per riuscire. “Un percorso vincente prevede la conoscenza dei meccanismi psicologici che ci portano a determinati comportamenti. Ma è indispensabile l’allenamento. Come in palestra alleno i muscoli gradualmente, anche per cambiare modo di pensare e reagire ci vuole gradualità. Se ottengo risultati sono motivato a proseguire”.