Oie, per superare la crisi Covid-19 serve un approccio One Health

Mettere insieme virologi, ecologisti e naturalisti per trovare soluzioni comuni. Serve multidisciplinarietà perché da soli non si va da nessuna parte. Secondo l'organizzazione internazionale prima bisogna capendo meglio gli animali si possono poi trasferire le conoscenze al comparto umano per prevenire le future epidemie

coronavirus microscopio

Come si può superare la crisi Covid-19? Per l’Oie, l’Organizzazione mondiale della sanità animale bisogna intervenire in maniera multidisciplinare. Nello specifico, in un’estratto di un’intervista pubblicata sul profilo twitter dell’ente, si fa riferimento proprio all’approccio One Health tipico della salute animale per superare le difficoltà del momento. A parlare nel video è William Karesh, Presidente del gruppo di lavoro Oie sulle patologie di animali selvatici.

L’approccio è uno soltanto: multidisciplinare

“L’approccio One Health lo riteniamo fondamentale anche in questo caso, perché interessa, nell’ambito animale, una multitudine di specie. La Covid-19 ne è un esempio – prosegue l’esperto – perchè richiede l’esperienza di virologi, naturalisti ed ecologisti per saperne sempre di più. Esperti di salute animale ed esperti di salute umana devono collaborare insieme, perché è l’unico modo per venirne fuori. Da soli non si riesce. Questa occasione dovrebbe motivare tutti a collaborare per le epidemie future”.

L’origine animale del coronavirus

I coronavirus sono una famiglia di agenti patogeni molto comuni negli animali e una parte di questi affligge anche l’uomo. La maggior parte di quest’ultimi, come rivela sempre Karesh, scatena solo lievi sintomi influenzali e altri affliggono le vie respiratorie. Stessa cosa per gli animali dove gli effetti possono essere problemi polmonari o gastrointestinali.

La questione dibattuta sui pipistrelli

Capro espiatorio del momento sembra essere il pipistrello. Dopo le ipotesi sul serpente e il pangolino, il candidato numero uno per essere il primo veicolo di trasmissione della patologia all’uomo sembra proprio il pistrello, anche se vi sono ancora dei dubbi al riguardo da parte della comunità scientifica. Per verificare il salto di specie, l’Oie ha subito attivato la sua rete di contatti con gli esperti di patologie animali per capirne di più. Esiste infatti un gruppo di lavoro chiamato R&D Blueprint che si occupa di scoprire e anticipare le nuove epidemie causata dalla cosiddetta “malattia X”, ossia una patologia incontrollabile che potrebbe affliggere l’umanità da qui ai prossimi anni. Analisi di questo tipo permetterebbero quindi di prevedere gli scenari futuri e approntare piani di emergenza sanitaria che, come si sta vedendo, nessun Paese al mondo ha. “Bisogna capire bene le patologie animali e poi trasferire queste conoscenze al settore umano”, dichiara Karesh.