Coronavirus, la tentazione del silenzio

Questo giornale non poteva ignorare notizie, dati e dibattiti intorno al virus che atterrisce l’Italia e il mondo, ma lo ha raccontato provando a mantenere un “profilo basso". La scelta del silenzio c'è stata e ci sarà ogni volta che il chiasso si farà assordante, come nel caso del Covid-19. *L'editoriale del numero 176 del magazine

sconfiggere covid-19

La scelta del silenzio per chi fa informazione è un ossimoro bello e buono ma stavolta la tentazione c’è stata e ci sarà ogni volta che il chiasso si farà assordante come nel caso del Covid-19. Questo giornale non poteva ignorare notizie, dati e dibattiti intorno al coronavirus che atterrisce l’Italia e il mondo, prostrandone in molti modi società e economie.

No, il giornale non poteva e non l’ha fatto ma  – idem dicasi il nostro quotidiano online – ha necessariamente lasciato ad altri la contabilità dei casi, il racconto delle misure di igiene adottate e più ancora delle ansie pubbliche e private, mantenendo un “profilo basso”, come suggerisce il corrente lessico.

Il lettore potrà rintracciare qua e là alcuni elementi legati al coronavirus che direttamente si stanno legando al lavoro di centri di ricerca e imprese. Niente di originale, certo. Siamo anche avvantaggiati dal rivolgerci a un target professionale e istituzionale che per definizione ha i piedi per terra, al netto del fatto di essere tutti – loro e noi – cittadini, genitori, figli con legittime preoccupazioni, ma anche con voglia e necessità di guardare al futuro. Nessuno strillo, quindi.

Coronavirus, affidarsi alla scienza

Tutti capiscono che la soluzione come sempre arriverà solo maneggiando gli strumenti della ragione, scienza in primis, senza i quali né vaccini, né farmaci, né dispositivi, né qualsivoglia forma di disease management sono lontanamente ipotizzabili. Gli stessi strumenti speriamo ci restituiscano anche una politica rinsavita, meno incline agli scontri pretestuosi e più attenta alla tutela della res publica che non agli umori delle masse, rese cieche dalla paura, come accaduto in queste settimane.

I conti si fanno alla fine

Quando tutto sarà finito (o più realisticamente attenuato) ci sarà il tempo di contare i cocci e di scovare responsabilità. Frase che detta così perde la sua nobilissima accezione originaria (responsabilità è ciò che dovrebbe ispirare le azioni individuali e i rapporti con il mondo che ci circonda) e la fa assomigliare invece all’anticamera della colpa, quella che cioè s’attira conseguenti atti punitivi e/o discriminatori. Non è quello che serve.

Come sa bene chi si occupa di ricerca scientifica e risk assessment, il presupposto per avere buoni risultati e instaurare processi affidabili è poter indentificare e discutere liberamente anche gli errori commessi. Senza paura o vergogna.

Il ruolo dei media

Purtroppo in Italia, paure e vergogne sono invece state create o cavalcate strumentalmente anche da certi media (le “Prove tecniche di strage” evocate da Libero difficilmente saranno dimenticate, mentre lo sarà il successivo e fastidioso appello “Diamoci tutti una calmata” apparso sullo stesso organo).

Molto si è scritto e si scriverà ancora sul ruolo dell’informazione in questa e altre vicende, ma c’è da scommettere che alla fine “la colpa è dei giornalisti” sarà uno dei tormentoni più ascoltati. Con qualche ragione e molti torti, però.

I media stanno facendo una fatica immane a selezionare le fonti e a distillare notizie, separando ciò che conta da ciò che di incontrollato e contraddittorio perviene da chiunque. Si dirà che è proprio quello il dovere del giornalista. Sì, ma non è facile e buona regola sarebbe anche tenere a freno lingua e tastiere da parte di chi esercita funzioni più o meno rilevanti.

Un sovraccarico di informazioni

Invece sono centinaia le e-mail che pervengono ogni giorno ai nostri account. Con quelle misuriamo anche la smania di sgomitare per accostare il proprio nome, marchio, attività, società a un evento drammatico che genera enorme attenzione. Chi ci scrive, molto spesso, ci pare smarrisca oltre la responsabilità anche il senso del ridicolo.

Sapevate che un notissimo frutto secco – di quelli che non mancano sui tavoli dei fino a ieri vietatissimi aperitivi milanesi – contiene elevatissime proprietà anti virali? Oppure che i coach sono indispensabili per placare la psicosi dilagante? Noi no. Né ci va di raccontarlo.