Mascherine chirurgiche, arriva il prezzo calmierato

L'annuncio di Conte e l'ordinanza firmata dal commissario straordinario Arcuri: "Il costo finale non potrà superare 0,50 centesimi", al netto dell'Iva (che il Governo promette di cancellare). Nel frattempo, la Fondazione Gimbe analizza le evidenze disponibili sull'uso delle protezioni

Prezzo massimo di cinquanta centesimi di euro, Iva esclusa,  per le mascherine chirurgiche. È quanto prevede l’ordinanza n.11/2020 del commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri. Una misura annunciata domenica sera in conferenza stampa dal premier Giuseppe Conte: “Abbiamo sollecitato il commissario Arcuri a calmierare i prezzi sulle mascherine, non ci saranno speculazioni su questo fronte. Ci sarà un prezzo equo e un piccolo margine guadagno”. E ha aggiunto: “Inoltre, il nostro impegno è quello di eliminare completamente l’Iva”. Oggi Arcuri ha anche firmato un accordo con i farmacisti.

L’ordinanza sulle mascherine chirurgiche

“Il prezzo finale di vendita al consumo, praticato dai rivenditori finali, non può essere superiore, per ciascuna unità, ad euro 0,50, al netto dell’imposta sul valore aggiunto”, si legge nel testo dell’ordinanza, che con l’allegato 1 specifica le tipologie di mascherine a cui si fa riferimento:

 

 

 

Nuovi obblighi

Con il nuovo Dpcm (26 aprile 2020), quella per la “Fase 2”, il Governo introduce nuovi obblighi per l’uso delle mascherine, andranno indossate  “nei luoghi confinati aperti al pubblico inclusi i mezzi di trasporto e comunque – si legge nel testo – in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza”.

 

L’analisi sulle evidenze

Nel frattempo, la Fondazione Gimbe invita a focalizzarsi sulle evidenze scientifiche disponibili sull’uso delle mascherine nella popolazione. Durante la pandemia da Coronavirus organizzazioni internazionali, istituzioni ed esperti hanno raccomandato la mascherina per la popolazione generale solo in presenza di sintomi. Ora l’approccio sta cambiando. “Mentre in Italia – afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe –  il dibattito sulle mascherine veniva monopolizzato dall’inadeguata disponibilità dei dispositivi di protezione individuale per gli operatori sanitari, i progressi della scienza nell’ultimo mese hanno messo in luce due aspetti cruciali. Innanzitutto, la trasmissione da soggetti asintomatici, largamente sottostimata, rappresenta il tallone d’Achille delle strategie per contenere la pandemia. In secondo luogo, le politiche di prevenzione devono essere guidate dal principio di precauzione e da princìpi di costo-efficacia; ovvero, anche in assenza di robuste evidenze scientifiche, è possibile concludere che un limitato utilizzo delle mascherine contribuisce alla crescita dei contagi”.

Il lavoro delle università di Oxford e San Francisco

Gimbe si affida al lavoro di due esperti internazionali: Trisha Greenhalgh dell’Università di Oxford e Jeremy Howard dell’Università di San Francisco. Dopo avere pubblicato l’analisi delle conflittuali raccomandazioni di autorità sanitarie internazionali e una revisione sistematica sulle prove di efficacia delle mascherine in comunità, i due espertihanno realizzato una sintesi per il grande pubblico già tradotta in 17 lingue e oggi disponibile in italiano grazie alla Fondazione Gimbe. Tutte le valutazioni scientifiche convergono sul messaggio #Masks4All, ovvero mascherine per tutti:

  • Il contagio da soggetti asintomatici ha una notevole rilevanza: sia per il loro numero assoluto, sia perché i pazienti positivi sono più contagiosi nei primi giorni dell’infezione, quando sono asintomatici o presentano sintomi lievi.
  • Una semplice mascherina in tessuto indossata da un soggetto infetto riduce di 36 volte la quantità di virus trasmessa e permette di attuare il cosiddetto “controllo della sorgente”: ovvero, è molto più facile bloccare le goccioline (droplets) quando escono dalla bocca, piuttosto che arginarle quando si disperdono nell’aria.
  • Non esistono sperimentazioni cliniche che hanno valutato l’efficacia di mascherine da parte della popolazione generale per contenere l’epidemia di COVID-19, ma diverse sperimentazioni empiriche dimostrano che la mascherina potenzia gli effetti di altre misure di distanziamento sociale.
  • La mascherina non deve necessariamente arginare ogni singola particella virale, ma più ne blocca più si riduce la diffusione del virus. Infatti, gli effetti complessivi dell’uso delle mascherine nella popolazione generale dipendono dall’efficacia della mascherina e dalla percentuale della popolazione che la utilizza. Ovvero è possibile ottenere lo stesso risultato aumentando l’aderenza della popolazione, anche con mascherine meno efficaci.
  • Per aumentare l’aderenza della popolazione l’approccio più efficace è l’obbligo di indossarle in contesti specifici (es. mezzi di trasporto pubblico, supermercati), o ancora meglio sempre quando si esce da casa.
  • Se è vero che, in caso di obbligo di mascherina, alcune persone tendono ad attuare comportamenti a rischio (es. violare il lockdown, lavarsi meno le mani), a livello di popolazione l’effetto preventivo non viene compromesso.
  • Le analisi economiche dimostrano che ogni singola mascherina (dal costo trascurabile) indossata da una persona potrebbe generare enormi benefici economici e salvare molte vite.
  • Tenendo conto delle difficoltà di approvvigionamento e distribuzione, la scienza conferma l’opportunità del “fai da te”, perché non c’è alcuna evidenza che le mascherine debbano essere costruite con materiali o tecniche particolari.

“Il nuovo Dpcm sulla fase 2 – conclude Cartabellotta – sottolinea la necessità di mantenere la distanza di almeno un metro in qualsiasi contesto ci si trovi e dispone l’obbligo della mascherina in tutti i luoghi pubblici dove non è possibile mantenere il distanziamento sociale. Considerato che dal 4 maggio i contatti sociali aumenteranno progressivamente, al fine di ridurre il rischio di contagio è indispensabile la massima aderenza della popolazione, favorita dai prezzi calmierati e dalla possibilità di autoproduzione”.