Covid-19, nuovi accordi tra aziende e istituzioni e la ricerca va avanti

L'Ue stanzia altri 230 milioni, Trump negli Usa chiede altri soldi al Congresso e le multinazionali del farmaco si affannano a trovare accordi bilaterali con i cinesi per accelerare sulla ricerca

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Mentre si scrive, i contagi da Covid-19 hanno superato soglia 230 in Italia e il livello di attenzione è massimo. L’Oms è in missione nel nostro Paese per trovare una strategia comune col governo e le istituzioni di mezzo mondo mettono sul tavolo nuove cifre per finanziare progetti di ricerca e ricovero per i contagiati. Ultima in ordine di tempo è la decisione della Commissione Ue di finanziare ulteriormente piani per il contrasto al Covid-19 con ulteriori 232 milioni di euro, dopo il primo round di 10 milioni di fine gennaio.

Soldi in più

Parte di questi soldi saranno allocati immediatamente, il resto sarà diluito nei mesi successivi. “A causa del continuo aumento del numero di contagi – dice la Presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen – la sanità pubblica è la priorità. Dobbiamo lavorare tutti insieme e l’Europa può giocare un ruolo da protagonista”. Anche la Francia intanto ha diramato una serie di misure volte a compensare possibili carenze di beni di vario tipo. Ma i finanziamenti non sono un problema solo da questa parte dell’oceano, perché anche a Washington si stanno cercando soldi per tamponare l’emergenza. Stando a quanto rivela Politico, il presidente Donald Trump sta facendo pressione sul Congresso affinché vengano sbloccati nuovi fondi che, stando ad alcune fonti del giornale americano, potrebbero aggirarsi intorno al miliardo di dollari. Secondo i dati del Center for disease control and prevention negli Usa sono stati confermati 14 casi positivi e le richieste della Casa Bianca, per quanto ancora preliminari, vorrebbero evitare un ulteriore propagarsi della malattia. Al momento sono già stati stanziati 136 milioni, ma non sembrano sufficienti. Per fare un esempio col passato: Obama per la crisi dell’Ebola nel 2014 chiese sei miliardi al Congresso. Gliene furono concessi poco più di cinque.

Gli accordi delle aziende e le università

Ma non sono solo le istituzioni a muoversi. Anche le società sono attive a trovare soluzioni e fanno a gara a chi arriva prima. Una grande biotech cinese, la Clover Biopharmaceutical, con sede a Chengdu, ha deciso di affiancarsi a GlaxoSmithKline per sviluppare un vaccino contro il Covid-19. Le due realtà metteranno insieme le proprie competenze: da una parte la tecnologia del colosso britannico, dall’altra il prodotto in fase sperimentale dei cinesi. Una sfida a lungo termine è stata invece intrapresa da quattro istituti di ricerca. Circa 115 milioni di euro finanzieranno una ricerca di cinque anni per trovare una cura al Covid-19 e vedranno impegnati il China Evergrande Group, la Harvard medical school, Harvard T.H Chan school of public health e il Guangzhou institute for respiratory health. A capo della divisione cinese ci sarà Zhon Nanshan, capo della taskforce governativa contro Covid-19 e uno degli scienziati che isolarono il virus della Sars nel 2003. Lo studio si concentrerà sullo sviluppo di test per la diagnosi rapida, vaccino, trattamenti antivirali e terapie per disturbi respiratori. Il progetto a lungo termine oltre che tenere in considerazione l’esplosione dei focolai attuali, mira a prevederne di nuovi per gli anni a venire. Intanto in primavera sembra che la società Moderna, una delle prime ad essersi messa a lavorare sul vaccino per Covid-19, inizierà la fase clinica di sperimentazione.