Epidemie, parte il progetto europeo Mood per prevedere i rischi nella sanità pubblica

Il programma di ricerca scientifica, finanziato con 14 milioni di euro, è nato per individuare con largo anticipo i primi segnali di epidemie, al termine del quale, nel 2023, saranno messi a disposizione di tutti i Paesi strumenti di monitoraggio a integrazione di quelli esistenti

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La pandemia da Covid-19 si poteva prevedere e in qualche modo prevenirne i danni? Probabilmente sì se avessimo avuto a disposizione gli strumenti adeguati. Per non farsi trovare impreparati per un’eventuale prossima emergenza sanitaria dovuta a epidemie, è partito un progetto europeo, chiamato Mood, per prevedere i rischi nella sanità pubblica. Si tratta di nuovo programma di ricerca scientifica, nato per individuare con largo anticipo i primi segnali di epidemie, al termine del quale, nel 2023, saranno messi a disposizione di tutti i Paesi strumenti di monitoraggio ad integrazione di quelli esistenti.

Le risposte che fornirà Mood

Le risposte che i ricercatori sperano di ottenere con il nuovo progetto europeo, vanno dai rischi legati alla diffusione di nuovi patogeni in Europa ed eventuali epidemie, all’individuazione delle zone con maggiore probabilità di diffusione degli stessi. Per farlo gli scienziati sfrutteranno tecniche analitiche e di estrazione dei dati provenienti da più fonti per migliorare il rilevamento, il monitoraggio e la valutazione delle malattie emergenti in Europa. L’auspicio è che Mood possa fornire supporto pratico e metodologico alle esistenti piattaforme di monitoraggio. Combinando le informazioni legate alla salute con dati legati ad altri fattori, come quelli climatici e migratori, oppure all’uso del territorio o addirittura alla deforestazione.

Epidemie, una corsa contro il tempo

Il cambiamento climatico, la mobilità animale e umana, la crescita della popolazione mondiale e l’urbanizzazione hanno portato ad un aumento del rischio legato all’insorgenza di emergenze sanitarie e alla diffusione globale di nuovi patogeni. Il mondo lo sta vivendo in questo momento a seguito della diffusione della pandemia legata al virus Sars-Cov-2. In questa situazione il fattore tempo diventa essenziale per una diagnosi precoce dei rischi.

I centri italiani coinvolti

Il progetto sarà coordinato dal Cirad, il Centro francese di cooperazione internazionale nella ricerca agronomica per lo sviluppo, nel contesto del programma europeo H2020, con un budget di 14 milioni di euro. Al momento ha coinvolto 25 tra enti di ricerca e agenzie di salute pubblica e veterinaria di 12 paesi al mondo. Tra cui la Fondazione Edmund Mach (Fem) di San Michele all’Adige, che coordina il Work Package sulla diseases intelligence. Fondazione che ha come partner la Fondazione Bruno Kessler (Fbk) nell’ambito della Jru Epilab, operante da un paio di anni nell’ambito dell’epidemiologia quantitativa delle malattie infettive, e l’Istituto Superiore di Sanità.

Modelli epidemiologi

“Fem in questo progetto coordina un’area relativa alla intelligenza delle malattie” spiega Annapaola Rizzoli, dirigente del Centro Ricerca e Innovazione Fem e coordinatrice della Work Package sulla diseases intelligence. “Collaboriamo con la Fbk nella raccolta di dati a livello europeo, per sviluppare modelli epidemiologici”.

I partner del progetto Mood

Il progetto Mood è stato lanciato a Stoccolma, dove ha sede il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc),  partner dell’iniziativa assieme all’Organizzazione mondiale per la sanità (Oms), alla Fao e all’Organizzazione mondiale per la salute animale. L’inizio del progetto, nel mese di gennaio, è coinciso con la diffusione del virus Sars-Cov-2, mettendo alla prova fin da subito il team di ricerca nell’elaborazione di misure basate sulla modellizzazione della trasmissione del virus, la diagnosi precoce e lo sviluppo della pandemia.