Entomoterapia: dalle api alle larve, le molecole di insetti utili in clinica

Possono essere utilizzati come antibiotici o antitumorali, antidolorifici e sostanze che abbassano il colesterolo o hanno azione a livello del sistema nervoso. Sono già in uso per piede diabetico e in studio come potenziali antibiotici

entomoterapia

Si chiama entomoterapia e consiste nell’utilizzo degli insetti come cura, proprio come se fossero un farmaco. Api, vespe, larve, formiche e molti altri insetti, e poi ancora, ragni e scorpioni possono essere utilizzati come antibiotici o antitumorali, antidolorifici e sostanze che abbassano il colesterolo o hanno azione a livello del sistema nervoso. L’entomoterapia, come spiega all’Ansa Stefano Turillazzi dell’Università di Firenze, che di recente ha scritto il libro “Entomoterapia – Gli insetti come farmaci” (Edizioni ETS), trova già applicazioni in non pochi ambiti clinici.  “La larviterapia per esempio viene usata nella cura del piede diabetico – aggiunge – e di altre ulcere di diversa natura e ferite particolarmente importanti che non guariscono”.

La larviterapia

“Ci sono molti trial clinici in corso che sfruttano sostanze estratte dagli insetti” continua lo scienziato, che precisa come la larviterapia sia una tecnica che utilizza larve di mosche per ripulire ferite o piaghe che non guariscono e non rispondono più alle cure antibiotiche.  “È stata validata a livello scientifico, riconosciuta e in uso in Gran Bretagna e Usa” commenta. “Le larve normalmente si nutrono di carne putrefatta e non toccano la carne viva, dove le cellule sono sane; inoltre rilasciano sostanze antibiotiche che aiutano a contenere l’infezione”.

Nuovi (potenziali) antibiotici

Le secrezioni antimicrobiche prodotte dalle larve, vengono rilasciate anche da altri insetti in saliva e veleno. Continua Turillazzi: “Noi abbiamo trovato due antibiotici nel veleno delle vespe, che producono e si ricoprono di veleno e lo attaccano anche sui luoghi dove vanno a passare la fase invernale (ibernacoli) per proteggersi”. Molti di questi antimicrobici, spiega, sono promettenti perché potrebbero aggirare alcune resistenze agli antibiotici, e sono attualmente in studi clinici e di laboratorio. Ad esempio di recente un gruppo di ricerca del Massachusetts Institute of Technology di Boston ha modificato sostanze antimicrobiche del veleno di vespa. Nello, studio pubblicato su Nature Communications Biology,  gli scienziati raccontano di averle usate per trattare in animali infezioni da Pseudomonas aeruginosa. Un ceppo batterico molto temuto perché multiresistente.