Cosa cambia per la cassa integrazione con la legge di conversione del Decreto “Cura Italia”

Lo studio Lupi&Associati fa luce sulle novità introdotte nella legge di conversione del "Cura Italia" a partire dalla Cigo, la Cigs e il blocco dei licenziamenti

Il 29 aprile 2020 è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale la Legge n 27 2020 di conversione del Decreto “Cura Italia”, recante “Misure di potenziamento delsistema sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori eimprese connesse alla emergenza epidemiologica da Covid-19”. Nella fase di conversione sono state apportate alcune modifiche per quanto riguarda la Cigo e l’assegno ordinario.

Le modifiche in materia di Cigo e assegno ordinario

La Legge 27/2020 ha modificato l’art. 19 del Decreto “Cura Italia” in punto di procedura da seguire per la richiesta di Cigo e assegno ordinario. È stato abolito l’obbligo per i datori di lavoro di compiere le attività di informazione, consultazione ed esame congiunto con le organizzazioni sindacali entro i 3 giorni successivi a quello di presentazione della comunicazione preventiva. Di fatto, con la legge di conversione, è stato eliminato anche l’obbligo procedurale minimo di consultazione sindacale inizialmente previsto dal Decreto “Cura Italia”. È stato poi aggiunto, al medesimo art. 19 il comma 10 bis il quale prevede la possibilità, per idatori di lavoro con unità produttive site nell’iniziale zona rossa di cui al Dpcm 1/3/ 2020 Bertonico, Casalpusterlengo, Codogno, Castelgerundo Castiglione D’Adda, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somalia, Terranova dei Passerini, Vò nonché i datori con dipendenti residenti in tali zone (elimitatamente ad essi), di presentare domanda di Cigo per un periodo di tre mesi aggiuntivo alle 9 settimane di cui al “Cura Italia”. Restano invariate le previsioni per la platea dei datori di lavoro richiedenti, dei beneficiari, le modalità di presentazione della domanda e la causale e l’esonero dal contributo addizionale.

Le modifiche in punto di Cigo per aziende già in Cassa integrazione guadagni straordinaria

All’art. 20 del Decreto “Cura Italia”, è stato aggiunto il comma 7 bis che prevede la possibilità, per idatori di lavoro con unità produttive site zona rossa di cui al Dpcm 1/3/2020 Bertonico,Casalpusterlengo, Codogno, Castelgerundo Castiglione D’Adda, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somalia,Terranova dei Passerini, Vò che alla data del 23 febbraio 2020 avevano in corso un trattamento di Cigs, di poter presentare domanda di Cigo, per un periodo di tre mesi aggiuntivo alle 9 settimane di cui al Decreto “Cura Italia”. Anche in questo caso restana invariate le platee di richiedenti e beneficiari e le modalità di presentazione della domanda, nonché l’esonero dal contributo addizionale.

Le modifiche in punto di Cassa integrazione guadagni in deroga

La legge di conversione ha modificato l’art. 22 del Decreto “Cura Italia” in punto di esonero dagli obblighi di contrattazione sindacale. Nella nuova formulazione, l’art. 22 prevede che l’accordo sindacale non è necessario non solo per i datori di lavoro che occupano fino a 5 dipendenti, ma anche per quei “datori di lavoro che hanno chiuso l’attività in ottemperanza ai provvedimenti di urgenza emanati per far fronte all’emergenza epidemiologica da Covid-19”. Per i datori di lavoro con unità produttive site in cinque o più Regioni, il trattamento di Cassa in deroga è riconosciuto direttamente dal ministero del Lavoro.

Per le aziende con unità produttive site nella zona rossa di cui al Dpcm 1/3/2020 Bertonico, Casalpusterlengo, Codogno, Castelgerundo, Castiglione D’Adda, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somalia, Terranova dei Passerini, Vò e per i lavoratori residenti o domiciliati nella predetta zona, la Cassa in deroga spetta per un periodo aggiuntivo di tre mesi rispetto alle nove settimane previste dal Decreto “Cura Italia”. Per le aziende con unità produttive site nelle Regioni Lombardia, Emilia Romagna e Veneto e per i lavoratori residenti o domiciliati nelle predette Regioni, la Cassa in deroga spetta per un periodo aggiuntivo di quattro settimane rispetto alle nove previste. Anche qui sono presenti elementi invariati come sopra.

La novità sui contratti a termine

È stato introdotta una specifica deroga al generale divieto previsto dagli articoli 20 e 32 del D.Lgs 81/2015 di apporre un termine ai contratti di lavoro presso unità produttive nelle quali sono operanti una sospensione del lavoro o una riduzione dell’orario in regime di cassa integrazione guadagni, che interessano lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto a tempo determinato o di somministrazione di lavoro. In questo caso anche i datori di lavoro che accedono agli ammortizzatori sociali disposti dal Governo potranno rinnovare o prorogare i contratti a termine e i contratti di somministrazione di lavoro in corso. È stata introdotta una specifica deroga al generale divieto previsto dagli articoli 20 e 32 del D.Lgs 81/2015 di apporre un termine ai contratti di lavoro presso unità produttive nelle quali sono operanti una sospensione del lavoro o una riduzione dell’orario in regime di cassaintegrazione guadagni, che interessano lavoratori adibiti alle mansioni cui si riferisce il contratto a tempo determinato o di somministrazione di lavoro. I datori di lavoro potranno rinnovare i contratti a termine anche senza il rispetto dei termini di “stop and go” (10 o 20 giorni a seconda che il contratto sia di durata inferiore o superiore a 6mesi), senza ripercussioni in punto di conversione del contratto. Non è chiara la portata applicativa della deroga, sotto il profilo dell’estensione temporale, laddove si riferisce ad un generico “nel medesimo periodo”.

Il divieto di licenziamento

È stata anche modificata la rubrica dell’art. 46 del Decreto “Cura Italia”, inizialmente denominata “Sospensione delle procedure di impugnazione dei licenziamenti”. L’attuale formulazione della rubrica della norma è “Disposizioni in materia di licenziamenti collettivi e individuali per giustificato motivo”. Nella sostanza resta fermo il divieto di licenziamento per giustificato motivo oggettivo fino al prossimo 16 maggio (salvo che non intervenga un nuovo decreto nelle prossime settimane). Stessa cosa per le procedure che prevedono l’interruzione della collaborazione lavorativa. Infatti resta fermo il divieto di avviare procedure di licenziamento collettivo fino al prossimo 16maggio (salvo che non intervenga un nuovo decreto nelle prossime settimane) tuttavia, la norma modificata specifica che non rientrano nel divieto le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro o di clausola del contratto d’appalto.

 

Torna all’indice argomenti “Coronavirus, vademecum per le imprese”