Parte “Gefacovid”, una sfida genetica contro il Sars-Cov-2

Partirà dall’Italia (dall’Università di Roma Tor Vergata) coinvolgendo partner europei, cinesi e iraniani, lo studio genetico Gefacovid, per rispondere alle numerose domande ancora senza risposta sul nuovo coronavirus. Dal perché colpisce maggiormente gli uomini al perché alcune persone rispondono meglio di altre. Scopo finale sarà fornire nuove soluzioni diagnostiche e terapeutiche

Gefacovid Sars-Cov-2

Si chiama Gefacovid (dove gefa sta per “genetic factors”), e rappresenta un altro potenziale strumento per conoscere meglio il nuovo coronavirus Sars-Cov-2 e combatterne l’emergenza. Il progetto sarà coordinato dall’Università di Tor Vergata e in particolare dal genetista Giuseppe Novelli, che ne ha annunciato la partenza oggi all’Adnkronos Salute. Si tratta in sostanza di uno studio genetico, il cui obiettivo è fornire una risposta alle tante domande non ancora esplorate che riguardano il Sars-Cov-2. Sarà importante per esempio capire perché il virus colpisce più gli uomini rispetto alle donne. Perché in alcuni soggetti il sistema immunitario risponde meglio di altri all’infezione e quali fattori genetici sono implicati in questa differente risposta. Come si comporta il virus e così via. Lo scopo finale, sarà poi quello di fornire nuove soluzioni diagnostiche e terapeutiche, anche personalizzate, grazie alle maggiori conoscenze acquisite.

Il progetto Gefacovid

Il progetto Gefacovid intende esaminare in dettaglio i polimorfismi genetici e i meccanismi patogenetici del virus. Nonché i dati genetici, genomici, metabolomici, epidemiologici e clinici. Con l’obiettivo di identificare i biomarcatori che conferiscono ai soggetti una particolare suscettibilità all’infezione, aumentando il rischio di complicazioni potenzialmente letali. “Queste informazioni – ha spiegato Novelli – saranno sviluppate a un livello che potrebbe essere sfruttato per lo sviluppo di terapie e diagnosi da utilizzare sia in laboratorio sia sul campo. Con l’obiettivo di prevenire ulteriori perdite umane. Lavorando a stretto contatto con partner aziendali e clinici, perseguiremo soluzioni rapide e clinicamente attuabili, che faciliteranno nuovi approcci preventivi e interventi medici dinamici”.

I partner del progetto

Il progetto – che parte dall’Italia ma coinvolge partner europei, cinesi e iraniani – è stato candidato per l’assegnazione dei fondi Ue stanziati per il contrasto all’attuale pandemia e coinvolgerà una massiccia aggregazione di soggetti. Ventinove per la precisione, tra accademie (Università di Padova, Brescia, Torino, Trieste, Essex, Essen, Madrid, Monaco, Maastricht, Isfahan), istituzioni (Istituto nazionale malattie infettive Spallanzani, Istituto superiore di sanità, Inserm Brest, Sinh Shanghai), Fondazioni (Aviralia, Lorenzini) aziende (ThermoFisher, BBraun, Abbvie, Alfa-Sigma, DaVinciDigital therapeutics, Novartis), imprese biotech (Bioscience Genomics, Personal Genomics, Diatheva, Toma-Impact Lab Group, GenDx, PharmGenetics GmbH).

Sarà inoltre sviluppato un “hub” di innovazione: una sinergia altamente specializzata fra le principali istituzioni accademiche, in grado di svilupparsi in una rete virtuale per la ricerca scientifica avanzata e strategie di controllo per futuri focolai.