Con Covid-19 è arrivato il momento di puntare su trial clinici digitali e virtuali

La pandemia ha cambiato tutto. Nel mondo della ricerca clinica, è in atto un significativo cambio di paradigma: sempre più Cro e società farmaceutiche stanno valutando modalità alternative nella conduzione degli studi clinici. *IN COLLABORAZIONE CON EXOM GROUP

Covid-19 trial clinici

Le crisi sono rari periodi della storia in cui il bisogno stimola la ricerca di soluzioni innovative ed accelera le tempistiche per iniziare ad adottarle. Considerati gli enormi investimenti che l’industria delle scienze della vita fa nello sviluppo dei farmaci, non stupisce che tradizionalmente l’adozione di approcci e processi innovativi sia alquanto lenta. La pandemia Covid-19, però, ha cambiato tutto. Nel mondo della ricerca clinica, è in atto un significativo cambio di paradigma, poiché sempre più Cro e società farmaceutiche stanno valutando modalità alternative nella conduzione degli studi clinici (ad esempio, siteless, digitali, virtuali).

Gli effetti collaterali della pandemia: luci e ombre

La pandemia da Covid-19 ha generato delle conseguenze negative mai viste storicamente nella conduzione degli studi clinici, e sta presentando sfide senza precedenti per l’intero ecosistema della ricerca clinica e della sanità.

“Credo che l’industria farmaceutica sia a un punto di inflessione”, ha affermato Mary Varghese Presti, Vp, Life Sciences, Watson Health di Ibm. “L’impatto di Covid-19 sul sistema sanitario in generale servirà come catalizzatore involontario del cambiamento nell’industria farmaceutica. I sistemi sanitari sono al massimo della loro capacità. Ci sono preoccupazioni circa la sicurezza dei pazienti e degli operatori sanitari. Quindi, all’improvviso si verifica una situazione in cui, se si vuole far avanzare la ricerca clinica, è necessario iniziare a cercare modi alternativi per farlo. E la tecnologia è lì pronta per farlo”.

Gli studi clinici iniziati prima della pandemia sono stati in gran numero emendati o interrotti, quelli in partenza temporaneamente sospesi, mentre la comunità scientifica e le autorità regolatorie si sono affrettati ad avviare studi clinici per potenziali nuovi trattamenti Covid-19, molti dei quali condotti purtroppo in deroga ai requisiti della corretta metodologia della ricerca clinica e delle regole della buona pratica clinica.

L’ansia e le pressioni per ottenere rapidamente dati ed evidenze sull’efficacia dei vari trattamenti proposti per la cura e prevenzione della pandemia ha generato l’attivazione di molti studi di scarsa valenza clinica, senza gruppi di confronto, con dati non controllati e risultati contradditori che molto spesso generano false aspettative sia nell’opinione pubblica sia nei decisori politici.

Nel tentativo di garantire comunque i requisiti minimi di qualità, recentemente, sia la Fda sia l’Ema pur allentando le normative, hanno incoraggiato i promotori a trarre vantaggio da quelle tecnologie digitali che hanno un impatto positivo sia sulla conduzione dello studio sia sulla sicurezza del paziente.

Trial clinici, la sicurezza dei pazienti prima di tutto

Mediante un sondaggio lanciato il 26 marzo 2020, Greenphire, un fornitore di soluzioni finanziarie per gli studi clinici, ha chiesto al personale dei centri sperimentali in tutto il mondo come le loro attività fossero state colpite dalla pandemia. Il 70% dei 1.700 intervistati hanno indicato che, per sostenere i pazienti che non riescono a raggiungere il centro clinico a causa della distanza sociale, stanno facendo leva sulla tecnologia per controllare i pazienti a domicilio (visite virtuali / telemedicina).

Rendere uno studio “centrato sul paziente” non è mai stato così imperativo come in questo momento. Ad esempio, i pazienti che utilizzano i sistemi ePro sono più propensi a partecipare a uno studio e aderire alle procedure richieste, se possono utilizzare i propri dispositivi (ad esempio, un approccio Byod). Non è sufficiente definire quali parametri misurare e attraverso quale dispositivo. È altrettanto importante capire come un paziente interagisce con il dispositivo e come queste attività si inseriscono nella sua vita quotidiana. I pazienti si aspettano che queste tecnologie abbiano la stessa facilità di utilizzo e generino la stessa esperienza di quando, per esempio, fanno una videochiamata, ordinano un prodotto via internet o registrano su un dispositivo i dati sul loro movimento giornaliero.

Aumentare l’uso della tecnologia per ridurre le visite al centro

Le soluzioni tecnologiche impiegate durante la pandemia a scopo di mitigazione urgente o di contingenza, indirizzano la prospettiva di un utilizzo regolare anche in un mondo post-pandemico al fine di superare l’attuale modello di esecuzione degli studi clinici che è ancorato al centro clinico e alle visite periodiche in loco per i pazienti e i monitor.

Come discusso precedentemente in molti casi le visite dei pazienti al centro possono essere facilmente sostituite con un monitoraggio da remoto mediante piattaforme di telemedicina, mentre la tradizionale attività di monitoraggio svolta al centro può essere sostituita con una visita di monitoraggio virtuale da remoto durante la quale si possono comunque verificare sia i dati originali alla fonte, sia lo stato della documentazione nel file del centro e sia infine lo stato del farmaco sperimentale.

La verifica dei dati da remoto

Per quanto riguarda la verifica da remoto dei dati sorgente (rSdv), anche in base alle linee guida emmesse dall’Ema e dall’Fda, questa è possibile qualora vengano rispettate una serie di condizioni relative sia alla sicurezza della piattaforma digitale utilizzata, sia al rispetto dei diritti del malato. In particolare:

  • la rSdv dovrebbe concentrarsi sul controllo di qualità dei dati critici come i dati di efficacia primaria e i dati importanti per la sicurezza.

  • la rSdv delle cartelle cliniche dei pazienti nell’Unione Europea può avvenire solo da un luogo di monitoraggio (remoto) all’interno dell’Unione, senza alcun collegamento con paesi terzi.

  • il promotore dopo aver consultato il proprio responsabile della protezione dei dati (Dpo) deve verificare con lo sperimentatore principale (Pi) di ogni centro se l’Sdv da remoto è fattibile e gestibile per quel centro. Una volta fatta questa verifica dovrà poi chiedere il parere del Dpo del centro clinico dove si svolge lo studio.

  • Il promotore dello studio o la Cro se propretaria della piattaforma per l’ rSdv, deve avere una Procedura operativa standard (Sop) specifica e se soggetto al regolamento del Gdpr, anche un documento (Dpia) sulla valutazione di impatto sulla protezione dei dati del paziente, durante la verifica dei dati clinici da remoto,

  • se lo sperimentatore principale, in consultazione con il proprio responsabile della protezione dei dati, conferma per iscritto il proprio consenso alla Sdv da remoto, prima di procedere, occorre che tale procedura sia approvata dal Comitato etico e/o dall’ Autorità competente, ove richiesto. Per questo motivo si raccomanda di descriverla anche nella sezione “monitoraggio” del protocollo di studio.

  • la possibilità di usare anche la modalità di rSdv deve essere riportata chiaramente nel modulo del consenso informato regolarmente firmato dal paziente prima di essere arruolato nello studio

  • il personale del centro e i monitor devono essere adeguatamente formati sul processo di Sdv a distanza.

  • Il personale del centro deve creare copie pseudonimizzate e mascherare qualsiasi informazione confidenziale non necessaria e non correlata allo studio. Le copie devono poi essere certificate elettronicamente, secondo le modalità previste dalle Gcp.

  • L’esecuzione dell’Sdv remoto da parte del monitor del centro deve avvenire in tempi molto brevi (3-5 giorni max) e deve prevedere l’impossibilità di scaricare o stampare i documenti.

L’applicativo usato per la rSdv deve essere validato secondo i requisiti delle Gcp e della Csv, deve prevedere un sistema di tracciamento delle attività eseguite (audit trail) , utilizzare una connessione internet sicura ed avere un controllo degli accessi.

  • Al termine dell’attività di verifica dei dati sorgente da remoto, e dopo che il monitor ha provveduto alla cancellazione dei documenti pseudonimizzati, il sistema deve generare un certificato che attesti l’avvenuta cancellazione dei documenti oggetti della verifica. Tale certificato deve essere poi archiviato nel file del centro.
  • Quando il monitor si reca al centro per una visita di monitoraggio tradizionale deve verificare che i documenti visionati durante la rSdv siano effettivamente quelli relativi al partecipante allo studio con il codice fornito.

L’implementazione nello studio di un sistema documentale elettronico (eTmf/eIsf) consente la verifica dei documenti da remoto in maniera continua e regolare a prescindere dall’effettuazione della visita di monitoraggio al centro, garantendo così un livello di completezza e accuratezza del file, impossibile da ottenere con un approccio tradizionale.

Infine anche la distribuzione, l’assegnazione, la contabilità e la compliance al trattamento sperimentale è altrettanto possibile da remoto mediante opportune piattaforme digitali.

L’evoluzione verso una sperimentazione decentralizzata

Visto il maggior numero di tecnologie a disposizione applicabili nella gestione degli studi clinici che si sono dimostrate efficaci e approvate dalle autorità regolatorie è probabile che l’industria si concentri maggiormente su modelli di studi decentralizzati che consentono procedure e visite da distanza.

In una dichiarazione del gennaio 2019 l’allora Commissario dell’Fda, Scott Gottlieb, sosteneva: “Gli studi clinici pragmatici e ibridi, compresi gli studi decentralizzati che incorporano i dati del mondo reale (Rwe) – possono aiutare gli studi clinici a diventare più agili ed efficienti riducendo gli oneri amministrativi per i promotori e per coloro che gestiscono gli studi, e possono permettere ai pazienti di ricevere i trattamenti previsti da fornitori vicino alla loro abitazione, senza compromettere la qualità dello studio o l’integrità dei dati che vengono raccolti”.

Conclusioni

I dati, ovviamente, sono al centro dello studio clinico. Ma il semplice fatto di avere più dati non è la soluzione. I dati sono preziosi solo se si dispone delle tecnologie, dei processi e dei sistemi che possono sfruttarli per ridurre i tempi e i costi di sviluppo. Occorre gestire i dati in modo da raccoglierli e poi analizzarli in tempo reale e in maniera inferenziale e predittiva. Disporre di metriche aggiornate consente un approccio risk sased e data driven nella gestione dello studio.

La visualizzazione dei dati nel corso dello studio rappresenta un modo accessibile per vedere e comprendere le tendenze, gli outlier e i modelli nei dati e per prendere le opportune decisioni. Solo gli advanced analytics e il machine learning consentono di sfruttare al meglio il valore della grande quantità di dati provenienti da fonti diverse e far sì che gli studi clinici digitali o virtuali siano più veloci, centrati sul paziente, di qualità superiore e meno costosi.

Infine, dobbiamo prendere coscienza che gli studi digitali e virtuali e gli advanced analytics non sono un obiettivo per il futuro, ma una realtà concreta di oggi con anche una solida dimostrazione di applicabilità, generalizzabilità e di benefici significativi.

Homepage rubrica:  Presente e futuro della ricerca clinica digitale

 A cura di Exom Group