Disposizioni temporanee in materia di fallimenti

Una disamina dello Studio Lupi & Associati in materia fallimentare. Infatti il Governo ha ritenuto opportuno dichiarare improcedibili tutti i ricorsi per la dichiarazione di fallimento tra il 9 marzo e il 30 giugno 2020

Il Governo, alla luce delle difficoltà che la maggior parte delle imprese italiane sta affrontando a causa dell’emergenza da Covid-19, ha ritenuto opportuno dichiarare improcedibili tutti i ricorsi per la dichiarazione di fallimento (art 15 LF) e per l’accertamento dello stato di insolvenza (art 195 LF) depositati nel periodo tra il 9 marzo e il 30 giugno 2020.

I motivi

La ratio è quella di sottrarre per un periodo di tempo limitato le imprese ai procedimenti finalizzati all’apertura del fallimento e dell’amministrazione straordinaria, per evitare.

  • la sottoposizione degli imprenditori alla pressione delle istanze presentate dai propri creditori o della scelta drammatica di presentarne una in proprio.
  • il crescente flusso di istanze in una situazione in cui gli uffici giudiziari si trovano in fortissime difficoltà di funzionamento.

Le esclusioni

Restano esclusi, invece, i ricorsi presentati dal Pubblico Ministero che contengano anche la domanda di emissione di provvedimenti cautelari o conservativi a tutela del patrimonio o dell’impresa, ai sensi del comma 8 art 15 LF. Il periodo compreso tra 9 marzo e il 30 giugno 2020 non dovrà essere computato ai fini della determinazione dei termini per la proposizione delle azioni revocatorie (art. 69 bis LF) e della dichiarazione di fallimento dell’impresa cancellata dal Registro (art. 10 LF). E ciò per evitare che il “periodo di blocco” possa produrre effetti negativi sulla par condicio creditorum

Codice della Crisi d’Impresa: differimento dell’entrata in vigore

Il D.Lgs 12 gennaio 2019 n. 14 ha introdotto il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza ridisegnando l’intera materia fallimentare. È stata prevista un’entrata in vigore differita per le nuove norme, in base all’argomento trattato:

  • Principi generali in materia di assetti organizzativi dell’impresa entrata in vigore 16 marzo 2019
  • Strumenti e procedure di gestione della crisi (singole procedure concorsuali) entrata in vigore il 14 agosto 2020

Con l’articolo 11 del Decreto Legge del 2 marzo 2020 il Governo era già intervenuto differendo l’entrata in vigore degli obblighi di segnalazione di cui agli artt artt 14 e 15 del Codice della Crisi d’Impresa al 15 febbraio 2021. Sono differiti, quindi, gli obblighi di segnalazione all’Organismo di composizione della crisi d’impresa ( nel caso di omessa o inadeguata risposta da parte dell’organo amministrativo, ovvero di mancata adozione delle misure ritenute necessarie per superare lo
stato di crisi, nonché quelli a carico dei creditori pubblici qualificati. Con l’ art 5 del “Decreto Liquidità” il Governo ha previsto anche il differimento dell’entrata in vigore del resto del Codice della Crisi d’Impresa al 1 settembre 2021.

I motivi della scelta

La ratio che ha guidato l’intervento legislativo è quella di

  • evitare concreti problemi applicativi, considerato che l’entrata in vigore precedentemente stabilita sarebbe caduta in un periodo in cui gli uffici giudiziari hanno una ridotta operatività anche nelle sezioni specializzate (c d sospensione feriale);
  • Consentire di allineare il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza alla emananda normativa di attuazione della Direttiva Ue 1023 2019 in materia di ristrutturazione preventiva delle imprese.

Il sistema di allerta

L’intervento riguarda tutte le norme relative agli strumenti e alle singole procedure di gestione della crisi previste nel Codice, ma soprattutto il c d sistema delle misure di allerta volte a provocare l’emersione anticipata della crisi delle imprese. Il sistema di allerta, infatti, è stato concepito nell’ottica di un quadro economico stabile e caratterizzato da oscillazioni fisiologiche, all’interno del quale, quindi, sia possibile concentrare gli strumenti predisposti dal codice sulle sole imprese che presentino criticità. In una situazione, come quella attuale, in cui l’intero tessuto economico mondiale risulta colpito da una gravissima crisi, invece, gli indicatori non potrebbero svolgere in concreto il loro ruolo, generando effetti potenzialmente sfavorevoli. Fino al settembre 2020 quindi, si continuerà a fare riferimento al RD 16 marzo 1942 n 267 (Legge Fallimentare) tutt’ora vigente.

 

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