Top 100 global innovators 2020, ci sono anche le pharma e medical device

Questi i nomi delle aziende farmaceutiche indicate come “Top 100 Global Innovators” per il 2020: Abbott e Johnson & Johnson, Usa,  Bayer e Merck, Germania, Novartis e Roche, Svizzera. Significativa anche la presenza di aziende di Medical devices tra cui si segnalano Beckton Dickinson, Boston Scientific, Medtronic, Olympus

Pubblicata il 19 febbraio la Derwent Top 100 Global Innovators 2020, creata nove anni fa con l’obiettivo di identificare ogni anno le società più innovative a livello globale.

Le aziende Life science nella Top 100

Questi i nomi delle aziende farmaceutiche indicate come “Top 100 Global Innovators” per il 2020: Abbott e Johnson & Johnson, Usa,  Bayer e Merck, Germania, Novartis e Roche, Svizzera. Da sottolineare come Roche sia l’unica tra queste aziende che compare nella lista delle Top 100 in tutti i nove anni in cui la classifica è stata stilata. Significativa anche la presenza di aziende di Medical devices (che in realtà nel lavoro di Derwent sono classificate nella categoria “Manufacturing and medical”) tra cui si segnalano Beckton Dickinson, Boston Scientific, Medtronic, Olympus. Infine, nella categoria “Chemicals and cosmetics” troviamo diverse altre aziende attive nel mondo healthcare, tra cui 3M, Basf, Dow e DuPont insieme a società giapponesi come Agc e Nichia.

La geografia dell’innovatività

Allargando lo sguardo alla innovation in senso lato, a fronte di un costante aumento dei brevetti depositati anno dopo anno, è da sottolineare come Usa e Giappone dominino ancora largamente il mercato con il 39% e 32% rispettivamente, anche se i numeri sono nettamente aumentati (Usa) e quelle giapponesi diminuiti (nella figura, ricavata dal report, le barre orizzontali indicano le variazioni in positivo o negativo rispetto al 2019), mentre la Cina “classica” fa un po’ di fatica a emergere, “sconfitta” anche quest’anno da Taiwan e a pari merito con la corea del Sud. Per l’Europa, Francia e Germania sembrano gli unici veri poli innovativi. Qui, la notevole assenza di società Uk dalla Top 100 suggerisce che quella della “Top Innovation” sarà una delle poche aree in cui la Brexit non avrà probabilmente impatto.

I criteri per stilare la classifica

La selezione iniziale avviene in un campione di aziende che abbiano almeno 100 brevetti “granted” negli ultimi cinque anni,  (e più di 500 domande depositate in totale) partendo dalle informazioni ricavate dall’indice Derwent World Patents. Viene poi valutato il numero di citazioni da parte di altre società nelle loro domande di brevetto, ricavando cosi quello che sembra un vero e proprio “impact factor dei brevetti”. Ricordiamo infatti che Derwent è una business unit di Clarivate Analytics, la società che “rilascia” ogni anno gli impact factor delle riviste scientifiche. In questo caso le self citations sono però escluse dall’analisi perché introdurrebbero un notevole bias di analisi. Tra le altre misurazioni, viene quantificata la “globalità” delle domande misurando la percentuale di brevetti depositate in tutti e quattro i principali mercati di Cina, Europa (che sembra includere tutti i principali mercati, ma non l’Italia), Giappone e Stati Uniti.