La “giungla” dei tamponi nelle Regioni: Gimbe propone una soglia minima

Il dato oscilla sensibilmente da un’area geografica all’altra. La Fondazione: “Test con il contagocce per paura di nuovi lockdown? Ne servono almeno 250 al giorno ogni 100mila abitanti”

la giungla dei tamponi

Più tamponi. Almeno 250 al giorno ogni 100 mila abitanti. In tutte le Regioni italiane. A chiederlo è la Fondazione Gimbe, che analizza la variabilità geografica del numero di test effettuati e solleva un dubbio: in alcune Regioni test con il contagocce per paura di nuovi lockdown? “Il numero dei nuovi casi è influenzato dal numero dei tamponi eseguiti dalle Regioni e – spiega Nino Cartabellota, presidente della Fondazione Gimbe – pertanto soggetto a possibili distorsioni”.  Gimbe ha condotto un’analisi sui dati della Protezione Civile.

La giungla dei tamponi

Dal 19 aprile scorso la protezione civile, oltre al numero totale di tamponi, riporta per ciascuna Regione il numero dei “casi testati” definiti come il “totale dei soggetti sottoposti al test”. Questa la sintesi di Gimbe:

  • I “casi testati” identificano i “tamponi diagnostici” e la differenza tra “tamponi totali” e “casi testati” corrisponde ai “tamponi di controllo”, effettuati sullo stesso soggetto per confermare la guarigione virologica o per altre necessità di ripetere il test. Dall’inizio dell’epidemia sono stati effettuati in Italia 2.310.999 tamponi di cui il 67,1% “diagnostici” e il 32,9% “di controllo”;
  • Sulla base della popolazione residente il numero di tamponi, sia totali che diagnostici, è stato parametrato a 100.000 abitanti/die, un indicatore più affidabile per i confronti regionali;
  • Le Regioni sono state suddivise secondo le 5 classi di propensione all’esecuzione dei tamponi di una recente analisi della Fondazione Hume, in relazione al numero di tamponi per 100.000 abitanti/die che risulta inversamente correlato alla mortalità;
  • Poiché il dato sui “casi testati” è stato oggetto di ricalcolo da parte di alcune Regioni fino al 21 aprile, il periodo di osservazione è stato fissato dal 22 aprile al 6 maggio.

I numeri

“Le nostre analisi effettuate sugli ultimi 14 giorni – spiega Cartabellotta – forniscono tre incontrovertibili evidenze: innanzitutto, si conferma che circa 1/3 dei tamponi sono ‘di controllo’. In secondo luogo il numero di tamponi per 100.000 abitanti/die è molto esiguo rispetto alla massiccia attività di testing necessaria nella fase 2. Infine, esistono notevoli variabilità regionali sia sulla propensione all’esecuzione dei tamponi, sia rispetto alla percentuale di tamponi “diagnostici””.

Questi i dati relativi al periodo 22 aprile-6 maggio:

  • Tamponi totali: la media nazionale di 88 tamponi per 100.000 abitanti/die colloca l’Italia nella classe di propensione 4 con notevoli differenze regionali:
    • Classe 1 (>250): nessuna regione;
    • Classe 2 (130-250): Provincia autonoma di Trento, Valle D’Aosta, Provincia autonoma di Bolzano, Veneto, Friuli-Venezia Giulia;
    • Classe 3 (100-129): Piemonte, Emilia-Romagna, Umbria, Liguria;
    • Classe 4 (60-99): Lombardia, Marche, Basilicata, Toscana, Molise, Abruzzo, Lazio;
    • Classe 5 (<60): Sardegna, Calabria, Campania, Sicilia, Puglia;
  • Tamponi diagnostici
    • A livello nazionale rappresentano il 67,1% dei tamponi totali, con ampie variabilità regionali: dal 25,3% della Campania al 98% della Puglia;
    • La media nazionale per 100.000 abitanti/die è di 59, con notevoli variabilità regionali: dai 12 della Campania ai 130 della Valle D’Aosta.

la giungla dei tamponi

 

La proposta

I dati confermano la resistenza di alcune Regioni ad estendere massivamente il numero di tamponi, in contrasto con raccomandazioni internazionali, evidenze scientifiche e disponibilità di reagenti. Il commissario straordinario Domenico Arcuri ha confermato che sono già stati distribuiti 3,7 milioni di tamponi alle Regioni, che nelle prossime settimane ne riceveranno altri 5 milioni già acquisiti. “La Fondazione Gimbe – spiega Cartabellotta –  chiede al ministero della Salute di inserire tra gli indicatori di monitoraggio della fase 2 uno standard minimo di almeno 250 tamponi diagnostici al giorno per 100.000 abitanti. Il Governo infatti, oltre a favorire le strategie di testing, deve neutralizzare comportamenti opportunistici delle Regioni finalizzati a ridurre la diagnosi di un numero troppo elevato di nuovi casi che in base agli algoritmi attuali – conclude il presidente della Fondazione Gimbe – aumenterebbe il rischio di nuovi lockdown”