Se l’aquila vola sopra Milano

Le immagini che raccontano la quarantena da Covid-19 sono tante, ma tra queste anche quelle del ritorno degli animali per riappropriarsi degli spazi a loro contesi dalla presenza umana. C'è da riflettere, ancora una volta, sul rapporto uomo-natura e di cosa ne sarà dopo l'emergenza. L'editoriale del nuovo numero di AboutPharma Animal Health

Covid-19 scarica ogni giorno immagini che si stratificheranno nella nostra memoria. Volti coperti da mascherine e mani guantate, interni di terapia intensiva, corsie di ospedale, medici e infermieri vestiti come astronauti, lunghe code davanti ai supermercati. Schermi di smartphone, pc e tablet che riflettono amici, parenti e colleghi “socialmente” distanziati, restituendo interni domestici che un po’ raccontano (un citofono, scaffali con piatti e bicchieri, piante, giocattoli, libri mai letti) e molto nascondono (abbigliamento raccogliticcio, chili di troppo,“ricrescite” e trascuratezze varie). Insomma, i segni della reclusione. E poi i tratti, gli sguardi e le posture di chi spiega la pandemia in tv. Facce da virologi, epidemiologi, di donne (poche) e uomini (troppi) della politica e dei Governi centrali o regionali, ormai presenze fisse (gradite o meno) nelle nostre vite. E i negozi chiusi, le saracinesche abbassate, gli ingenui cartelli che si scusano “per il disagio arrecato alla clientela”. Le pattuglie di polizia, le ambulanze. Le bare. Sì, ricorderemo tutto. Queste immagini non ci abbandoneranno mai, eternando la spettralità di paesi e metropoli e il surreale scorcio delle nostre vite nel 2020.

Il “ritorno” degli animali

Per fortuna la memoria tratterrà anche altro: le immagini della natura che occupa gli spazi lasciati liberi dall’uomo. Sono le volpi e le lepri nelle periferie di Milano, l’aquila reale che solca il cielo vicino all’aeroporto di Linate, i delfini nel porto di Cagliari e lungo la costa di Trieste, lo squalo verdesca dal molo di Pozzuoli, i fagiani nelle piazzole di sosta dell’A1, gli orsi che scendono a valle in provincia di Brescia, lupi, cervi e daini in pianura e un po’ dappertutto, i cortei di anatre sulla Cristoforo Colombo a Roma e via discorrendo. I cinghiali no. Quelli non fanno più notizia né nella Capitale, né a Genova, né altrove e come pure i pappagalli verdi. E se le cose stanno così nelle aree urbanizzate, figurarsi fuori: ad avere la fortuna di poter uscire di casa, magari raggiungendo un bosco, un sentiero o un torrente di montagna c’è da scommettere sulla copiosa presenza di tutti quegli animali che brucando, saltando o guizzando normalmente si nascondono al nostro sguardo e non senza ragione. Certo, sarebbe bello ritrovarli lì quando si potrà.

Il rapporto uomo-natura: spunti di riflessione

Sono quasi bibliche queste immagini che in qualche modo riportano al Gan Eden popolato da molti animali e quasi da nessun uomo, all’idillio con la natura spezzato dalla Storia e dalla cosiddetta Civiltà. Sarebbe bello ma non sarà cosi. O “loro” o noi, viene da dire. All’irripetibilità di un precario paradiso terrestre, nel Terzo Millennio si contrappongono le immagini reali dei tanti insulti inferti all’ambiente in molti modi (e di cui pure parla questo giornale) e di quell’inferno in terra che sono i “wet market” asiatici da dove verosimilmente è partita la grande minaccia all’umanità chiamata Sars-cov2, nonché svariati altri morbi passati e chissà se futuri. Purtroppo pare proprio che la specie umana non riesca a coabitare felice, né ad evitare il corto circuito con le altre specie. Resteranno solo quelle foto, qualche video e al massimo il giro dell’isolato con il cane al guinzaglio. Ricordiamoci di ringraziarlo.

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