Amazon vuole sviluppare un vaccino contro il raffreddore

Il colosso di Seattle sarebbe all’opera da oltre un anno al progetto segreto denominato “Gesundheit”, finalizzato allo sviluppo di una cura per una delle infezioni più comuni, su cui starebbero lavorando circa cento esperti del team “Grand challenge”

rinosinusite cronica

Amazon sta lavorando allo sviluppo di un vaccino contro il raffreddore. Secondo quanto riporta Cnbc, il colosso di Seattle sarebbe all’opera da oltre un anno al progetto segreto denominato “Gesundheit”. Su tale progetto stanno lavorando circa cento esperti del team “Grand challenge”, un gruppo di ricerca e sviluppo che opera sotto l’ala della divisione cloud del gruppo (Amazon web service).

Le mosse di Amazon

Dall’analisi di Cnbc emerge la volontà da parte di Amazon di sviluppare internamente il progetto. L’obiettivo è tuffarsi nel business dell’assistenza sanitaria, che vale circa  3,5 trilioni di dollari solo negli Stati Uniti. Tuttavia, non è chiaro in che modo Amazon si stia avvicinando a questa sfida, né quanti soldi stia investendo. Anche perché, la società di Jeff Bezos non ha ancora riconosciuto pubblicamente l’attività di Grand challenge, e nemmeno l’esistenza di un gruppo di ricerca sul raffreddore.

Raffreddore, i numeri negli Usa

I numeri di un’indagine storica del 2003 dell’Università del Michigan, riporta ancora Cnbc, mostrano l’incidenza dei raffreddori sull’economia statunitense: l’impatto è di 40 miliardi di dollari all’anno. Ma oggi la cifra è molto più alta. A causare tale perdita sono sia le visite mediche, sia il calo della produttività. Lo studio in questione, inoltre, ha riportato che i raffreddori sono anche responsabili di quasi 200 milioni di giorni di scuola persi, con conseguente assenza dal lavoro da parte dei genitori. L’obiettivo di Amazon è anche quello di valutare l’impatto del raffreddore sulla società.

Non solo Bezos

Ma Bezos e soci non sono gli unici a puntare sullo sviluppo di una cura contro il raffreddore. Alcuni ricercatori dell’Università di Stanford e della California sembra stiano  lavorando a un nuovo approccio nei confronti dell’infezione, che prevede la disabilitazione temporanea di una singola proteina all’interno delle nostre cellule. Così come lo stanno facendo anche i ricercatori del Chan Zuckerberg Biohub, finanziato dal fondatore di Facebook Mark Zuckerberg e da sua moglie Priscilla Chan.