Covid-19, i pet non sono “untori”

Intervenuto a uno streaming con oltre 7 mila veterinari organizzato da Anmvi con Msd Animal Health, Sergio Rosati del Dipartimento di Veterinaria dell’Università degli studi di Torino ha annunciato la preparazione di un test sierologico e ha rivolto un appello ai colleghi che volessero procurare sieri di cani e gatti da zone rosse

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Gli animali possono trasmettere il Sars-cov-2? Se lo sono chiesti in tanti dopo il caso del volpino di Pomerania di 17 anni di Hong Kong, che era risultato debolmente positivo al coronavirus per ripetute tracce di Sars-Cov-2 nei tamponi nasali. Notizia che ha fatto subito pensare al passaggio dall’uomo al cane, poi “non confermato dal responso negativo della sierologia e dalla replicazione insignificante”, come ha affermato Canio Buonavoglia, docente di malattie infettive a Bari, intervenuto alla question time “Covid-19 e Medicina Veterinaria” trasmesso da EV- Eventi Veterinari in streaming, organizzato da Anmvi in collaborazione con Msd Animal Health. “I pet non possono costituire in alcun modo un pericolo per la Covid-19, non sono untori” ha aggiunto Buonavoglia.

L’appello ai veterinari delle zone rosse

A tal proposito però Sergio Rosati del Dipartimento di Veterinaria dell’Università degli studi di Torino ha annunciato la preparazione di un test sierologico che dovrebbe essere pronto la prossima settimane. E ha lanciato un appello ai colleghi che volessero procurare sieri di cani e gatti da zone rosse. “Se si dimostrasse l’assenza di sieroconversioni – ha aggiunto – si potrebbe dare una volta per tutte una risposta definitiva alla questione”.

Pipistrelli…

Tra le domande che gli oltre 2700 veterinari – collegati in streaming – hanno rivolto agli esperti di virologia veterinaria chiamati a fare il punto sull’emergenza in atto, non è mancato un riferimento all’origine del nuovo coronavirus. Il Sars-cov-2 è stato, infatti, messo in relazione ai pipistrelli e benché la comunità scientifica non abbia ancora detto l’ultima parola sulla questione, Rosati ha ricordato che “nel pipistrello albergano numerosi virus temibili”. “Il pipistrello – ha aggiunto – vive sulla terra da 50milioni di anni in co-evoluzione con tantissimi virus. In questo modo che tra ospite e parassita si crea una convivenza e le infezioni sono silenti”.

…e wet market

Al pipistrello come “serbatoio di virus”, vanno aggiunti i fattori socio economici che possono aver innescato l’epidemia. In alcune regioni come il Centro-Africa o l’Asia, esiste infatti una lunga tradizione rurale a consumare animali selvatici, “che porta a contatto con deiezioni e animali eviscerati” ha aggiunto Rosati.  “Queste abitudini confinate in aree rurali non avevano il potenziale pandemico che hanno invece i wet market quando sono portati nelle grandi città. Questo aumenta il rischio di contatto con materiale infetto. Non escluderei che gli addetti alle cucine fossero positivi a questo virus da molto prima della pandemia”.

Le gestione dei pet

Per quanto riguarda la gestione degli animali da compagnia, in caso di soggetti positivi alla Covid-19, Rosati ha ribadito come in tal caso dei pet dovrebbe occuparsi un’altra persona “per lo stesso principio di distanziamento che vale per tutti”. Proprio per evitare di contaminare oggetti o gli stessi alimenti per gli animali, l’esperto ha anche stressato l’importanza di un uso corretto dei guanti di protezione e delle regole igieniche nella manipolazione dei cibi. Infine poiché i proprietari continuano a portare gli animali dal veterinario anche durante questa emergenza sanitaria, oltre alle raccomandazioni contenute nei vari protocolli, gli esperti hanno ricordato ai veterinari l’importanza anche degli occhiali protettivi quando si ha a che fare con il proprietario. “Perchè i carrier umani, asintomatici, sono molti di più di quello che si pensava. Per questo bisogna tenere la distanza anche se si indossa la mascherina”.