Condividere i brevetti per tecnologie contro Covid-19, il Costa Rica propone, l’Italia ci pensa

Il Governo di San José chiede all'Oms un intervento per rendere più fruibili le tecnologie contro l'emergenza coronavirus. Da noi il Parlamento è stato sollecitato a prendere una posizione e affiancare la proposta

Il governo del Costa Rica, con una lettera datata 23 marzo 2020, chiede ufficialmente all’Organizzazione mondiale della sanità di creare un team di esperti, giuristi e scienziati, per mettere insieme una serie di brevetti di tecnologie contro Covid-19 e di renderli disponibili a tutti. A firmare la lettera sono stati il presidente della Repubblica costaricense Carlos Alvarado Quesada e il ministro della Salute Daniel Salas Peraza. Anche l’Italia è stata sollecitata, in particolare dall’Associazione Luca Coscioni che ha coinvolto il deputato Lia Quartapelle, la quale, dovrebbe presentare un’istanza al Parlamento nostrano sul tema.

La richiesta

Il pool di esperti “dovrà includere – è scritto nella lettera – brevetti esistenti e futuri per le invenzioni, dati sui test, know-how, linee cellulari, copyright e prototipi per i test diagnostici e risultati preliminari di medicinali e vaccini. Inoltre dovrà provvedere a rendere accessibile a tutti gli Stati membri (dell’Oms, ndr.) le licenze”. Con il documento, sostanzialmente, il Costa Rica chiede che l’Oms si attivi affinché prepari un memorandum of understanding per condividere le idee e i progetti finanziati dal settore pubblico e altri attori interessati. “Chiediamo inoltre che l’Osservatorio globale sulle R&D – conclude la missiva – crei un database sulle attività di ricerca e sviluppo in ambito Covid-19, inclusi i costi stimati della ricerca clinica e i sussidi in capo ai governi”.

Medtronic libera il brevetto del suo ventilatore polmonare

Intanto c’è chi si è mosso in questo senso. Come raccontato sull’ultimo numero di AboutPharma (numero 177 di aprile 2020) il 30 marzo 2020 il colosso statunitense Medtronic – tra i principali produttori mondiali di ventilatori polmonari – ha annunciato l’intenzione di rendere pubblici i dettagli costruttivi del Puritan Bennett 560 (PB 560), allineandosi con le richieste della Food and drug administration.

Attacco alla proprietà intellettuale?

A molti viene il dubbio che questa ipotesi possa intaccare la proprietà intellettuale delle tecnologie già presenti sul mercato o che lo saranno a breve. “Questo non è un attacco alla proprietà intellettuale – puntualizza su Stat Jamie Love, capo di Knowledge ecology international, un gruppo di avvocati che si occupa di accesso ai medicinali – ma è il modo migliore per rispondere a un problema così tanto vasto”.

Le raccomandazioni Oms

L’Oms all’inizio dell’anno, quando la pandemia era ancora “solo” epidemia aveva richiesto uno sforzo collettivo da parte di tutti. Ecco, il Costa Rica è il primo Stato membro dell’Organizzazione mondiale della sanità a mettere sul tavolo una proposta ufficiale. In Italia, su sollecitazione dell’Associazione Luca Coscioni, ci si sta pensando e il Parlamento sembra sensibile al tema, tanto che la deputata Lia Quartapelle, coinvolta nel dibattito dall’associazione, ha promesso che avrebbe posto la questione all’aula. “La partecipazione a questo progetto è su base volontaria sia da parte delle istituzioni governative che da parte delle aziende farmaceutiche e di device”, spiega Marco Perduca dell’Associazione Luca Coscioni e presidente di Science for Democracy raggiunto al telefono da AboutPharma. “Qualche settimana fa anche J&J ha annunaito di agire in questo senso ossia che avrebbe messo a disposizione del pubblico un vaccino contro Covid-19 a prezzo di costo. Il numero dei vaccini, considerando anche la stagione influenzale del prossimo autunno, ammonterà a miliardi di dosi”. Sul Costa Rica Perduca commenta: “L’azione del governo costaricense è in linea con le richieste dell’Oms, ossia promuovere una maggiore condivisione, cooperazione e coordinamento dei trial transnazionali per accelerare le varie fasi di sperimentazione fino ad arrivare alla registrazione del farmaco. È un messaggio che si vuole lanciare a quei Paesi meno ricchi che ancora non sono coinvolti da un’infezione largamente diffusa – continua Perduca – ma che in caso di aggravamento della situazione potrebbero avere difficoltà nel superare la crisi. L’appello è chiaro; i ricchi devono pensare ai più poveri”.

L’accesso per Paesi in difficoltà

Il dramma c’è tutto. Si pensi all’India, uno Stato che in alcune aree è sovrappopolato e dove il distanziamento sociale è impensabile. Le strutture socio-sanitarie non potrebbero sopportare l’urto dei pazienti gravi e la mancata cooperazione internazionale e quindi l’assenza di facilitazione d’uso di tecnologie pensate contro Covid-19, potrebbero mettere in ginocchio intere comunità. In Africa, riflette Alberto Bellotto su Lettera43, l’esperienza con patologie quali Ebola e Hiv ha permesso agli istituti del continente nero di attrezzarsi e sviluppare più velocemente, ad esempio, kit diagnostici (uno su tutti è l’Istituto Pasteur di Dakar, in Senegal). Tuttavia la difficoltà di reperire farmaci antiretrovirali in aggiunta alla minaccia da nuovo coronavirus, rischia di accendere focolai ben peggiori di quelli europei. Sempre Bellotto, tra l’altro, osserva che nel mondo tre miliardi di persone non hanno accesso a servizi di base per lavarsi le mani (che è una delle raccomandazioni Oms) e che solo il 60% degli abitanti del pianeta può lavarsi le mani quando vuole. Un problema non da poco. Un’azione che i Paesi ricchi reputano quasi inutile, ma che invece non lo è nelle comunità meno fortunate del globo. “Pensare di rendere accessibili certe cure in Paesi in difficoltà con i prezzi occidentali è come condannare a morte milioni di persone”, riflette Perduca. Il 27 febbraio, davanti al Congresso, sul tema dell’accessibilità a nuove soluzioni terapeutiche e diagnostiche (ai suoi concittadini, non ad altri Paesi) è intervenuto anche Alex Azar, Segretario alla sanità degli Usa. “Stiamo lavorando per rendere accessibile il tutto, ma non possiamo controllare il prezzo perché riguarda investimenti privati. La priorità è avere un vaccino, non controllare i prezzi”.

Il ruolo dell’Italia

“L’Italia è uno dei Paesi che più di altri sta subendo il contraccolpo della crisi pandemica. È necessario che il nostro governo si unisca al Costa Rica e speriamo che alla prossima Assemblea dell’Organizzazione mondiale della sanità, rilanci la proposta”, riferisce sempre Perduca a cui si allinea Filomena Gallo, presidente dell’Associazione Luca Coscioni. “L’Italia sta vivendo un momento drammatico per la diffusione del virus ed essendo dotata di istituti di ricerca e cura d’eccellenza può giocare un ruolo chiave per la prevenzione di future epidemie. Sostenere la proposta del Costa Rica all’Oms sarebbe un primo importante passo”, conclude Gallo.

…e dell’Europa

Ma se parliamo di Italia, bisogna considerare anche l’Ue. Il Parlamento europeo è stato coinvolto e la proposta è all’attenzione degli eurodeputati. Secondo Perduca (e non solo lui) è necessario trovare soluzioni anche a lungo termine per evitare che la comunità internazionale si ritrovi disarmata di fronte a nuove possibili epidemie. “Bisognerà rivedere il bilancio Ue e adottare strategie convincenti nei prossimi anni. Magari anche rimettere mano ai documenti fondanti dell’Ue”.

Accesso e costi

Per certi versi, la soluzione proposta dal Costa Rica ricorda quella dell’Italia nel 2018 per il controllo e trasparenza dei prezzi dei medicinali. Per l’occasione l’Italia ebbe fortuna e fu seguita da molti Stati, tuttavia la situazione ora è diversa e bisogna operare in termini emergenziali. “Ci sono tanti modi per poter intervenire in questa situazione – spiega ancora Perduca – penso a una serie di moratorie come, per esempio, distribuire massicciamente per un tot di anni prodotti a prezzo di costo e poi rientrare in un regime di mercato, oppure far sì che tutto ciò che viene sviluppato con fondi pubblici rimanga di dominio pubblico. C’è anche l’opzione di una patrimoniale a livello mondiale per le transazioni al di sopra di un certo valore così da creare una sorta di trust fund da affiancare ad altri tipi di fondi internazionali“, ipotizza l’esperto.