Cannabis in veterinaria, come e quando può essere utilizzata

In cani, gatti e cavalli si usa come trattamento sintomatico di supporto alle terapie standard per la riduzione dell'ansia, sollievo dal dolore, miglioramento della mobilità negli animali con osteoartrosi. Tuttavia, i benefici non sono universali e non ci sono studi sufficienti per trarre conclusioni oggettive. Dal numero 4 di AboutPharma Animal Health

farmaco a base di cannabis per l’epilessia

Il dibattito sulla cannabis e il suo utilizzo è molto acceso negli ultimi tempi, e vede contrapposte ragioni scientifiche, etiche e quelle meramente economiche. Oggi i prodotti a base di cannabis vengono consumati in una miriade di modi, oltre quelli medici o “ricreativi”: dal fumo nelle sigarette alla produzione di caramelle, oli e bevande, così come preparazioni alimentari, cosmetiche e di tipo industriale (corde, carta, tessuti e altri).

Secondo il recente “The European Cannabis report” entro il 2028 la cannabis legale potrebbe generare un fatturato totale di 15,8 miliardi di euro, dei quali 7,5 derivante dalla cannabis ad uso medico, e 8,3 miliardi da quella ad uso ludico. Sono ben 23,5 milioni le persone in Europa che consumano cannabis a scopo ricreativo, di cui il 14% costituito da under 34. A queste cifre, si aggiungerebbero 24,7 miliardi derivanti dalla cannabis industriale, per arrivare ad un mercato totale di 40,5 miliardi di Euro, circa il 68% del fatturato complessivo attuale del comparto agricolo.

La classificazione

Della pianta della Cannabis ne esistono tre sottospecie: la cannabis sativa, la cannabis indica e la cannabis ruderalis. A seconda della varietà e dell’allevamento, la pianta di cannabis può contenere fino a 500 composti e oltre 100 cannabinoidi aggiuntivi, che contribuiscono a definire l’aroma, il sapore e gli effetti psicoattivi della pianta. Il principale componente psicoattivo contenuto nella cannabis è il delta-9-tetraidrocannabinolo (Thc), che deriva principalmente dal fiore, mentre il composto che ha ricevuto l’attenzione maggiore per i potenziali usi medici e ricreativi è il cannabidiolo (Cbd). Dal 1961 le infiorescenze di cannabis sono sotto controllo internazionale come sostanze stupefacenti (Convenzione unica delle Nazioni uniti 1961, Incb-International Narcotics Control Board Yellow list), e quindi soggette alle disposizioni del Testo unico stupefacenti (Dpr 309/90), come la necessità di autorizzazione per la coltivazione/ commercio e le sanzioni anche penali in caso di violazione.

Dei cannabinoidi maggiori, soltanto il Thc è annoverato tra le sostanze psicotrope (green list dell’Incb). Per quanto riguarda il Cbd il dibattito è ancora aperto. Secondo un recente rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità, esso non presenta effetti indicativi di abuso o potenziale di dipendenza. Per questo già nel gennaio 2019 l’Oms ha proposto di modificare la Convenzione Unica per escludere dal controllo i preparati di Cbd. Tuttavia, la presenza di nuovi studi che riscontrerebbero degli effetti psicoattivi anche da parte del Cbd ha bloccato la modifica, in attesa di maggiori approfondimenti.

Impiego in medicina

In analogia al settore umano, anche in ambito veterinario, e specialmente in cani, gatti e cavalli, è considerato un trattamento sintomatico di supporto ai trattamenti standard, nella riduzione dell’ansia, sollievo dal dolore, miglioramento della mobilità negli animali con osteoartrosi, riduzione della dimensione del tumore, miglioramento dell’appetito, miglioramento del controllo del diabete di tipo 2, condizioni infiammatorie e problemi digestivi e un migliore controllo delle crisi epilettiche. Tuttavia i benefici non sono stati universali e i trattamenti di successo si basano su singole condizioni soggettive (stato generale, patologia, metabolismo etc…) e ad oggi non sono stati pubblicati studi controllati sufficienti per trarre conclusioni oggettive.

I medicinali a base di cannabis possono essere preparati dal farmacista in farmacia a partire da sostanze attive. Ad oggi sono disponibili sul territorio italiano due sostanze attive, la Cannabis FM-2 e la Cannabis FM-1 (le quali differiscono per contenuto di Thc e Cbd), prodotte dallo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, previa comunicazione di stima del fabbisogno da parte delle Regioni e Province autonome⁷. È possibile anche importare sostanze attive non autorizzate in Italia dall’Omc (Office of medical cannabis) del ministero della Salute olandese, mediante apposita procedura.

L’uso industriale

Le varietà di cannabis sativa L. inserite nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole che non rientrano nella classificazione di stupefacenti e psicotropi, possono essere coltivate senza necessità di autorizzazione, quando destinate esclusivamente per la produzione di fibre o altri usi industriali consentiti, tra cui la produzione di alimenti, cosmetici, materie prime biodegradabili e semilavorati innovativi per le industrie di diversi settori.

In tal caso devono essere applicate le disposizioni previste dalla Legge 242/2016, come l’utilizzo di sementi certificate per un Thc inferiore allo 0,2% (i cui cartellini devono essere conservati per almeno 12 mesi), e l’obbligo di campionamento annuo da parte delle autorità preposte. Saranno considerate accettabili le coltivazioni che presenteranno una presenza di Thc fino ad un massimo dello 0,6% (calcolata come media tra campioni di piante), e nessuna responsabilità verrà posta in carico all’agricoltore in tal caso, mentre oltre tale soglia le piante saranno sequestrate e distrutte.

Nei mangimi

Se in campo umano, è di poche settimane fa la pubblicazione del Decreto ministeriale che definisce i livelli massimi di THC negli alimenti (DM 4 nov 2019), nell’alimentazione animale già da tempo è chiaro che è possibile ammettere la cannabis soltanto se conforme alla definizione di materia prima, e solo se derivante dalla varietà di cannabis sativa L. con un contenuto massimo di Thc dello 0,2%. Potranno perciò essere usate le forme di Cannabis inserite nel Catalogo comunitario delle materie prime per mangimi (quali il pannello, l’olio, la farina, la fibra di canapa). Per contro, i fitocannabinoidi (Cbd e complessi), quando estratti dalla canapa e successivamente purificati e standardizzati, rientrano nella definizione di additivi, che necessitano di una autorizzazione a livello comunitario ad oggi non presente, e pertanto il loro utilizzo nei mangimi è vietato. Questo significa che il Cbd non potrà essere indicato sotto nessuna voce di etichettatura.

Prodotti cosmetici

In campo veterinario, a differenza di quello umano, non esiste una normativa specifica su prodotti cosmetici. Essi vengono generalmente classificati come prodotti tecnici, status che permette loro di essere venduti liberamente, bypassando di fatto normative più stringenti, purché nella presentazione del prodotto (sia in etichetta sia in tutti i claims e documenti accompagnatori del prodotto stesso) non ci siano diciture ingannevoli o che farebbero ricadere il prodotto in altre definizioni giuridiche, come ad esempio quella di medicinale veterinario quando si pubblicizzino modalità curative.