Biodiversità, la strategia Ue per salvaguardare la varietà delle specie

In attesa del piano operativo, slittato per l'emergenza Covid-19, la Commissione europea ha in cantiere una serie di iniziative da presentare alla Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità che dovrebbe tenersi nel 2021. *Dal numero 5 di About Pharma Animal Health

biodiversità

La strategia c’è, il piano operativo arriverà. La Commissione europea ha già tracciato il percorso per la salvaguardia della biodiversità da qui ai prossimi dieci anni, ma per conoscerlo bisognerà aspettare ancora un po’. I dettagli dell’iniziativa “Eu Biodiversity strategy 2030” dovevano essere svelati lo scorso 25 marzo ma, complice l’epidemia da Covid-19, il calendario europeo ha subìto uno slittamento a data da destinarsi.

Nel frattempo, il tema ambientale – seppur alimentato dal protrarsi dell’epidemia – è tornato ad animare il dibattito politico. Tanto che undici ministri dell’ambiente dell’Ue, tra cui anche l’italiano Sergio Costa, di recente hanno inviato una lettera proprio alla Commissione, chiedendo di porre il Green deal europeo (spiegheremo dopo cos’è) al centro della strategia di rilancio post-Covid. In tutto ciò, l’organo guidato da Ursula von der Leyen, in occasione dell’ultima Giornata mondiale della fauna selvatica (3 marzo 2020), ha anche lanciato la “Coalizione globale per la biodiversità”. Ma andiamo con ordine.

I primi passi

La strategia sulla biodiversità è uno dei tasselli che compone il puzzle europeo sulla salvaguardia dell’ambiente e dei diversi ecosistemi. Il quadro completo verrà svelato in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sulla biodiversità (Cop 15), che si svolgerà in Cina (inizialmente prevista per ottobre, a causa dell’emergenza coronavirus, la conferenza è stata posticipata al 2021. Un incontro preliminare sul tema si svolgerà a febbraio 2021 a Roma).

In quella sede, l’Ue si impegnerà per l’attuazione di un piano ambizioso a carattere mondiale, volto a proteggere la biodiversità. Tra le proposte messe sul piatto dall’Europa, c’è la volontà di rendere più verdi le città europee e aumentare la biodiversità negli spazi urbani. Mentre dal punto di vista alimentare, l’obiettivo è ridurre l’uso di pesticidi e fertilizzanti in agricoltura.

L’iniziativa, come si legge nel documento introduttivo denominato “roadmap” (presente sul sito della Commissione europea), è frutto dell’indirizzo politico che il presidente Ursula von der Leyen vuole imprimere all’Agenda europea. L’intento è preservare e ripristinare i nostri ecosistemi, stabilendo nuovi standard per la riduzione della biodiversità in tutto il commercio, l’industria, l’agricoltura e la politica economica, nella prospettiva di guidare il mondo nei negoziati fino al 2030.

Perché è importante

Ma perché bisogna preservare la varietà di specie sulla terra? La biodiversità, recita il documento, è un fenomeno alla base della natura e del benessere umano, ed è una condizione di prosperità sostenibile. Al momento, spiega la Commissione, tale condizione subisce un’enorme pressione da parte delle attività umane.

I principali motori diretti della perdita di biodiversità, sia a livello globale che nell’Ue, sono i cambiamenti nell’uso del suolo e del mare, lo sfruttamento diretto degli organismi, i cambiamenti climatici, l’inquinamento e le specie esotiche invasive.

Secondo le stime europee, a livello globale, un milione di specie sarebbero a rischio di estinzione nell’arco di qualche decennio, a meno che non vengano prese misure per ridurre l’intensità dei fattori che determinano tale perdita.

La perdita di biodiversità, infatti, sta influenzando la capacità della natura di apportare benefici essenziali all’uomo come l’impollinazione, la formazione del suolo, la produttività degli oceani, la fornitura di aria e acqua pulite, la mitigazione dei rischi di catastrofi e lo stoccaggio del carbonio.

Le iniziative in vigore

Al momento, l’Ue ha un ampio quadro giuridico e politico volto a proteggere, ripristinare e gestire in modo sostenibile gli habitat naturali, le specie e gli ecosistemi e a integrare la biodiversità nelle politiche e negli strumenti comunitari. Le azioni di conservazione intraprese no a oggi hanno portato risultati confortanti, ma il loro impatto è ancora troppo ridotto per poter ribaltare le tendenze negative. Anzi, i principali driver della perdita di biodiversità persistono e molti sono in aumento. Inoltre, i finanziamenti e la capacità di sviluppare progetti in tal senso sono insufficienti e permangono alcuni ostacoli alle politiche di integrazione tra i vari paesi.

Lo sviluppo di una nuova strategia servirà a illustrare le iniziative che l’Ue intendere mettere in pratica, all’interno del quadro globale sulla biodiversità post 2020. Al fine di dimostrare la disponibilità dell’Ue a dare l’esempio, durante la Conferenza delle Nazioni Unite di ottobre, la Commissione europea presenterà impegni e misure per affrontare le principali cause della perdita di biodiversità. Ecco quali sono gli obiettivi principali della strategia comunitaria:

  • proteggere la natura e aumentare la copertura e l’efficacia delle aree protette, basandosi sulla rete Natura 2000 (rete di siti di interesse comunitario, e di zone di protezione speciale creata dall’Unione europea per la protezione e la conservazione degli habitat e delle specie, animali e vegetali, identificati come prioritari dagli Stati membri);
  • ripristinare gli ecosistemi danneggiati, compresi gli ecosistemi ricchi di carbonio, a un buono stato ecologico e migliorare il flusso di servizi essenziali che forniscono;
  • promuovere l’uso sostenibile degli ecosistemi forestali, agricoli, marini, d’acqua dolce e urbani;
  • integrare pienamente le considerazioni sulla biodiversità in altre politiche dell’Ue e affrontare gli impatti dell’Ue;
  • biodiversità globale, consentire l’attuazione della strategia garantendo adeguate risorse finanziarie, migliorando la conoscenza e coinvolgendo cittadini e parti interessate in tutti i settori.

Coalizione globale per la diversità

Tra le tante iniziative a favore della biodiversità, a inizio marzo scorso, la Commissione europea ha lanciato a Monaco una “Coalizione globale per la biodiversità”. Con questa campagna di comunicazione, la Commissione chiede maggiore mobilitazione per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di proteggere la diversità biologica.

In occasione della presentazione dell’iniziativa, Virginijus Sinkevičius, Commissario europeo per l’ambiente, gli oceani e la pesca, ha dichiarato: “La crisi della biodiversità è una parte importante dei cambiamenti climatici. La protezione e il ripristino della biodiversità non solo salverebbero la natura per le generazioni future, ma aiuterebbero anche ad affrontare i cambiamenti climatici evitando conseguenze negative sul nostro cibo, sulla salute e sull’economia. Abbiamo urgentemente bisogno di agire a livello globale, altrimenti la nostra unica possibilità di vedere la natura è negli zoo e nei giardini botanici. Sarebbe un fallimento dell’umanità”.

Sfruttando i programmi di educazione e conservazione, i parchi nazionali, gli acquari, i giardini botanici, gli zoo, i musei di scienza e storia naturale sono i migliori ambasciatori per sensibilizzare l’opinione pubblica sugli effetti drammatici della crisi della biodiversità. Per questo motivo, la Commissione incoraggia le autorità nazionali, regionali e locali, le organizzazioni non governative, le imprese, gli scienziati e i singoli cittadini a partecipare alla sensibilizzazione in vista del vertice delle Nazioni Unite sulla biodiversità (CoP 15).

CoP 15

Durante la CoP 15, le 196 parti della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica dovrebbero adottare un nuovo quadro globale per proteggere e ripristinare la natura, tanto necessario quanto l’accordo di Parigi incentrato sull’urgenza climatica. Dopo il vertice, il focus della coalizione per la biodiversità sarà sulle azioni coordinate con impatto tangibile volte a piegare la curva della per- dita di biodiversità.

D’altra parte, come spiega un rapporto del 2019 di Ipbes (piattaforma intergovernativa di politica scientifica sulla biodiversità e i servizi ecosistemici), la natura sta diminuendo a livello globale a tassi senza precedenti nella storia umana. Il tasso di estinzioni di specie sta accelerando, con un milione di specie in via di estinzione e con probabili gravi impatti sulle persone in tutto il mondo. Ciò significa che gli ecosistemi non sarebbero più in grado di sostenere l’umanità fornendo acqua, cibo, aria pulita e legname e che le loro funzioni sarebbero altamente compromesse.

La lettera dei Ministri

È anche per questi motivi che undici ministri dell’ambiente in ambito Ue (Austria, Danimarca, Finlandia, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia e Francia), di recente hanno inviato una lettera alla Commissione europea, chiedendo che le tematiche ambientali siano al centro della politica europea nella ripartenza post Covid-19.

I punti

  • “Il mondo sta affrontando una crisi senza precedenti, l’attenzione attualmente è concentrata sulla lotta alla pandemia, ma dobbiamo ricordarci che la crisi climatica ed ecologica perdura e che lo slancio nel combattere questa battaglia deve rimanere una priorità dell’agenda politica per una ricostruzione resiliente nel post Covid-19”;
  • “Accogliamo con grande favore che i Capi di Stato e di Governo il 26 marzo abbiano invitato la Commissione a iniziare a lavorare su un piano globale di ripresa dell’Ue che comprenda la transizione verde e la trasformazione digitale – spiegano – chiediamo alla Commissione di utilizzare il Green deal europeo quale quadro di riferimento per questo esercizio e quindi di continuare il percorso di attuazione delle iniziative ivi previste. Costituisce una nuova strategia di crescita per l’Ue, che offrirà bene ci volti sia a stimolare le economie e creare posti di lavoro sia ad accelerare una transizione verde in modo sostenibile ed economico”;
  • “Non dobbiamo cedere alla tentazione di mettere in campo soluzioni a breve termine in risposta all’attuale crisi, che rischiano di bloccare l’Ue in un’economia dei combustibili fossili per i prossimi decenni”;
  • “Dobbiamo invece rimanere determinati a innalzare il target al 2030 dell’Ue entro la ne di quest’anno, rispettando la tempistica stabilita dall’accordo di Parigi, e stimolando gli altri attori globali ad innalzare a loro volta le proprie ambizioni. In quest’ottica, siamo lieti che la Commissione sia sulla via giusta per presentare entro settembre 2020 una valutazione di impatto per elevare le ambizioni dell’Ue per il 2030 e tagliare le emissioni di gas a e etto serra tra il 50 e il 55% rispetto ai livelli del 1990”.

Che cos’è il Green deal

Il piano sulla salvaguardia della biodiversità rientra all’interno di un più ampio progetto europeo sul clima, denominato Green deal (ne abbiamo parlato nel numero di marzo di AboutPharma and Medical Devices).

Si tratta di un programma di interventi strategici che prevede una serie di misure complesse volte a sancire la neutralità climatica dell’Unione europea entro il 2050. Per realizzarlo, serviranno ingenti risorse economiche: secondo le stime realizzate dalla Commissione, si potrebbe arrivare a investire – tra pubblico e privato no a mille miliardi di euro nei prossimi dieci anni (circa cento miliardi ogni anno).

Gli obiettivi

L’obiettivo principale del “patto verde” è quello di fare dell’Unione un attore protagonista nella partita sul cambiamento climatico, cercando di limitare il riscaldamento globale a 1,5° C (secondo quanto previsto dagli accordi di Parigi del 2015).

“Il Green deal è la nostra nuova strategia per la crescita. Ci consentirà di ridurre le emissioni e di creare nuovi posti di lavoro” ha spiegato Ursula von der Leyen. Va detto che l’Unione europea sta già da tempo compiendo progressi nella lotta ai cambiamenti climatici. Tanto che, tra il 1990 e il 2018, le emissioni di gas serra sono diminuite del 23%, a fronte di una crescita economica del 61%.

I pilastri su cui si basa il piano dell’Unione sono due: la legge sul clima e il fondo per una transizione giusta. La prima è, di fatto, lo scheletro legislativo su cui si baseranno poi tutti i provvedi- menti che verranno messi in atto negli anni successivi. Il secondo rappresenta lo strumento finanziario tramite cui sostenere gli sforzi delle regioni europee più arretrate, nel passaggio verso un’economia sostenibile.

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