Borse e coronavirus: tiene l’healthcare, svettano Gilead e Diasorin

Rispetto ad altri settori industriali, la farmaceutica pur perdendo qualcosa reagisce meglio alla crisi economica che sta iniziando a intravedersi. In relazione ai produttori di generici il resto del pharma perde il 10% in meno. Chi cerca un trattamento per Covid-19 vede le proprie quotazioni salire. *Dal numero 177 del magazine

coronavirus

La pandemia di coronavirus sta indubbiamente generando uno shock sull’economia con pochi precedenti. Nel breve periodo, l’impatto macro-economico è destinato a essere molto significativo: nel primo semestre dell’anno si stima che Paesi come Italia e Spagna, tra i più colpiti dal virus, possano registrare una diminuzione del tasso di crescita del Pil di oltre 5 punti percentuali, seguiti da Germania (-4,3%) e Francia (-3,6%) a comple- tare un quadro estremamente critico. Gran parte del rallentamento è dovuto al drastico calo dei consumi di beni cosiddetti “non essenziali”, manifestatosi in una pluralità di settori, dal turismo (il più colpito in assoluto, con un -24% del fatturato nell’ultima settimana di febbraio rispetto alla media settimanale del 2019) all’elettronica, fino all’entertainment.

Anche il consumo di farmaci ha subito un rallentamento per quanto riguarda il segmento del consumer healthcare (che diversi studi mostrano come fortemente correlato all’andamento del Pil pro capite), mentre sono stabili le vendite dei farmaci su prescrizione. Molto più incerta la situazione per quanto riguarda il medio-lungo periodo, dove ci si aspetta un calo del Pil significativo anche nei prossimi quattro trimestri e una leggera ripresa solo nella seconda parte del 2021 – soprattutto se il virus dovesse diventare endemico e dovesse verificarsi una seconda ondata di contagi nell’autunno 2020. Per tornare ai valori di crescita precoronavirus è possibile si debba attendere il 2022.

Un crollo delle borse non omogeneo tra i vari settori

Per ritrovare i mercati azionari ai livelli di qualche mese fa, invece, potrebbe volerci più tempo: gli effetti del coronavirus sul contesto macro-economico hanno infatti avuto inevitabili e pesantissime ripercussioni sulle Borse, dove la maggioranza dei titoli ha bruciato in pochi giorni i rialzi realizzati negli ultimi tre anni, a causa di una situazione di grande preoccupazione dove più del 60% delle persone, secondo un recente sondaggio, ritiene che la pandemia rappresenti una minaccia seria o estremamente seria.

Il calo, tuttavia, non è stato omogeneo tra le diverse industry: osservando l’indice S&P 500 (che registra la performance delle 500 aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione) si nota come i settori più penalizzati no a questo momento siano stati, oltre proprio a quello dei beni di consumo non essenziali (-28%), quello energetico (-54%, influenzato però dalla “guerra del petrolio” tra Arabia Saudita e Russia) e quello bancario (-35%). In questo contesto, l’healthcare è stato tra i settori che ha fatto registrare le performance migliori, pur con un calo di 20 punti percentuali: è opportuno, peraltro, distinguere tra società farmaceutiche, che solo in rari casi hanno perso più del 15%, e player in ambito medtech che, fatta eccezione per la diagnostica, spesso hanno lasciato sul terreno più del 30% del valore.

Tra le società farmaceutiche, in parti- colare, le aziende attive nello sviluppo di farmaci innovativi hanno, in media, limitato le perdite, cedendo quasi 10 punti percentuali in meno rispetto alle aziende produttrici di generici (-15.6% le prime, -23.9% le seconde): ciò si spiega soprattutto grazie alla performance positiva di alcuni “outlier” in grado di trovare l’angolo giusto per  affrontare l’emergenza sanitaria, sviluppando soluzioni per la diagnosi o per il trattamento della malattia che potrebbero essere lanciate sul mercato nei prossimi mesi o, in alcuni casi già auspicabilmente nelle prossime settimane.

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Il mercato premia l’innovazione nel settore farmaceutico

Con l’aumentare del numero dei contagi a livello globale è infatti cresciuto anche il numero di studi clinici su farmaci potenzialmente adatti a prevenire o curare Covid-19: nel solo ultimo mese, questo numero è più che raddoppiato, da 28 a 57 (di cui 50 studi nuovi e 7 aggiornamenti di studi già esistenti), a testimonianza dell’impegno di uso da parte delle aziende a trovare una risposta ad un problema che ormai ha assunto portata globale. In alcuni di questi casi, il mercato ha dato fiducia alle evidenze preliminari e ai primi annunci delle società che stan- no portando avanti gli studi, le quali hanno visto crescere in modo repentino il valore delle proprie azioni.

Il caso Diasorin

È il caso, ad esempio, di Diasorin: l’azienda italiana ha recentemente an- nunciato il completamento (presso gli ospedali Spallanzani di Roma e San Matteo di Pavia) degli studi su un test che permette di diagnosticare il virus in meno di un’ora (rispetto alle 5-7 ore impiegate attualmente). Il test è stato approvato dalla Fda a fine marzo e potrebbe consentire, oltre a una velocizzazione del processo di diagnosi, anche una decentralizzazione dei test e quindi una più efficiente gestione del ricovero del paziente. A seguito della notizia, il titolo Diasorin è cresciuto del 14% in un solo giorno, tornando ad attestarsi su valori pre-coronavirus.

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I farmaci di Gilead

Sul fronte dei farmaci, chi sembra vicino a trovare una risposta all’emergenza è Gilead, società che ha avviato cinque studi clinici sull’uomo del farmaco remdesivir, originariamente sviluppato per il trattamento dell’Ebola. Sull’onda di un di uso ottimismo da parte degli esperti e della World health organization (Who) – che ha definito il farmaco come il più promettente nella lotta al Covid-19, soprattutto per quel che riguarda il trattamento dei pazienti in condizioni severe – il prezzo delle azioni Gilead ha registrato un incremento del valore superiore al 25% nelle ultime quattro settimane.

Rna messaggero di Moderna

Oltre a Gilead, tra le aziende che stanno registrando un forte miglioramento della performance borsistica c’è anche Moderna, che ha visto quasi duplicare il valore delle proprie azioni da inizio anno. La società americana, specializzata nella ricerca e sviluppo di farmaci basati sull’Rna messaggero, ha fatto partire pochi giorni fa uno studio clinico che vedrà coinvolti 45 volontari sani e che riguarda un vacci- no basato sull’introduzione nell’organismo della copia (realizzata in laboratorio) di una parte del virus, cioè le proteine superficiali che conferiscono la forma a corona e che sono in grado di stimolare la reazione immunitaria. I primi risultati potrebbero arrivare prima della ne dell’estate.

Capitalizzazione boom per Novavax

Interessante il caso di Novavax, start-up americana che non ha ancora lanciato dei farmaci sul mercato (e che, pertanto, al momento non realizza ricavi né profitti): da quando ha annunciato di aver avviato uno studio su un vaccino contro il coronavirus, ha più che triplicato la propria capitalizzazione di borsa (con il prezzo di una singola azione passato dai 4,5 dollari di inizio anno ai 16 dollari di ne febbraio), assestandosi negli ultimi giorni su un valore superiore ai 10 dollari. A questo boom ha concorso anche l’imminente annuncio (atteso a giorni) dei risultati di Fase 3 su un altro vaccino non legato al Covid-19, a dimostrazione di come il mercato continui a monitorare con grande attenzione anche i progetti non legati alla pandemia.

Nonostante la situazione di panico, quindi, i mercati hanno ancora voglia di scommettere su quelle aziende che, attraverso l’innovazione e la ricerca, stanno provando a dare una risposta in tempi rapidi a quella che qualcuno ha già definito “la pandemia del secolo”. Del resto, se è vero che la missione fondamentale delle società di healthcare è quella di prendersi cura della salute dei pazienti, questo è ancor più vero in queste settimane di emergenza: nessuno è in grado di sapere con certezza che effetti avrà il Covid-19 sulla popolazione mondiale e sull’economia globale, ma è certo che le società farmaceutiche e medtech svolgono e continueranno a svolgere un ruolo fondamentale nel tentativo di mitigarne l’impatto e di trovare una soluzione di portata globale.