Degenerazione maculare senile essudativa, ok dell’Ue a brolucizumab

L’approvazione si basa su due studi clinici testa-a-testa, HAWK e HARRIER, nei quali il farmaco di Novartis ha ottenuto importanti guadagni visivi ad un anno

degenerazione maculare

La Commissione europea ha approvato brolucizumab, di Novartis, in soluzione iniettabile per  il trattamento della degenerazione maculare senile essudativa (wAMD). Si tratta, come riporta una nota diffusa dal gruppo, del primo farmaco anti-VEGF approvato dalla Ue per dimostrare una superiorità rispetto ad aflibercept nella risoluzione dei fluidi retinici (Irf/Srf), un indicatore chiave dell’attività di malattia (endpoint secondari).

Degenerazione maculare senile essudativa, una malattia degenerativa

La wAMD è una malattia degenerativa cronica della vista, causata dal VEGF, una proteina il cui eccesso favorisce la crescita di vasi sanguigni anomali sotto la macula (l’area della retina responsabile di una nitida visione centrale). Il fluido che fuoriesce da questi neovasi altera la normale struttura retinica compromettendo la visione. Inibendo il VEGF, brolucizumab è concepito per sopprimere la crescita di vasi sanguigni anormali e la potenziale fuoriuscita di liquido nella retina.

Il valore terapeutico del brolucizumab

“Attualmente i pazienti con Amd essudativa, che sono per buona parte anziani, incontrano spesso notevoli difficoltà nella gestione della malattia. Riteniamo che brolucizumab – con la sua capacità di risoluzione dei fluidi retinici – apporti un grande valore terapeutico, che aiuterà i medici a ottimizzare i trattamenti in base all’attività di malattia”, ha dichiarato Marie-France Tschudin, presidente di Novartis Pharmaceuticals. “Grazie all’approvazione di questa innovativa terapia biologica, Novartis continua a reimmaginare la medicina per le persone che soffrono di wAMD”.

Brolucizumab, nei pazienti con wAMD idonei, offre la possibilità di iniziare la terapia con un intervallo di dosaggio di tre mesi subito dopo la fase di carico. La decisione di Ema è applicabile a tutti i 28 stati membri dell’Unione europea, oltre a Regno Unito, Islanda, Norvegia e Liechtenstein.

Le cause della malattia

La degenerazione maculare senile essudativa è una delle principali cause di grave perdita della vista e di cecità nelle persone di età superiore ai 65 anni: colpisce infatti oltre 20 milioni di persone in tutto il mondo3,4,8, delle quali circa 1,7 milioni risiedono in Europa. I primi sintomi di wAMD includono una visione sfocata o ondulata7, con la progressione della malattia i pazienti perdono la visione centrale e non riescono quindi a vedere bene gli oggetti situati direttamente davanti a loro7.

Gli studi

L’approvazione europea si basa sui risultati degli studi clinici di fase III HAWK e HARRIER, nel corso dei quali brolucizumab ha soddisfatto il suo endpoint primario, dimostrando guadagni visivi (BCVA, best-corrected visual acuity) non inferiori ad aflibercept a un anno (settimana 48) e mantenendo il risultato anche a due anni.

Brolucizumab ha inoltre ottenuto risultati migliori di aflibercept negli endpoint secondari correlati al fluido: un numero significativamente inferiore di pazienti presentava fluido intra-retinico (IRF, intra-retinal fluid) e/o fluido sotto-retinico (SRF, sub-retinal fluid), rispettivamente 31% per brolucizumab 6 mg vs 45% per aflibercept in HAWK; 26% vs 44% in HARRIER a un anno.

Inoltre, brolucizumab ha dimostrato superiore capacità di ridurre lo spessore retinico (CST, central subfield thickness) – un altro indicatore di malattia. Le differenze osservate alla settimana 16 e ad un anno sono state mantenute a due anni. In entrambi gli studi, con brolucizumab, il 30% in meno dei pazienti (rispetto a aflibercept) presentava segni di attività di malattia già dalla settimana 16.

Le evidenze

In HAWK e HARRIER, oltre la metà dei pazienti affetti da degenerazione maculare senile essudativa (rispettivamente 56% e 51%), ha mantenuto una frequenza di iniezioni di tre mesi per un anno. I pazienti rimanenti sono stati trattati con una frequenza di due mesi.

“L’approvazione odierna rappresenta un passo avanti per i pazienti in Europa che sono alla ricerca di una nuova opzione terapeutica che li aiuti a conservare la vista – e quindi l’autonomia – più a lungo”, ha dichiarato Christina Fasser, Presidente di Retina International. “Questo potrebbe davvero aiutare a semplificare la vita non solo dei pazienti, ma anche di coloro che se ne prendono cura”.

Nell’ottobre 2019 Novartis ha ricevuto l’approvazione dalla US Food and Drug Administration per brolucizumab nel trattamento della wAMD. Nel gennaio 2020 brolucizumab ha ricevuto anche l’approvazione della Swissmedic elvetica e della TGA australiana per il trattamento della wAMD. Novartis è impegnata a rendere disponibile brolucizumab ai pazienti in tutto il mondo; attualmente, ulteriori procedure normative di registrazione sono infatti in corso in Canada, Giappone e Brasile.

Brolucizumab

Brolucizumab (noto anche come RTH258) è il più avanzato frammento anticorpale umanizzato a singola catena (scFv1,7, single-chain antibody fragment). I frammenti anticorpali a singola catena sono molto studiati nello sviluppo dei farmaci per le loro piccole dimensioni, l’ottima penetrazione tissutale, la rapida eliminazione dalla circolazione sistemica e le loro caratteristiche posologiche.

L’innovativa struttura produce una piccola molecola (26 kDa) dotata di una potente inibizione ed elevata affinità a tutte le isoforme VEGF-A. La molecola brolucizumab è stata ingegnerizzata per ottenere la più alta concentrazione di farmaco, fornendo un maggior numero di siti di legame attivi rispetto ad altri anti-VEGF.

Negli studi preclinici, brolucizumab ha dimostrato efficacia nell’inibire l’attivazione dei recettori VEGF attraverso la prevenzione dell’interazione ligando-recettore. L’aumento del pathway VEGF è associato ad angiogenesi oculare patologica e a edema retinico. L’inibizione del pathway VEGF ha dimostrato di inibire la crescita delle lesioni neovascolari e di sopprimere la proliferazione delle cellule endoteliali e la permeabilità vascolare.