L’impatto della Covid-19 sugli altri farmaci in Europa e nel mondo

Ritardi nelle approvazioni per dare priorità ai trattamenti contro il nuovo coronavirus e difficoltà a reclutare pazienti nelle zone più colpite. La pandemia rischia di intaccare non poco il lancio di nuovi prodotti

L’impatto sugli altri farmaci dell’esplosione della Covid-19 potrebbe essere notevole. Secondo un’analisi di Jefferies, società di consulenza finanziaria, la nuova corsa all’oro per una terapia contro Sars-Cov-2 potrebbe rallentare la diffusione di altri medicinali o, comunque, modificare grandemente tutta la catena di esigenze delle aziende farmaceutiche.

Trial clinici rallentati, pochi pazienti e regolatorio intasato

Molte aziende farmaceutiche hanno ridotto o bloccato l’arruolamento dei pazienti nelle zone più colpite, si veda Cina e soprattutto Italia. Ciò ha delle forti implicazioni perché c’è un ridotto margine di pazienti da visitare e analizzare e quindi si rischia di accumulare ritardo sulla tabella di marcia già predefinita. Senza contare poi che tutte le agenzie regolatorie più importanti, su tutte Ema e Fda hanno attivato i propri fast track per le terapie anti-nuovo coronavirus dando a quest’ultime priorità assoluta. Tra l’altro Ema deve ancora assorbire il trauma del trasloco da Londra ad Amsterdam che di certo non aiuta.

Il ritardo dei lanci di nuovi farmaci

C’è anche il problema del lancio di nuovi medicinali. Ad esempio Novo Nordisk sta per lanciare semaglutide, un anti-diabete di tipo 2, ma al momento le cose vanno a rilento con un rischio, riferisce Jefferies tramite Pharmaforum, che l’azienda non riesca a raggiungere la stima di oltre 500 milioni di dollari di vendite previste. Anche Astrazeneca potrebbe avere lo stesso problema con acalabrutinib pensato per la leucemia linfatica cronica. A rischio vendite per 444 milioni di dollari. Risdiplam di Roche contro l’atrofia muscolare spinale è impantanata nel processo regolatorio e anche Astrazeneca sta ancora aspettando che la Fda si pronunci sulla nuova indicazione contro il cancro alla prostata di olaparib. Gli analisti ritengono che la situazione attuale comporti una perdita di guadagni dell’1% per i grandi gruppi farmaceutici come Astrazeneca, Novo Nordisk, Gsk, Novartis, Roche e Sanofi. Tra l’altro le vendite potrebbero subire un calo del 10% nel canale ospedaliero.

Male per uno, buono per l’altro

Anche la concorrenza può essere soggetta all’espansione ulteriore della pandemia. Pensiamo ad esempio alle difficoltà di produzione di una fabbrica a seguito di restrizioni governative per fare fronte all’emergenza Covid-19. Il calo produttivo andrebbe a ledere la fetta di mercato di quella specifica società, favorendo, d’altra parte, i concorrenti che magari non hanno riscontrato le stesse difficoltà. Non a caso molte delle fabbriche di produzione di principi attivi sono in Asia dove il virus ha colpito con particolare ferocia.