Idrossiclorochina, parte anche in Piemonte la distribuzione per conto per malati Covid-19

A partire dal 23 aprile, tutti gli assistiti in trattamento domiciliare della regione da infezione da Covid-19 potranno ritirare i medicinali a base di idrossiclorochina. Persistono, però, i dubbi sulle carenze, tema sul quale è intervenuta anche Aifa

la farmacia dei servizi

A partire dal 23 aprile, tutti gli assistiti in trattamento domiciliare da infezione da Covid-19 potranno ritirare i medicinali a base di idrossiclorochina prescritti off label, nelle oltre 1500 farmacie territoriali del Piemonte. La dispensazione dei medicinali avverrà secondo le modalità della Dpc (Distribuzione per conto), già attiva per altre specialità: Federfarma Piemonte sottolinea che la distribuzione è effettuata dalle stesse farmacie a titolo gratuito, senza quindi applicare l’onorario previsto per la Dpc degli altri medicinali. La prima regione in Italia a dare il via alla prescrizione domiciliare era stata la Liguria che dal 10 aprile aveva dato forma operativa alla determina Aifa del 17 marzo che aveva esteso le indicazioni di alcuni farmaci utilizzati per la cura di malattie infiammatorie e delle infezioni virali (clorochina, idrossiclorochina, lopinavir/ritonavir, danuravir/cobicistat, radunavir, ritonavir) al trattamento del Covid 19, anche in ambito domiciliare.

I rischi delle carenze a macchia di leopardo

Ma intorno a idrossiclorochina erano stati riscontrati alcuni problemi di approvvigionamento. L’allarme era stato lanciato a inizio mese dal consigliere di Federfarma Lazio e segretario di Federfarma Roma Andrea Cicconetti. A suo avviso infatti, l’antimalarico (prescrivibile anche contro Covid-19) era in rottura di stock già da una ventina di giorni. “Il farmaco non si trova praticamente più – riportava il sito di Federfarma il 6 aprile – la richiesta è molto aumentata”.

Tra l’altro, rivelava Cicconetti sempre tramite Federfarma che il farmaco “nasce come anti-malarico, ma oggi è il farmaco di elezione, quindi il più utilizzato, per il trattamento del Lupus e dell’artrite reumatoide. Questi pazienti, che ‘vivono’ di questo farmaco, ne stanno facendo scorte, preoccupati di non riuscire più a trovarlo. Qualcuno se ne è fatto prescrivere anche 15 confezioni”. Ma il boom dell’idrossiclorochina è dovuto anche alle “tante richieste di cittadini che pensano sia una cura per Covid-19 e lo vogliono, nonostante precisazioni e chiarimenti che il farmaco va studiato e l’efficacia deve essere provata. Non si può avere senza ricetta”.

I consigli di Aifa

Il 3 aprile scorso Sanofi ha notificato all’Aifa il rischio di carenza per il farmaco Plaquenil, a base di idrossiclorochina. Contemporaneamente, un’associazione di pazienti reumatici ha manifestato la propria preoccupazione rispetto al rischio della mancata disponibilità di quantità di farmaco sufficienti a garantire la continuità terapeutica per le indicazioni autorizzate. L’Agenzia italiana del farmaco è quindi dovuta intervenire suggerendo un modus operandi molto preciso da parte dei farmacisti.

Prima di tutto differenziare, tramite l’apposizione dell’indicazione terapeutica sulla ricetta, le prescrizioni “on label” da quelle relative al trattamento della malattia Covid-19. In secondo luogo, ravvisava l’Aifa, bisogna adottare, ove possibile, dei regimi di distribuzione differenziale per le diverse indicazioni, prevedendo la possibilità di una distribuzione maggiormente controllata (tramite farmacia ospedaliera o distribuzione diretta) delle quote di farmaco da destinare al trattamento dei pazienti Covid-19.

…e la prudenza dell’Ema

Sul tema è intervenuta anche l’Agenzia europea dei medicinali. Il messaggio che arriva da Amsterdam è chiaro. Bisogna fare attenzione. Infatti clorochina e idrossiclorochina possono comportare degli effetti avversi (già conosciuti) come alterazione del ritmo cardiaco e potrebbero interferire negativamente con altri farmaci tra cui l’antibiotico azitromicina. Recenti studi, riporta l’ente sul suo sito, hanno riportato anche di casi fatali, soprattutto in casi di alto dosaggio. Alcuni studi ulteriori stanno cercando di avere più risultati possibili in termini di efficacia e sicurezza e la guardia è alta soprattutto ora che l’utilizzo è stato esteso anche agli infetti da coronavirus.